La fine dell’anno si avvicina, e con questa anche il compimento della Brexit. L’anno di transizione cominciato con l’uscita ufficiale del Regno Unito dall’Unione europea – il 31 gennaio 2020 – sta volgendo al termine e l’accordo non è ancora stato definito. I negoziati sono in fase di stallo da mesi e la situazione lascia presagire un’uscita senza accordo commerciale. Ieri il premier britannico ha fatto sapere che darà tempo all’Ue fino al Consiglio europeo del 15 ottobre per trovare un compromesso, altrimenti la separazione avverrà senza accordo. Comunque “un buon risultato” secondo Boris Jonhson.

Il nuovo round di negoziati – uno degli ultimi – è cominciato ieri. Le due parti non riescono ad accordarsi su alcuni temi importanti e la pandemia non ha facilitato il dialogo. Secondo il premier britannico, l’uscita senza accordo farebbe prosperare il Regno Unito, contrariamente al pensiero di molti analisti e all’andamento della sterlina che ha registrato qualche perdita nella giornata di ieri. In quel caso i rapporti commerciali tra Londra e Bruxelles sarebbero regolati dal World Trade Organization (Wto), ovvero l’organizzazione mondiale del commercio.

Johnson ha anche annunciato che riformerà il mercato interno con l’Internal Market Bill, violando alcuni dei punti del Withdrawal Agreement, l’accordo che si cerca di definire nel dettaglio firmato alla fine dello scorso anno. Tra i punti a rischio ci sarebbe anche la questione delicata del confine tra Irlanda e Irlanda del Nord. Questo annuncio potrebbe essere soltanto una strategia per fare pressione sull’Unione europea perché allenti le sue pretese. Se così non fosse, il Regno Unito violerebbe deliberatamente un accordo firmato in precedenza e il risultato sarebbe una perdita di autorità sul piano internazionale.

L’Europa non sembra intenzionata a cedere terreno al Regno Unito. La presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, ha scritto su Twitter che il Regno Unito dovrebbe rispetta l’accordo già firmato, un obbligo per il diritto internazionale e un requisito necessario per aprire la strada a qualsiasi collaborazione. La presidente ha poi sottolineato che la questione del confine tra Irlanda e Irlanda del Nord “è essenziale per proteggere la pace e la stabilità dell’isola e del mercato unico” e che la Ue ha fatto “numerose proposte costruttive per sbloccare i negoziati”. Mancano 37 giorni al 15 ottobre e il clima è tutt’altro che favorevole. L’accordo tra Ue e Regno Unito sembra – infatti – una possibilità che si sbiadisce ogni giorno un po’ di più.

 

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Crediti foto: LaPresse