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Crimson Desert: l’ambizione di un mondo parallelo
Crimson Desert: l’ambizione di un mondo parallelo. Il gioco è un’esperienza totalizzante, capace di catturare il player per centinaia d’ore. Mischiando elementi d’action, gioco di ruolo, strategia, farming e molto altro innestati su una base fantasy medievale europea, che però contiene anche elementi fantascientifici e steampunk, il gioco di Pearl Abyss vuole trasportare il giocatore in un mondo alternativo vivo e pulsante, capace di diventare una seconda vita.
Videogioco prodotto dai coreani di Pearl Abyss, Crimson Desert è un gioco che mira a creare un vero e proprio mondo parallelo in cui il giocatore può letteralmente perdersi per centinaia di ore. Dai villaggi strapieni di NPC con proprie routine fino ad una mastodontica quantità di fauna e flora, il videogioco coreano ha l’ambizione di creare un mondo alternativo a quello reale, dove letteralmente si può fare di tutto: dal combattere al tagliare legna, dal creare la propria casa a rubare carri bestiame. Vediamo che succede
Cambio di prospettiva
Il titolo di Pearl Abyss nasce come gioco multiplayer di massa, per poi divenire un singleplayer a metà dello sviluppo. Questo cambio di genere, dovuto a considerazione tecniche e di mercato, ha creato qualcosa di unico: un gioco con i contenuti, le attività, la grandezza della mappa e la varietà di items propri del mondo del multiplayer di massa compressi in un gioco in solitaria. Il risultato è unico: un mondo vastissimo e strapieno di cose da vedere e da fare, in cui ci si sente perennemente insignificanti e spaesati, e proprio per questo ricettivi alla sensazione della meraviglia. Il fascino dell’esperienza infatti non è il combattere o il costruire la propria base, ma l’esplorare un mondo vivo e imprevedibile, in cui in ogni angolo può celarsi una sorpresa. Questo riporta al centro del mondo dei videogame un modo di vivere il media che non si vedeva da anni: il gioco come esperienza spaesante e soverchiante, dove è dato per scontato (sia dai devs che dal giocatore) che gran parte dei contenuti presenti nel titolo non verranno mai scoperti, né alla prima run né probabilmente alla decima.
Il fascino dello spreco
Se la vastità del gioco è di per sé spaesante già dalle prime ore di gioco, la scelta di Pearl Abyss di spiegare pochissimo del proprio titolo fa il resto. Gli sviluppatori coreani portano ad un nuovo stadio concettuale la recentissima filosofia di titoli come Kingdom Come Deliverance II e Hell is Us del non prendere per mano il giocatore, fornendo descrizioni striminzite e spesso molto vaghe delle meccaniche di gioco, di ciò che queste permettono o non permettono, lasciando sia il giocatore a sperimentare ed imparare a suon di prove ed errori. Una filosofia che risulta respingente per alcuni players (specialmente i più giovani) ma viene vista come una boccata d’aria fresca dai più scafati, stanchi di giochi dove ogni singolo elemento viene spiegato fino alla nausea per far vedere che è stato inserito. Crimson Desert infatti vive di spreco: gran parte di quello che propone probabilmente non lo vedrete mai, e ai ragazzi di Pearl Abyss va bene così.
L’ambizione di essere tutto
Ma in definitiva cos’è Crimson Desert? Se proprio vogliamo catalogarlo, è un action ad ambientazione medievale europea, una sorta di Assassin’s Creed sotto steroidi. Ma in realtà questa è solo un’etichetta di comodo, dato che il gioco contiene anche elementi di picchiaduro, statistiche da RPG, costruzione della base alla RTS, farming e via discorrendo. Allo stesso modo la base del mondo di gioco è il medioevo europeo, ma ci sono anche elementi fantascientifici, steampunk, richiami al confucianesimo e al taoismo, praticamente c’è di tutto. Paradossalmente questa commistione funziona, anche se fa perdere coesione concettuale al mondo di gioco. Proprio questa eterogeneità genera il principale tallone d’Achille del titolo: la storia è molto blanda, poco più di un pretesto per incoraggiare l’esplorazione del mondo di gioco. I personaggi sono poco caratterizzati, e il loro modo di parlare ed esprimere emozioni deve molto al cinema coreano, per capirci quello alla Train of Busan: una commistione di tragico, comico e grottesco. Questo aumenta il senso di spaesamento per il giocatore occidentale: se non si è abituati al peculiare modo di concepire il mondo dei coreani, è facile scambiare il loro modo di vedere la realtà per una sorta di parodia surreale.
