La chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi, nel cuore di Napoli, a due passi dal Rione Sanità, è un edificio religioso eretto per la prima volta nel 1633. Rovinata dalle acque alluvionali, nel 1760 subì un importante restauro.

Quest’anno la chiesa di Sant’Aspreno ospita lo studio di Jago, il famoso scultore frusinate che da oltre 10 anni impressiona il mondo intero con un virtuosismo che non scade mai nella leziosità.

Ed è proprio il Rione Sanità, e più precisamente la chiesa di San Severo fuori le mura ad ospitare una delle opere più famose dell’artista, il Figlio Velato, ispirato a un’altra importante scultura napoletana, il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, opera del 1753 che ancora oggi impressiona per la resa magistrale del velo che copre il corpo di Cristo, segnato dall’estrema agonia.

Il Figlio velato è un bambino anch’esso coperto da un velo interamente scolpito in marmo (le fasi del lavoro sono state pubblicate dallo stesso artista in live action), ma non c’è nell’espressione del soggetto il dolore che caratterizza il Cristo di Sanmartino, né l’eleganza del materasso e dei cuscini. Il bambino sembra lasciato a terra, e la sua espressione è tranquilla e beata. L’intenzione di Jago, infatti, era proprio quella di posizionare l’opera in un luogo di forte emarginazione sociale, il Rione Sanità, dove l’entrata dell’arte più davvero significare “riscatto”.

Mentre lavorava a quest’opera, tra il 2018 e il 2019, Jago viveva a New York, dove è stato professore ospite presso la Academy of Art.

Lo stile di Jago si ricollega alla tradizione scultorea figurativa, che gli permette di mettere in pratica il proprio estremo virtuosismo, senza pregiudicare, come avviene spesso nel caso, appunto, dei virtuosi, il senso profondo che dà alle proprie opere. e così, la scultura che probabilmente l’ha fatto conoscere in tutto il mondo Habemus Hominem (2013), un mezzobusto raffigurante papa Benedetto XVI svestito. La scultura, in realtà, era nata nel 2009, quando Jago fu chiamato a partecipare al padiglione Italia, ma inizialmente il soggetto era vestito con gli usuali abiti papali. Dopo che però il santo padre abdicò, l’artista decise di svestirlo, mostrando (come il titolo suggerisce) la piena umanità di una figura che, per il ruolo che aveva ricoperto, sembrava perdere i propri connotati di uomo anziano.

L’ultima opera pubblicata da Jago, che ama definirsi “Imprenditore italiano che lavora principalmente nella scultura e nella produzione video” (infatti i processi di lavorazione di molte opere vengono documentati e pubblicati sui profili social dell’artista), è Lookdown, e raffigura un enorme neonato in posizione fetale, interamente in marmo bianco, legato a delle catene. Parlando dell’opera, Jago ha affermato di voler far cadere l’attenzione proprio sulla condizione subalterna degli emarginati, di quei senzatetto che a Napoli sono talmente tanti che rischiano in ogni istante di passare inosservati, di diventare parte del tessuto urbano. Se fossero bambini come quello rappresentato, dice l’artista, nessuno farebbe finta di non vederli. Eppure, anche loro lo sono stati.

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Crediti immagine: Instagram @jago.artist

TAG:
Jago Napoli scultura

ultimo aggiornamento: 22-11-2020


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