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Salse di Nirano, vulcani che eruttano fango

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Salse di Nirano, vulcani che eruttano fango

Il “Sentiero delle Salse di Nirano”, immerso nello splendido scenario della “via dei vulcani di fango”, è un percorso suggestivo della provincia di Modena. Ecco come affrontare (senza e-ruttare) il tracciato

Fratelle e sorelli d’Italia, camminatori di tutto lo “Stivale” benvenuti in questo nuovo articolo! Oggi, cari “Nerd in Viaggio”, vi porto in Emilia Romagna…

Vulcani che eruttano…fango

Sono di Modena e potrei sembrare di parte. Io stesso, quando ero più giovane, faticavo ad attribuire alle “Salse di Nirano” il giusto valore. La mia “prima volta” in questo luogo fu alle elementari: una ventina di “piccoli monelli” liberi di “scorrazzare” fra i “coni d’argilla” e d’impastarsi le mani con il fango. Oggi, la “Riserva Naturale” è una delle più importanti testimonianze, a livello europeo, del “vulcanesimo sedimentario“: un particolare fenomeno geologico. Ma non corriamo troppo (vi sarebbe piaciuto eh?!) e andiamo con ordine.

Parcheggio del Pioppo

Provincia di Modena. Fiorano, poi Maranello, Spezzano e imbocco la “via Nirano” che sale verso la collina costeggiando il torrente Fossa. Arrivato a Torre delle Oche, devio a destra per “via delle Salse”. Tranquilli, troverete strada facendo indicazioni turistiche che segnalano l’area protetta. Posteggio l’auto nel primo parcheggio (“Pioppo“) che incontro sul percorso, in modo da visitare l’intera riserva a piedi. Sono una decina di tracciati a comporre la rete dei percorsi della zona. Una premessa è doverosa, alcuni sentieri (volenti o nolenti) verranno intrapresi per raggiungere determinati luoghi del parco.

Sentieri della Riserva

Il “Giro delle Salse” (“Sentiero N.1”) è quello che permette di “esaurire il rullino fotografico”: si attraversa, infatti, l’intera “Riserva Naturale” ammirando le protagoniste del racconto da varie angolazioni e altitudini. Qualora si voglia, per curiosità, conoscenza o mancanza di tempo, esplorare solo i vulcani (e il fenomeno a essi collegato) allora il “Sentiero Siti Aperti” (“Sentiero N.8”) è quello che fa per voi. E’ il percorso più strategico, fruibile da pedoni e disabili: minima spesa (di tempo) massima resa (dritti ai “coni d’argilla”). L’unione dei due itinerari, a mio avviso, è il “must” per ogni camminatore che si addentri in questo territorio. Se siete ciclo-amatori, sarà invece il “Sentiero del Gheppio” (“Sentiero N.3”), il più impegnativo e avventuroso, l’unico percorribile (rif. art. 15 – comma 2 del Regolamento della Riserva).

Centro visite Ca Tassi

Posteggiata l’auto e caricato lo zaino in spalla, è il “Sentiero del Riccio” (“Sentiero N.2”) ad accogliermi. Ne percorro un breve tratto…

NO, vi fermo subito. Non è pieno di ricci! Comunque…

Dopo aver attraversato un piccolo ponte di legno, imbocco il tracciato N.4: il “Sentiero del Gufo” (che non è pieno di gufi). Quest’ultimo conduce al centro visiteCa Tassi” che custodisce, al suo interno, un’esposizione naturale e ornitologica oltre che di minerali e di fossili. Ricavato in un vecchio complesso rurale, è stato ristrutturato seguendo gli ultimi criteri di bio-edilizia e di risparmio energetico. La posizione è estremamente panoramica: sulla sinistra si nota un piccolo laghetto (semi-nascosto dalla vegetazione), sulla destra le “Salse”. Decido di concentrarmi ora sulla zona centrale della “Riserva Naturale” dove, a farla da protagonista, sono i “vulcani d’argilla“. Mi ritrovo, dopo qualche passo, al cospetto di un grande “cono di fango”, protetto da una staccionata per l’intero perimetro del sedimento. Nel corso degli anni, salvaguardare questi piccoli “fenomeni geologici” si è reso necessario. Quando visitai questo luogo in gita scolastica, forse il divertimento per bambini/ragazzini era maggiore (non certo per le mamme o i papà alle prese con la lavatrice). Superiore, però, era anche il rischio di danneggiare l’area protetta. Nonostante l’impossibilità di avvicinarsi al cratere (altra differenza rispetto al passato), lo spettacolo è comunque insolito e merita di essere osservato e compreso (davvero curioso il tipico gorgoglio).

