Dai duetti con Mango e Dalla ai due Festival di Sanremo con cui ci lasciò senza fiato: ricordiamo Irene Fargo a pochi giorni dalla sua morte

Chi non si ricorda di Irene Fargo, la cantante con gli occhialoni tondi e neri? Nei primi anni ’90 sfiorò per ben due volte consecutive la vittoria al Festival di Sanremo con due hit colte che ci lasciarono senza fiato: “La donna di Ibsen” e “Come una Turandot”.

Voce melodiosa e potente, femminilità dolce e garbata. Tutti segni di riconoscimento di una cantante che bussò all’olimpo delle grandi interpreti della canzone italiana, riuscendo ad entrare in punta di piedi nel cuore di molti ascoltatori. Eppure, pur avendo i requisiti per diventare una delle cantanti più famose e importanti d’Italia, non sfondò mai. Cosa andò storto?

Quando l’indie pop e i talent show non dominavano la discografia italiana si respiravano ancora talenti solidi e cristallini, come appunto quello indissolubile, mal sfruttato e decisamente sottovalutato, se non del tutto ignorato, di Flavia Pozzaglio, ceduta alla storia con il nome d’arte Irene Fargo.

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A pesare sulla carriera, partita a razzo, sicuramente una vita sfortunata. Tra le vicissitudini negative che più hanno compromesso il consolidamento della sua popolarità l’esclusione al Festival di Sanremo del 1993 dopo due anni da primadonna nella categoria Novità e successivamente – secondo quanto svelato dalla stessa a Chi l’ha visto e a Pomeriggio Cinque, gli abusi del marito violento, da cui ha avuto due figlie, Eleonora e Isabella.

Il debutto sanremese è datato 1991, quando con la canzone “La donna di Ibsen”, ispirata al dramma “La donna del mare” del norvegese Henrik Ibsen, si piazza al secondo posto, alle spalle di Paolo Vallesi. Nel 1992 è volta di “Come una Turandot”, brano con cui fa rivivere il mito della Turandot di Giacomo Puccini, classificandosi nuovamente seconda, ad un passo dal primo posto del duo composto per l’occasione da Francesca Alotta e Aleandro Baldi. A firmare la sua ascesa al successo il produttore, compositore e musicista palermitano Enzo Miceli, lo stesso che le diede il nome d’arte e che da lì a poco si sarebbe occupato del lancio di Daniele Silvestri.

Nel 1993 è Fio Zanotti che subentra alla produzione puntando ad una svolta di interprete pura con il coinvolgimento dei Pooh, ovvero Roby Facchinetti e Valerio Negrini in qualità di autori e Dodi Battaglia come chitarrista. Il brano “Non sei così” su cui il team punta è però troppo debole e non rientra nella rosa dei Campioni ufficiali di Sanremo 1993, facendo così scivolare Irene nella lunga lista delle meteore della canzone italiana.

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IRENE FARGO canta LA DONNA DI IBSEN

Per rimanere a galla si sfrutterà in seguito la popolarità raggiunta per una serie di partecipazioni a programmi televisivi, sia Rai, come Domenica In per le prime due edizioni di Mara Venier e Estate con Noi di Paolo Limiti, che la vedranno in entrambi i casi nel cast fisso, nonché il Cantagiro, in cui ottiene il terzo posto davanti a Biagio Antonacci e Michele Zarrillo, sia Mediaset, a partire da quelli condotti da Mike Bongiorno, ovvero Viva Napoli e il Festival Italiano.

Il solido talento vocale e recitativo le aprirà anche le porte dei musical: sarà Maryanne (ne Il ritratto di Dorian Gray), la monaca di Monza (ne I promessi sposi), la viceregina di Napoli (in Masaniello) e Carmian (in Cleopatra). Cantante e attrice di teatro dunque, che ebbe anche il privilegio di finire sotto l’ala protettiva di Lucio Dalla. Il grande cantautore bolognese, incantato dalla sua vocalità, la volle al suo fianco per alcuni importanti eventi in beneficienza come la “Festa del mare e delle stelle”: assieme cantarono “La sera dei miracoli”, un incontro magico a cui ha fatto seguito, ahimè, l’omaggio postumo di Irene in versione solista con la reinterpretazione di “Caruso”.

Tra le sue performance canore più rilevanti si annoverano anche i duetti con Mango in una puntata di Domenica In sulle note di “Oro”, “Lei verrà” e “Mediterraneo”, le superbe esecuzioni di “Fado Portugues” e “La vie en Rose”, incise per l’album “Insieme” del 2005,  e dulcis in fundo l’inno di Mameli, in occasione della partita di calcio Malta-Italia del 2013, valida per le qualificazioni ai mondiali di Calcio. Tra i singoli di maggior successo spiccano – oltre alle due hit sanremesi che richiamano la sua passione per l’arte, il teatro e l’opera – anche il remix di “Ugo”, “Le Ragazze al Mare”, “Sabbia d’Africa”, presentata al Festivalbar, e “Nel mio amore”, motivo principale dell’omonimo film della scrittrice Susanna Tamaro.

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Irene Fargo avrebbe compiuto 60 anni il prossimo 1 novembre. Non sono state rese note le cause della morte, ma pare abbia combattuto a lungo contro una grave malattia a Chiari, il paese in provincia di Brescia dove viveva, a pochi chilometri dal comune di nascita, Palazzolo sull’Oglio.

Dopo la notizia della sua scomparsa, avvenuta nella giornata del 1 luglio, sui social non è mancato il cordoglio di diversi amici e colleghi. Queste le parole di Renato Zero: «Cara Irene, so che sei andata via. Il mondo è più vuoto e triste adesso. Ma dove andrai ci sarà sole sempre. Tante anime immacolate come la tua che ti accoglieranno. Tu da lì potrai vederci e magari alleviarci il dolore della tua assenza. Io ti penserò e farò in modo che la mia musica ti arrivi e ti tenga compagnia! Arrivederci tesoro».

IRENE FARGO canta COME UNA TURANDOT

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