I migranti a Lesbo hanno iniziato a protestare dopo la quarta notte passata all’addiaccio. Cinque giorni fa un incendio ha distrutto parte del campo di Moria, lasciando migliaia di profughi senza tetto. Già due giorni dopo le richieste d’aiuto iniziavano a farsi più chiassose, quando gli sfollati hanno invaso la strada in attesa di un aiuto di emergenza atteso con trepidazione.

Promesse disattese

Vista l’emergenza, è stato allestito un traghetto su cui vivrà parte dei profughi, e già due navi della Marina hanno offerto alla bisogna la propria disponibilità di posti letto, mentre per gli altri arriveranno presto tende da montare a Moria, come ha promesso il viceministro greco con delega all’immigrazione, Giorgos Koumoutsakos.  

A molti mancavano addirittura i generi di base, e dormivano all’aperto, così hanno deciso di scappare nella notte tra martedì e mercoledì e di raggiungere la strada che collega Moria al porto di Mytilene, da cui il carico sarebbe arrivato.

Ma ieri la protesta è stata ben più aspra. Dopo la quarta notte con più di 11.000 persone all’addiaccio, sono iniziati gli scontri con la polizia, che ha lanciato gas lacrimogeni contro i profughi.

l ministro greco per le migrazioni Giorgios Koumoutsakos ha parlato di una “tripla sfida” per il governo nella gestione del problema: “salute pubblica, ordine pubblico e sicurezza nazionale”.

Gesti di solidarietà

Intanto l’Onu, attraverso le parole del segretario generale Antonio Guterres ha invitato gli altri stati a un atto di solidarietà, per aiutare la Grecia nell’emergenza. Francia e Germania sembrano aver accolto l’invito, con la promessa che i paesi dell’Ue ospiteranno 400 rifugiati minorenni. L’Austria però si schiera subito contro, come annunciato dal cancelliere Sebastian Kurz in un videomessaggio pubblicato su Facebook.

 

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Crediti Foto: LaPresse

TAG:
emergenza Grecia profughi protesta

ultimo aggiornamento: 13-09-2020


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