Cosa sono le Salse

Ma cosa sono queste benedette “Salse”? Forse è giunto il momento di parlarne a “livello tecnico”, anche perché (a questo punto del racconto) avrete intuito non si tratti d’intingoli, tipici del borgo di Nirano, da servire con qualche pietanza emiliana. Se pensavate d’imbattervi in un “banchetto” o nella “Sagra del condimento”, mi spiace avervi deluso…

Questo insolito fenomeno deriva dalla presenza, nel sottosuolo, di giacimenti di idrocarburi gassosi (in particolare metano) che, a causa della pressione, provocano delle fratture nella cupola del giacimento permettendo la risalita di fango argilloso fino alla superficie. La melma, all’interno dei crateri, sembra ribollire dando la sensazione di essere una fanghiglia calda. In realtà, la sostanza che fuoriesce è fredda e salata (da qui il nome “Salse”). Le argille liquide si depositano così sui fianchi delle cavità dando forma ai tipici “vulcanetti”. Le dimensioni dei coni possono andare dai pochi centimetri fino a qualche metro di altezza.

Come sulla Luna

Il paesaggio è lunare, una distesa di “lava” grigia ricopre le aree in cui il fenomeno è più attivo. Durante ogni visita lo scenario appare diverso: alcuni vulcani crescono, altri si esauriscono. A volte, invece, i gas prendono vie sotterranee differenti; la terra inizia così a “ribollire”, in zone nascoste, dando vita alle cosiddette “polle“: crateri più ampi con una fanghiglia più liquida.

Posso andare avanti col racconto o avete qualche domanda da porre? Ah, bravissimi!

Circa 1 milione di anni fa, tutta l’area compresa fra le Alpi e l’Appennino tosco-emiliano era sommersa dal Mar Adriatico. Ecco, dunque, spiegata la presenza di acqua salata nel sottosuolo della Pianura Padana.

Sentiero dei Siti Aperti

Il sentiero che scende in mezzo alla bassa vegetazione, congiungendosi alle passerelle che si snodano attraverso le “Salse di Nirano”, mi conduce nel “punto cardine” della zona. Cavolo! In alcuni momenti, non fosse per le strutture in legno e i cartelli informativi che spiegano i vari processi geologici, sembrerebbe davvero di essere sbarcati sul satellite terrestre.

Non credete alle mie parole?! Avete mai visto il videoclip “Quando Una Stella Muore” della cantante romana Giorgia? Una parte delle riprese sono state girate proprio qui.

Aspettate, le “mando un WhatsApp”: chiedo se posso condividere con voi, qui sotto, il video. Così, forse, avrete modo di ricredervi! Ha detto di si, che carina!

Se si è sufficientemente alti, è possibile osservare il fango liquido ribollire all’interno di uno dei crateri. Quest’ultimo rimane in attesa di “scivolare” all’esterno, andando così (di tanto in tanto) a comporre una nuova “scaglia” di fango, secco, ai piedi del vulcano. Sono diversi i “coni d’argilla” nei quali ci s’imbatte in questo percorso. Alcuni, traditi da una colata ancora umida, mostrano la loro recente attività. Proseguendo lungo il sentiero artificiale (e allungando il collo di qua e di là) mi ricongiungo alla strada transitabile. Segnatevi, concludendo, la sequenza di tracciati: 2-4-8-1-2. Questa, vi permette di compiere una visita, tutto sommato completa, dei luoghi principali della “Riserva” (in un tempo contenuto). Se preferite anche “alzarvi di quota”, per un panorama dall’alto, allora dedicate qualche ora al “Sentiero N.1”.

Quando andare

Come vivamente consigliato dall’ente del parco, mi sento di sconsigliare le ore centrali dei mesi estivi. Quasi tutta l’area dei crateri, infatti, è priva di alberi. Prestate, inoltre, attenzione alle condizioni atmosferiche: meglio evitare le giornate piovose a causa del terreno fangoso che, sciogliendosi, diventa estremamente scivoloso. Al tramonto, tutto il sito si tinge di rosa-arancio. I colori caldi del cielo, di conseguenza, smorzano i toni freddi dell’argilla regalando uno scenario unico.

Informazioni utili: 

  • Ingresso e parcheggio sono completamenti gratuiti
  • Lungo il percorso si trovano fontanelle con le quali provvedere alle scorte idriche. Vi sono alcune zone destinate al picnic dove, nel caso, consumare il pasto o uno snack
  • Vestitevi comodi, con scarpe adatte al trekking e che, sopratutto, possano “reggere” l’immersione nel fango
  • L’itinerario descritto ha uno sviluppo ad anello per una durata di circa 2h/2h30m (tempi di pausa compresi)

Arrivederci al prossimo articolo!

Dal testo alle immagini, ecco il video del trekking

 

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