Michelangelo Pistoletto è uno dei più importanti artisti italiani viventi, e a 87 anni torna assieme alla sua arte negli Usa, dopo più di un decennio. Infatti, a New York il mondo delle gallerie d’arte sta timidamente riaprendo i battenti, e l’artista italiano ne approfitta per portare di nuovo la propria arte oltreoceano.

Lo farà dal 14 ottobre negli spazi di Lévy Gorvy su Madison Avenue a New York, dove Pistoletto ha voluto creare un ‘percorso evolutivo’ che metta in comunicazione tutte le diverse esperienze artistiche che l’artista ha potuto approfondire nella sua lunghissima carriera, che lo ha visto apprendere i rudimenti di disegno nella bottega di restauro del padrepittore, per poi divenire negli anni ’60 e ’70 uno dei più prolifici esponenti dell’Arte Povera.

L’artista del Terzo Paradiso, ossia di una ambita rivoluzione culturale, che rimetta al centro di ogni disciplina dello spirito umano l’umanità e «la vita sulla terra» ha infatti da sempre dato prova di grande poliedricità e versatilità.

Divenuto famoso per i quadri specchianti, grandi specchi su cui imprimeva soggetti tratti dalle fotografie ritagliate, Pistoletto si interrogò fin da subito sul rapporto tra opera d’arte e spettatore, tra spazio dell’arte e spazio fuori dall’arte. Famosa è una foto dell’artista intento a fotografarsi in tre specchi uno sopra l’altro, per l’appunto. Nel gioco dei riflessi i limiti tra lo spazio e la rappresentazione dello spazio quasi si perdono, e questo colpì fin da subito i critici che entravano nelle gallerie d’arte contemporanea che nei ’60 assistettero a quella rivoluzione enorme che l’arte ebbe anche in Italia, con la Pop Art, l’Arte Povera, e la nascita dell’arte concettuale, cui l’apporto di Pistoletto è stato fondamentale.

Dopo essere arrivati alla galleria su prenotazione, i visitatori sono accolti da un’installazione ispirata da due opere incluse in “Uno piu’ Uno fa Tre”, retrospettiva del 2017 di Pistoletto alla Basilica di San Giorgio Maggiore, allestita durante la Biennale di Venezia.

L’accoppiamento alla Lévy Gorvy include il classico “Viceversa” del 1971 accanto al recente “Color and Light” del 2016. Il primo piano della galleria sarà totalmente sovrastato da “Free Space“, una grande gabbia di acciaio vuota e inaccessibile allo spettatore, la cui versione in mostra a New York è l’unica in inglese dell’installazione “Spazio Libero “concepita da Pistoletto nel 1976 e realizzata nel 1999 con i galeotti di San Vittore.

L’ultimo piano sarà invece occupato da “Porte-Uffizi” (1994-2020). una versione nuova per una delle più famose installazioni dell’artista. L’opera in mostra si articola in cornici, profili accennati di stanze e di porte di legno che riportano il nome dei vari “Uffici” di Cittadellarte, ovvero il laboratorio creativo a Biella fondato proprio dall’artista: in ogni stanza le opere dell’artista mostreranno che l’arte vera è sempre legata ad altri ambiti della società.

 

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Crediti Foto: Pagina Instagram @cittadellarte

TAG:
arte contemporanea mostra pistoletto. arte concettuale

ultimo aggiornamento: 06-10-2020


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