Il governo è pronto a varare il maxi-scostamento per una nuova iniezione di aiuti economici rivolta alle attività produttive messe in ginocchio dal Covid: si parla di 40 miliardi di euro, cifra proposta dal ministro dell’Economia Daniele Franco ai colleghi di governo, sulla quale si registra già una buona intesa ma non è escluso che possa aumentare a circa 43 miliardi. Per il via libera, infatti, bisognerà aspettare il Consiglio dei ministri in programma oggi, che sarà chiamato ad approvare anche il Documento di economia e finanza (Def).

Ecco come dovrebbero essere distribuite le risorse economiche messe in campo dal governo. La manovra, in sostanza, prevede un doppio intervento sui cali di fatturato e sui costi fissi e nuovo sostegno alla liquidità. La parte più consistente delle risorse dovrebbe andare ai contributi a fondo perduto, visto che questa volta non c’è necessità di finanziare le misure a protezione del lavoro. Potrebbe entrare qualche misura di sostegno, anche ai contratti a termine, ma c’è una riflessione in corso al governo visti gli incentivi alle assunzioni già in vigore per il 2021 che ancora, visto il perdurare delle chiusure anti-contagio, non sono stati utilizzati. Si parla di bonifici per quasi 2 miliardi a 600mila partite Iva erogati nei primi dieci giorni dell’anno.

Il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti spinge perché siano prorogati gli strumenti a sostegno della liquidità a partire dal Fondo di Garanzia delle Pmi che “ha permesso di erogare quasi 150 miliardi alle imprese con la garanzia dello Stato”, ha dichiarato. Altro nodo quello della durata dei prestiti garantiti, che si vorrebbe portare da 6 a 15 anni, oltre al prolungamento fino alla fine dell’anno anche delle moratorie sui prestiti. Sul pacchetto per la liquidità serve il via libera di Bruxelles, all’interno del Temporary Framework che ha allentato le regole sugli aiuti di Stato.

Il governo, inoltre, intende arrivare a coprire con queste nuove risorse anche le chiusure di marzo e aprile, confidando su maggio come mese delle riaperture. Un’idea messa sul tavolo è quella di un sistema di acconto e saldo che consenta di guardare non solo al fatturato ma ai dati dei bilanci. Se lo schema venisse replicato tale e quale, senza cambiare platea o percentuali, servirebbero per i soli ristori circa 20-22 miliardi. Ma tutta la maggioranza è concentrata a intervenire anche sui costi fissi, indirizzando parte delle risorse “alla sospensione o all’annullamento di alcune tasse. Si sta lavorando sulla Tari, sull’Imu, sulla Tosap”, ha spiegato il sottosegretario al Mef, Claudio Durigon, chiarendo però che al momento ogni ipotesi è aperta e che per il decreto serviranno ancora un paio di settimane. Tra le misure allo studio per il nuovo provvedimento c’è anche il rinnovo del credito di imposta per gli affitti, accompagnato da misure anche per i proprietari, e un nuovo intervento sugli oneri di sistema delle bollette.

 

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Crediti Foto: LaPresse

 

 

 


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