Le classifiche di tutto il top, e il flop, visto e ascoltato nella storia del Festival di Sanremo

Dalle canzoni più ironiche alle più criticate, da quelle ‘a luci rosse’ a quelle passate inosservate, dalle meteore alle alternative, ma anche dai look peggiori visti all’Ariston alle scenografie più suggestive, fino ai cantanti plurititolati e quelli plurivincenti. Una classifica al giorno, da oggi e fino al 4 febbraio, per accompagnarvi al prossimo Festival di Sanremo all’insegna del sorriso e del ricordo, facendovi tornare alla mente brani indimenticabili e altri dimenticabilissimi, a partire proprio da quelli di oggi, ovvero un’attenta e accurata (e volutamente incompleta!) selezione di cinque tra i brani peggiori sentiti in quasi 70 anni di Festival dei fiori.

Le peggiori

1 – “Italia amore mio”, 2010 – Pupo, Emanuele Filiberto, Luca Canonici

Un inno all’Italia che più banale non si può, infarcito di luoghi comuni agghiaccianti, usciti dalle bi-penna di Pupo ed il Principe mai stato Principe, con il ritornello ridondante “sì, stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio Italia amore mio”. Impresentabili

2 – “Tu tu tu tu”, 1993 – Alessandro Canino

Alessandro Canino nel 1993 prova a bissare il successo dell’agghiacciante “Brutta” dell’anno precedente, ma incappa in questa “Tu tu tu tu”,  canzoncina sconsigliabile ai diabetici per eccesso di glucosio con mirabili passaggi come “tutututu cuore occupato che a quest’ora resterò nel tuo pigiama, bottone innamorato”. Per gli amanti del trash consigliabile il video girato tra un autoscontro di un luna park deserto, probabilmente della Barbagia, e una sorta di zattera che naviga in un insano e anonimo affluente del Po. Il regolamento che esclude nove canzoni dei ‘big’ che saranno semplicemente etichettate come ‘non finaliste’ gli evita un ultimo posto certo nella finalona del sabato sera. Graziato.

3 – “Voglio andare a vivere in campagna”, 1995 – Toto Cutugno

Stanco di secondi posti e di complimenti (spesso meritatissimi), nel 1995 Cutugno si ribella e scrive “Voglio andare a vivere in campagna”, il brano più brutto della sua infinita produzione da autore e cantautore, che riesce incomprensibilmente a mettersi alle spalle addirittura tre brani, giungendo 17esimo. Rimarrà nell’orecchio di tanti, ma noi preferiamo di gran lunga ricordare il Toto di città. Disorientato.

4 – “Il babà è una cosa seria”, 1989 – Marisa Laurito

Nell’agghiacciante 1989 di “Vasco” e “Stella”, si iscrive alla classifica delle canzoni dimenticabili (e per molti fortunatamente dimenticate) anche Marisa Laurito. Per l’attrice napoletana che gioca a far la cantante “Il babà è una cosa seria”. Il babà sì, sarà serio. La canzone, meno. Profanatrice!

5 – “Brutta”, 1992 – Alessandro Canino

Difficile entrare con un ‘due su due’ nella categoria delle peggiori canzoni festivaliere, eppure il buon Alessandro Canino riesce nell’intento, e pure senza affanni. “Brutta” venderà pure un sacco di copie dopo la tornata canora ligure, con quella copertina da bravo ragazzo vestito come un confetto al battesimo del nascituro fiocco azzurro, ma resto un brano sconcertante, dove a patire, più che la ragazzina coi chili in più raccontata nel testo, è l’orecchio dell’ascoltatore. Scriteriato!

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