È di qualche giorno fa la notizia della sentenza della Corte di Cassazione, secondo cui la parola frocio è un insulto. La Cassazione, infatti, sostiene che per la “stragrande maggioranza degli italiani” riferirsi a qualcuno definendolo “frocio”, equivale a una diffamazione e non si può sostenere che la “coscienza sociale” è cambiata e accetta di buon grado questo epiteto come se non avesse alcun “carattere ingiurioso”

Come si è arrivati a questa sentenza? Grazie a due personaggi leghisti: Efe Bal, donna transgender impegnata nella lotta per la regolarizzazione della prostituzione, e un altro politico locale del Carroccio.

IL CASO EFE BAL: GLI INSULTI OMOFOBI, LA DENUNCIA E LA SENTENZA

La vicenda ha inizio nell’estate 2015 quando la modella si è pronunciata contro l’uomo, accusandolo su Facebook di aver avuto rapporti sessuali con lei e appellandolo con termini dispregiativi quali “frocio” e “schifoso”. L’uomo, sentendosi ferito, ha proceduto per via legali.

Senza successo, dopo le condanne di primo e secondo grado, Efe Bal aveva deciso di appellarsi alla Corte di Cassazione sostenendo che le parole utilizzate “avrebbero ormai perso, per l’evoluzione della coscienza sociale, il carattere dispregiativo”.

La Corte non era dello stesso parere. “Le suddette espressioni – afferma la Corte di Cassazione con la sentenza 19350 – “costituiscono il oltre che chiara lesione dell’identità personale, veicolo di avvilimento dell’altrui personalità e tali sono percepite dalla stragrande maggioranza della popolazione italiana, come dimostrato dalle liti furibonde innescate, in ogni dove, dall’attribuzione delle qualità sottese alle espressioni di cui si discute e dal fatto che, nella prassi, molti ricorrono, per recare offesa alla persona, proprio ai termini utilizzati dall’imputato”

La donna è stata condannata ad un risarcimento di oltre 30,000 euro.

IL PARADOSSO DELLA LEGA: CONTRO IL POLITICAMENTE CORRETTO FINCHÉ NON LI TOCCA

Il paradosso di tutta questa vicenda, però, è che allo stesso tempo il leader del suo partito applaudiva il discorso di Pio e Amedeo, secondo cui alla parola “f****o” bisogna solamente ridere e andare avanti.

Per non parlare di come molte personalità del Carroccio piangono contro il politicamente corretto, sostendendo proprio che impedirà loro di usare la parola frocio liberamente – con “liberamente” si intende “con l libertà di usarlo per offendere e discriminare”.

Non poteva semplicemente ridere e andare avanti, anziché scomodare la Corte di Cassazione per enunciare l’ovvietà e dare ulteriore prova che il DDL Zan è una cosa che serve anche per difendersi da episodi come questi?

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