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Beirut: critica la situazione dopo le esplosioni

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Esplosione Beirut

Il 4 agosto a Beirut, capitale del Libano, un pomeriggio già insolito per la reintroduzione di misure più rigide contro il Covid-19 è stato ulteriormente sconvolto da due violente esplosioni provenienti dal porto. Le immagini apocalittiche ricordano quelle della guerra civile, sebbene il crollo di gran parte degli edifici del quartiere sia avvenuto in pochi istanti. La colpa sarebbe di un enorme deposito di 2.750 tonnellate di nitrato d’ammonio, una sostanza esplosiva utilizzata in agricoltura come fertilizzante, che la polizia libanese aveva confiscato nel 2013 ai contrabbandieri senza che venisse preparata per lo smaltimento. Convocato il Consiglio di difesa, e dichiarato lo stato d’emergenza per due settimane, il presidente Michel Aoun ha definito inaccettabile la negligenza di chi avrebbe dovuto smaltire il materiale confiscato quasi sette anni prima, assicurando che i responsabili pagheranno il fio.

le possibili cause

radicali le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che parla di atto doloso di stampo terroristico, opinione smentita dalle autorità libanesi. La causa dell’innesco sarebbe da ricercare in alcuni lavori di saldatura ai container attigui.

Dopo l’esplosione, a preoccupare le autorità libanesi è il gas rilasciato nell’aria di Beirut, la cui tossicità viene studiata in questi giorni dall’Università Americana presente nella capitale libanese.

la risonanza internazionale

Numerosi i capi di stato esteri che hanno espresso telefonicamente la propria vicinanza al popolo libanese; domani il presidente francese Emmanuel Macron  visiterà la città per incontrare tutte le autorità locali, mentre Erdogan ha promesso aiuti umanitari dalla Turchia.

una situazione già critica

Il tragico evento, che ha causato la morte di 100 persone, con più di 4.000 feriti e un centinaio di dispersi, ha aggravato una situazione già critica in Libano, dove da pochi giorni le misure di contenimento per l’epidemia di cov-sars-2 sono tornate ad essere più restrittive in risposta all’aumento dei contagi giornalieri, e dove una crisi economica senza precedenti attanaglia il paese, che produce poco e importa quasi tutto ciò che consuma.

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Crediti immagine: LaPresse