Questa sera a ‘Quarto Grado’ si parlerà di Alberto Genovese e i festini di terrazza sentimento, ma anche dell’omicidio della professoressa Gianna Del Gaudio, intrecciatosi con quello dell’imprenditrice Daniela Roveri.

In onda questa sera, venerdì 20 novembre 2020 alle 21:25 su Rete 4, il programma d’informazione condotto da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero, cercherà di fare luce attorno all’omicidio delle due povere donne del bergamasco, che apparentemente non hanno nulla in comune, ma che vengono uccise alla stessa maniera, prese alle spalle e sgozzate, entrambe nel 2016.

Per l’omicidio della professoressa di Seriate, Gianna Del Gaudio, uccisa nella notte tra il 26 e il 27 agosto 2016, l’unico imputato è il marito della donna, Antonio Tizzani.

La difesa però, afferma che c’è una forte compatibilità tra il Dna rilevato sul guanto trovato accanto al taglierino del delitto della Del Gaudio e quello individuato sul volto di Daniela Roveri, la manager uccisa nel suo appartamento a Bergamo il 20 dicembre 2016 e questo farebbe propendere più per un serial killer che per il marito di Gianna.

Per l’accusa invece, il taglierino trovato dopo circa due mesi in una siepe a circa 500 metri dalla casa dell’omicidio di Gianna Del Gaudio, portava la firma del marito della donna, in quanto vi erano tracce di sangue di quest’ultima, oltre a del Dna poi risultato compatibile con quello di Tizzani.

L’omicidio dell’imprenditrice di Colognola Daniela Roveri, è stato archiviato senza un colpevole nel 2019.

Gianna del Gaudio, è stata uccisa nella sua villetta a Seriate, Daniela Roveri, è stata sgozzata nel suo palazzo a Colognola, entrambe nel 2016. Quello che fa pensare ad un serial killer, è in primis la modalità con la quale Daniela e Gianna sono state uccise. Entrambe sgozzate, nel caso di Gianna si è parlato persino di una possibile decapitazione.

Daniela è stata ritrovata davanti la porta della sua abitazione poco distante dall’ascensore del palazzo in cui viveva con sua madre. Erano le 21 di sera quando un vicino si è accorto di quello che stava accadendo. Il ragazzo ha subito chiamato suo padre e insieme hanno chiesto aiuto ma per Daniela non c’è stato nulla da fare.

Secondo le indiscrezioni trapelate, le ferite di Gianna e Daniela sarebbero molto simili. Il fatto che Seriate e Colognola siano poco distanti, fanno pensare a un possibile duplice omicidio seriale. La pista del serial killer quindi non si esclude e c’è un altro particolare inquietante che accomuna i due casi.

Secondo le testimonianze dei vicini di Daniela, il suo assassino potrebbe essersi introdotto in casa proprio attraverso il garage. Uno di loro infatti, intervistato da La vita in diretta, ammette che spesso la porta del garage che dà all’interno del palazzo resta aperta perché in quella zona si fa la raccolta differenziata e c’è anche l’ambiente per la caldaia. Più che entrare da quella zona, l’assassino potrebbe essere fuggito dal garage senza che nessuno si accorgesse di nulla.

Due vittime con una personalità e una vita molto diverse. Gianna Del Gaudio, ex professoressa di italiano, attaccata alla famiglia, ai due figli (il matrimonio naufragato del secondogenito Mario le aveva procurato dispiacere) Devota di Padre Pio, con il marito Antonio si recava spesso a Pietrelcina durante le vacanze estive. Daniela Roveri, invece, era una manager alla Icra di San Paolo d’Argon, azienda specializzata in prodotti in ceramica. Indipendente (anche seviveva ancora con la madre), amante dei viaggi, sportiva, andava in palestra. A parte il profondo taglio alla gola, e quella traccia genetica, null’altro lega i due crimini.

A Seriate l’incappucciato sarebbe fuggito dalla cucina dopo aver rovistato nella borsa di Gianna, da cui non è stato portato via niente. A Colognola, Daniela fu sorpresa mentre rincasava. L’autore si è portato via la borsa della vittima (mai ritrovata) con portafogli e cellulare.

Ma ad essere accusato dell’omicidio di Gianna, è il marito della donna, Antonio Tizzani, arrestato il giorno dopo l’omicidio.  Ci sarebbero infatti anche delle intercettazioni ambientali raccolte nell’auto dell’uomo. La prima risale al novembre 2016, l’uomo in auto da solo esclama: “Scusami per quello che ti ho fatto“. Frase che secondo gli inquirenti sarebbe riferita proprio alla moglie uccisa con diverse coltellate. Ma sono la seconda e terza frase a essere più esplicite. È il febbraio 2017 quando Tizzani alla guida della sua Fiat Bravo pronuncia le seguenti parole: “Ho ucciso un angelo” e “Ho ammazzato mia moglie“.

Incalzato dal sostituto procuratore Laura Cocucci, nell’udienza del 27 ottobre scorso, l’uomo si è difeso: “Non ho mai messo le mani addosso a mia moglie, al massimo alzavo la voce, non erano liti, le nostre, solo discussioni in cui lei aveva sempre l’ultima parola”. L’ex ferroviere ha ammesso di averle dato degli schiaffetti sulla nuca, mai in faccia.

Sui momenti dell’omicidio, l’ex capostazione ha fornito la solita versione: “Ero nel giardino che dà sulla piazza ad annaffiare l’erba, ci sono rimasto una ventina di minuti, poi sono entrato e ho visto un uomo incappucciato che stava rovistando nella borsa di Gianna. ‘Chi sei?’ gli ho urlato. Quello è scappato e io ho cercato di inseguirlo, ma poi ho visto mia moglie a terra e mi sono fermato. ‘Gianna, che è successo?’, ho esclamato”.

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Crediti foto: Quarto Grado Instagram