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MariaSofia Federico torna virale con l’antinatalismo
MariaSofia Federico torna virale con l’antinatalismo. La CC romana prende una filosofia di nicchia e la trasforma in una macchina da ragebait, mixando ecoansia, vittimismo generazionale e una versione semplificata del pessimismo leopardiano. La formula piace ai giovanissimi e fa infuriare i boomer
Dopo un periodo in cui la Federico non riusciva più a bucare la bolla che si era costruita, torna ora virale sui social grazie alla sua “conversione” alla filosofia antinatalista, filosofia scarsamente nota in Italia e da sempre ai margini del dibattito accademico. Grazie ad una serie di reel ragebait e alla sua rodata capacità di bucare lo schermo, la Federico è riuscita a trasformare un argomento di nicchia in un dibattito collettivo su Instagram/TikTok. Vediamo che succede
Born to be wild
MariaSofia Pia Federico è una content creator romana classe 2005, balzata alle cronache nazionali per aver partecipato all’edizione 2021 della trasmissione RAI “Il collegio”, per poi costruirsi una carriera sui social come attivista e creatrice di contenuti per adulti. Diventata celebre per sue posizioni radicali contro la depilazione, il consumo di prodotti d’origine animale e per l’esaltazione del lavoro della sex worker, ha alternato periodi d’intensa esposizione ad altri in cui si è trovata rinchiusa nella bolla social da lei stessa creata, cioè quella degli attivisti per i diritti animali e del tranfemminismo più battagliero. Da qualche mese non si sentiva più parlare di lei, fino a quando ha iniziato a postare una serie di contenuti antinatalisti come “Fare figli è un atto disgustoso” e “Se a tuo figlio viene il cancro è colpa tua”, che hanno attirato su di lei l’attenzione di utenti poco interessati ai problemi di depilazione e dei diritti degli animali da allevamento.
Antinatalismo che?
Prima di vedere come la Federico declina la filosofia antinatalista nei suoi reel, partiamo da una definizione di questa corrente di pensiero. Sostanzialmente l‘antinatalismo considera una male la nascita di nuova vita (umana, animale, vegetale) e ritiene quindi un atto malvagio scegliere di procreare. L’antinatalismo è una forma di pensiero antica, collegata fino a tempi recenti a posizione religiose radicali (manicheismo, catarismo, buddhismo del piccolo veicolo) per poi svincolatasi dall’abbraccio del sacro con la modernità, con autori celebri come Leopardi, Schopenhauer, Caraco, Cioran. Ha avuto un brevissimo momento di fortuna pop con la prima stagione di “True Detective” (2014), in cui il personaggio del detective Rustin Cohle si ispira all’antinatalismo di Thomas Ligotti, celebre romanziere horror statunitense contemporaneo.
La versione social del pessimismo cosmico
L’antinatalismo è una filosofia complessa, che tratta temi come la storia della civiltà, la metafisica, la critica della scienza e simili, un pensiero troppo complicato per i tempi stringati di un reel. La Federico quindi ha compiuto un’operazione scaltra: ha eliminato la parte riguardante la scienza, la storia, la metafisica, e ne ha tenuto gli argomenti morali, declinandoli però in modo da urtare il pubblico occasionale. In pratica cosa significa? Niente fini disquisizioni su presunte divinità malvage o forze metafisiche che ingannano l’uomo spingendolo alla copula, ma una serie di reel in cui con aria angosciata parla della sua paura della morte e della malattia, causate dall’egoismo dei genitori che l’hanno messa al mondo. A questo si aggiungono reel in cui l’antinatalismo si mischia con l’ecoansia, cioè con la paura del cambiamento climatico, argomento molto caro ai giovanissimi. Il linguaggio e l’estetica dei reel punta ad intercettare un pubblico Gen Z/Gen Alpha, sapendo bene che questo viene raggiunto grazie all’indignazione (e quindi all’engagment) prodotto dai più anziani, furiosi di fronte a quelli che etichettano come deliri da depressa.
E’ sempre colpa dei boomer
Il vero colpo di maestra però è stato il fondere l’antinatalismo come l’onnipresente (e sempre virale) polemica contro i boomer. La Federico infatti ha compreso che uno dei punti forti dell’attivismo contro il cambiamento climatico è il suo puntare sullo scontro generazionale, dato che i giovani accusano i boomer di aver saccheggiato e distrutto il pianeta rendendolo invivibile per le nuove generazioni. L’antinatalismo storicamente non si è mai occupato di scontri generazionali (condanna tutte le generazioni e le età in egual modo), però è possibile declinarlo in questo senso se si attribuisce la colpa delle nascite agli adulti, che per egoismo e cecità continuano a volersi riprodurre nonostante questo generi traumi, sofferenze e angosce ai più giovani. L’antinatalismo si fonde quindi con il vittimismo generazionale, un evergreen dei social.
Attivismo e pessimismo
Ma se la Federico ha scoperto che vivere è male, passa le giornate angosciata del cambiamento climatico e dalla paura di morire, perché continua a fare reel sui propri contenuti OF, i diritti degli animali e il transfemminismo? Cercare una coerenza filosofica in questo ha poco senso, quando la spiegazione ce la offre il marketing: l’antinatalismo le apre nuove opportunità di notorietà e guadagno, ma la community che fino ad ora l’ha sostenuta economicamente non può essere abbandonata, anche perché è un bacino molto più ampio e disposto all’acquisto di prodotti sponsorizzati di quello che è possibile fidelizzare con posizioni che schifano la vita e la riproduzione.
Chi si ferma perde followers
E’ difficile dire quanto durerà il periodo di reel antinatalisti della Federico. Poco importa che sia convinta o meno di quanto sostiene, la filosofia di cui è diventata il volto pubblico sui social è perfetta per generare engagment nel breve periodo, ma già nel medio soffre di una serie di problemi irresolubili: la ripetitività, la scarsa attratività commerciale (difficile che qualche brand voglia legarsi all’idea di disgusto per la vita), l’attrarre una community di persone più interessate al filosofare che non all’acquisto dei prodotti. Detto questo, la giovane CC romana ha però compiuto qualcosa che sembrava impossibile: portare una filosofia di nicchia a diventare virale, costringere decine di migliaia di persone a discutere animatamente sui social di tesi solitamente relegate ad una paginetta nei manuali di filosofia delle superiori.
E scusate se è poco.