Federico Aldrovandi, 18 anni, pochi per essere considerato un adulto, troppi per essere considerato un bambino, troppo pochi per morire su un asfalto freddo, senza nessuno di conosciuto accanto.

Il padre Lino Aldrovandi lo ricorda così:Nato a Ferrara il 17 luglio 1987, terminò forzatamente la sua breve vita ad appena diciotto anni, alle ore 6.04 di un assurdo 25 settembre 2005, sull’asfalto grigio e freddo di via Ippodromo, di fronte all’entrata dell’ippodromo, in Ferrara, in un luogo forse troppo silenzioso, ucciso senza una ragione all’alba di una domenica mattina da 4 persone con una divisa addosso. I loro nomi: Monica Segatto, Paolo Forlani, Luca Pollastri ed Enzo Pontani“. 

E’ il 25 settembre del 2005 sono le 6.04 del mattino, quando a Ferrara, una pattuglia chiede alla propria centrale operativa l’invio di un’ambulanza per un sopraggiunto malore, nei pressi di via Ippodromo. Dal Pronto Soccorso arriva anche un’auto medica.

Si tratta di Federico Aldrovandi, il giovane è riverso a terra, prono con le mani ammanettate dietro la schiena, incosciente e non risponde. Dopo numerosi tentativi di rianimazione cardiopolmonare l’intervento si conclude con la constatazione sul posto della morte del giovane, per arresto cardio-respiratorio e trauma cranico-facciale.

Ma cosa è successo a Federico? La camerunese Annie Marie Tsagueu, residente in via Ippodromo, è l’unica ad aver visto e sentito distintamente alcune fasi della colluttazione. Ha visto gli agenti (due su quattro) picchiare Federico Aldrovandi, comprimerlo sull’asfalto e manganellarlo. Durante la colluttazione due manganelli si spezzano. Ha inoltre sentito le sue grida di aiuto e lo ha sentito respirare tra un conato di vomito e l’altro.

Ma vediamo l’antefatto. Federico Aldrovandi, dopo aver trascorso la serata al Link di Bologna, si fa lasciare dagli amici in una via nei pressi di casa per tornare a piedi, forse per smaltire le sostanze stupefacenti e l’alcool assunti durante la serata, seppur in modesta quantità come dimostrerà l’autopsia. Gli amici dicono che comunque era tranquillo.

Viene fermato da una pattuglia di poliziotti per un controllo. Gli agenti diranno che Aldrovandi era un “invasato violento in evidente stato di agitazione”. I militari dicono anche di esser stati aggrediti e per questo di aver poi chiamato rinforzi. In via Ippodromo arriva subito un’altra volante con a bordo due agenti. I poliziotti e Aldrovandi si scontrano ed il ragazzo rimarrà a terra senza vita.

I poliziotti vennero condannati per omicidio colposo, a tre anni e sei mesi (pena ridotta a 6 mesi per via dell’indulto).

A quindici anni dalla morte di Federico Aldrovandi, “Un giorno in Pretura”, il programma di Roberta Petrelluzzi, Tommi Liberti e Antonella Nafra, in onda sabato 21 novembre alle 00.35 su Rai3, ripercorre la vicenda processuale che, presso la Corte d’Assise di Ferrara, ha cercato di fare luce su questa tragica vicenda.

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Crediti foto: Federico Aldrovandi pagina Facebook