In Libano da alcune settimane si sono particolarmente infiammate le proteste dovute alla forte crisi economica. Ieri, mercoledì 7 aprile, è stato organizzato un imponente sciopero, principalmente sostenuto dalla categoria dei trasportatori. Camionisti e autisti di mezzi pubblici si sono riuniti nelle principali città del Libano (Tripoli a nord, Sidone a sud, passando per la capitale Beirut) per protestare contro l’aumento esponenziale del prezzo del carburante, le ingenti tasse automobilistiche, il caro prezzi dei pezzi di ricambio e la frequente assenza di benzina alle stazioni di rifornimento.
Il giorno precedente, l’Associazione nazionale dei trasportatori aveva smentito la propria partecipazione allo sciopero, deludendo le aspettative di molti. Tuttavia già dalle prime ore della mattina di mercoledì la partecipazione alla protesta dei camionisti e degli autisti di minivan risulta evidente.
Da almeno un anno e mezzo il Libano sta vivendo la peggiore crisi economica degli ultimi decenni, tanto che anno scorso lo stato aveva formalmente dichiarato il fallimento del sistema finanziario. La situazione è stata fortemente aggravata poi dalla pandemia e dall’enorme esplosione che anno scorso ha devastato il quartiere portuale di Beirut.
La classe media, un tempo spina dorsale del paese, ora è praticamente scomparsa. Dal punto di vista dei servizi, scarseggiano elettricità, benzina, medicinali, mentre tutti i beni salgono vertiginosamente di prezzo.
Secondo l’Onu ormai metà della popolazione libanese è sotto la soglia di povertà, e la situazione richiede forti aiuti esteri.

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Foto: LaPresse


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