Halloween 2020, urbex in Italia
Crediti Foto: Shutterstock.com
Halloween, la notte più spaventosa dell’anno, si avvicina. Hotel spettrali, enormi Fabbriche dismesse, Ville nobiliari e Palazzi storici. Proviamo a comprendere il fenomeno dell’urbex: la pratica volta a esplorare le strutture abbandonate

Fenomeno dell’urbex 

La facciata di un vecchio edificio in rovina con le persiane serrate. Il tipico intonaco scrostato che contorna una porta murata. Sono gli elementi tipici che fungono da premessa al fenomeno dell’urbex. La voglia di conoscere cosa si nasconde all’interno della struttura, quella di comprenderne le cause che, col passare del tempo, hanno portato alla rovina della stessa. Un gruppo di persone, da diversi anni a questa parte, ha deciso di, rispondendo all’impulso primitivo del “sapere”, respirare quel misto di polvere e storia racchiuso dietro alle mura degli stabili dismessi. Quella che una volta era un’espressione di coraggio, oggi ha un nome e un regolamento.

Esplorazione urbana 

La parola urbex deriva dal termine “Urban Exploration“, sempre più diffusa e veicolata dall’utilizzo dei social. Basta cercare il termine su Instagram, o YouTube, per essere travolti da migliaia di risultati. Questa pratica non è vandalismo, ma amore per l’ignoto. Le splendide testimonianze del passato, rappresentate dai luoghi abbandonati, in Italia sono innumerevoli: dalle ville ai manicomi, passando per i castelli, gli ospedali, le fabbriche o i villaggi. La “regola d’oro“, però, consiste nel tenere segreti i luoghi visitati, in modo da preservare la loro integrità. In che modo allora vengono trovate le location da esplorare? Ognuno ha il suo metodo, ma principalmente attraverso la ricerca online e il passaparola tra gli appassionati. Da pochi anni, l’urbex, è diventato un movimento globale. Le sue origini sono da ricercare nel XVIII secolo, quando l’esploratore Philibert Aspairt scomparve “inghiottito” dalle Catacombe di Parigi (luogo leggendario la cui visita è interdetta ai visitatori non accompagnati).

Edifici abbandonati

Ogni costruzione abbandonata ha il suo passato. Ma perché un luogo viene lasciato cadere in disgrazia? I motivi sono tra i più disparati: il fallimento di un’azienda, problemi strutturali che hanno impedito il recupero dell’edificio, il calo d’iscrizioni per scuole e conventi o, più semplicemente, la morte senza eredi. Spesso si tratta di ville dalle importanti dimensioni, costose da gestire e difficili da vendere. Così, col passare degli anni, è la vegetazione a prendere il sopravvento e nascondere, per sempre, l’abitazione.

Come iniziare

I principianti dovrebbero iniziare esplorando i luoghi più famosi, con un accesso semplice e magari nei pressi della propria città. Da subito, sembrerà tutto molto complicato e pericoloso ma il coraggio crescerà, proporzionalmente, con l’aumentare dell’esperienza. Consigliato, inoltre, affidarsi ai suggerimenti di qualche esploratore più “navigato”. Trovare compagni di avventura, grazie ai social network, non è affatto un’impresa ardua. Esistono migliaia di luoghi abbandonati, quelli più gettonati sono: manicomi, ospedali, ville, castelli, vecchie fabbriche o impianti industriali. Meglio concentrarsi, almeno inizialmente, su siti storici, villaggi abbandonati o locali (discoteche, alberghi e ristoranti) di cui non si sente parlare da un po’ di tempo.

L’urbex è legale

La risposta alla domanda, ovviamente, è no. Praticando urbex entriamo in luoghi dove l’ingresso è vietato violando, di fatto, la proprietà privata. Nella maggior parte dei casi è difficile, per non dire impossibile, ottenere le autorizzazioni necessarie da parte dei proprietari. Mancanza di recinzioni, porte spalancate o inesistenti e grosse aperture nei muri perimetrali sono, però, “amici dell’esplorazione urbana”. Tutto cambia se, per accedere in un edificio abbandonato, proverete ad aprire o forzare i serramenti. In caso si venga scoperti, all’interno di una struttura, potrebbe essere esposta una denuncia. L’atto, però, è perseguito solo su richiesta. Sempre meglio non fuggire e collaborare con le forze dell’ordine, qualora intercettati.

Attrezzatura

Uno zaino idrorepellente e robuste calzature sono ideali per affrontare, in tutta sicurezza, l’urbex. Lamiere taglienti, vetri rotti e chiodi arrugginiti potrebbero, infatti, facilmente bucare le suole (più delicate) delle scarpe da ginnastica. Guanti tecnici (per proteggere le mani da oggetti acuminati) e una torcia elettrica (meglio se a led) non dovrebbero mai mancare tra l’attrezzatura. Usare, infine, una mascherina potrebbe evitare l’inalazione di eventuali sostanze tossiche.

Ecco, di seguito, qualche consiglio sulle “location urbex” più apprezzate in Italia

Consonno, Lecco

Nel 1962 un eccentrico industriale brianzolo, il Conte Mario Bagno, decise di trasformare l’antico borgo di Consonno nella “mecca italiana” del gioco e della perdizione: la “Las Vegas della Brianza”. L’imprenditore, però, non fece i conti con la natura che nel 1976, per mezzo di una frana, isolò completamente il paese. Ad oggi è un luogo fantasma. Neanche le foto riescono a trasmettere l’inquietudine che si percepisce tra gli edifici abbandonati.

 

Il Mostro di Casalecchio, Bologna

Il nome di questo edificio fantasma (tutto un programma) è facilmente riconducibile al suo aspetto: un enorme parallelepipedo di cemento, di otto piani, lungo più di cento metri. Il progetto iniziale, sulla fine degli anni ’50, era quello di realizzare una struttura che ospitasse ragazzi poveri e il seminario dei “Padri Passionisti”, religiosi che vivono in un convento vicino. Qualcosa, però, andò storto e la costruzione non aprì mai i battenti. Dopo anni di degrado, graffiti e “street art” è diventato un luogo di esplorazione urbana.

Abbazia di San Galgano, Siena

A meno di un’ora di macchina da Siena, attraversando le campagne senesi e la “Val di Merse”, si trova questa imponente Cattedrale in rovina. Costruita nel XIII secolo, ha vissuto diverso tempo nell’abbandono giungendo, ai giorni nostri, senza tetto. Questa peculiarità l’ha resa, in realtà, un monumento unico che attira numerosi visitatori. Adiacente all’Abbazia di San Galgano, inoltre, c’è la “rotonda di Montesiepi” dove è possibile ammirare la “Spada nella Roccia”.

 

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