Rabat (Marocco)Omar Radi, celebre giornalista marocchino noto per i lavori di inchiesta sull’operato delle autorità marocchine, è stata condannato a sei anni di prigione. L’accusa è quella di violenza sessuale, dopo che una donna lo ha accusato di stupro il 25 luglio dell’anno scorso.

Un’accusa da cui lui ha sempre cercato di difendersi, sostenendo che i rapporti fossero consensuali con colei che definisce “un’amica”. La sentenza arriva pochi giorni dopo la condanna a cinque anni per Souleiman Raissouni, anche lui giornalista dissidente e condannato per lo stesso reato. Raissouni ha addirittura avviato uno sciopero della fame per protesta.

OMAR RADI, IL PRIMO ARRESTO NEL 2019 E IL CASO PEGASUS

Il primo arresto di Omar Radi risale al 26 dicembre 2019 per aver criticato su Twitter un giudice. Quest’ultimo aveva inflitto una condanna carceraria pesante ad un militante del Hirak del Rif. Rilasciato su cauzione, Radi viene rilasciato su cauzione il 31 dicembre, ma torna in tribunale quattro mesi dopo e incarcerato per oltraggio al magistrato.

Nel mese di giugno 2020 emerge un rapporto di Amnesty International. Nel rapporto si denuncia lo stato di stretta sorveglianza di Radi da parte del governo marocchino con il sistema spyware Pegasus, offerto dall’azienza israeliana NSO Group.

Realizzato con l’intento di contrastare il terrorismo e la criminalità, dall’inchiesta di un consorzio dei giornalisti è emerso che invece diversi governi utilizzavano lo spyware Pegasus per tenere sotto controllo i dissidenti. In particolare il sistema possedeva dati sensibili di oltre 50,000 persone, tra cui oltre 180 giornalisti nel mondo.

Per quanto riguarda il Marocco, i giornalisti in questione sono oltre a Radi: Omar Brouksy, Hicham Mansouri, Taoufik Bouachrine, Aboubakr Jamai, Maria Moukrim, Ali Amar, oltre a Soulimane Raissouni.

LA STRUMENTALIZZAZIONE DELLE ACCUSE SESSUALI DA PARTE DI RABAT

Diverse associazioni che lottano per i diritti umani hanno accusato il governo marocchino di strumentalizzare le accuse di crimini sessuali nei confronti dei giornalisti dissidenti per non ricevere pressioni internazionali.

Di fatto, tutti i giornalisti che hanno osato criticare il governo marocchino sono tutti incarcerati per crimini sessuali: Radi e Raissouni per stupro, così come il giornalista Taoufik Bouachrine; la nipote di Raissouni, la giornalista Hajar Raissouni, per “aborto illegale” e “oltraggio al pudore”.

Il Marocco ha inasprito le pene per i crimini sessuali solamente negli ultimi anni – fino a pochi anni fa nel Regno era ancora in vigore il matrimonio riparatore, con cui lo stupratore evitata il carcere sposando la sua vittima. Un inasprimento che però ha coinvolto quasi solo dissidenti politici.

crediti foto: LaPresse

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