Il valore della community
Uscito appena 10 giorni fa, Crimson Desert è già diventato virale sui social, nonostante per ora le copie vendute si assestino sulle 3 milioni di unità. Il perché è presto detto: dato che il gioco offre una marea di contenuti e non li spiega, migliaia di contents creators ci sono fiondati offrendo guide e spiegazioni, ma anche parodie, consigli ironici e video di gameplay demenziali. Questo sta creando attorno al gioco una community molto viva e attiva, che attraverso Discord, Instagram, TikTok, Telegram offre ai membri consigli e supporto per vivere al meglio l’esperienza di gioco. Da anni non si vedeva qualcosa di simile, e le reazioni a questa novità sono come sempre esasperate: da una parte fanboy che vedono in Crimson Desert l’esperienza videoludica definitiva, dall’altra parte giocatori e contents creators che lo definiscono una schifezza avendolo giocato due ore oppure addirittura non avendolo mai provato.
Questioni tecniche
L’unico punto su cui concordano sia i fanboy che i detrattori è la bellezza della grafica su pc: se giocato a computer il gioco offre panorami di una bellezza mostruosa e battaglie con decine di avversari, rimanendo fluido persino su pc di fascia media. Su console invece la bellezza simil cinematografica del titolo perde leggermente, dato che sono necessari parecchi compromessi sulla qualità dell’immagine per farlo girare decentemente. Al lato opposto dal punto di vista tecnico abbiamo i comandi di gioco: il giorno del rilancio erano in uno stato pietoso, con input lag, bug e disfunzioni evidenti. Dopo 10 giorni e 3 patch, le cose sono parecchio migliorate, anche se la quantità di cose che si possono fare (ognuna con una combinazione di tasti specifici per farla) rende arduo padroneggiare decentemente i comandi anche dopo decine di ore di gioco.
Il futuro
Costato 100 milioni di dollari, in appena dieci giorni ne ha fatturati 210, dimostrandosi un titolo estremamente redditizio. Questo apre le porte ad una serie di considerazioni molto interessanti: è evidente che esiste un mercato ricettivo nei confronti di questo genere di titoli singleplayer con centinaia di ore di contenuti. E’ altrettanto evidente che il gioco è stato pensato per essere facilmente adattato come serie tv o film, visto la trama blanda e il tono cinematografico dell’esperienza, che permettono ampia libertà di movimento a sceneggiatori e produttori. A livello più sottile, è chiaro come Crimson Desert risponda ad una volontà di fuga da un mondo reale sempre più frustrante, competitivo e caotico, a favore di un mondo virtuale dove sono presenti disordine e frustrazione, ma anche meraviglia, gioia e soprattutto la certezza che il giocatore può imbrigliare il caos in nuovo ordine. Crimson Desert è quindi il gioco perfetto per questo frangente storico: offre un mondo vivo e pulsante dove il singolo può rifugiarsi per mesi, sentendosi nel contempo un eroe che salva il mondo (perché questo siamo chiamati a fare) e un piccolo frammento di un mondo più vasto e stratificato, di cui siamo un elemento insignificante. Per utilizzare un motto spesso abusato dal marketing ma perfettamente calzante per il titolo, si può affermare che Crimson Desert è un’esperienza totalizzante. O la si prova o non si capisce dove stia il suo fascino.