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GFVIP, smettetela di urlare contro i “comodini”: li avete voluti voi così, e adesso vi scandalizzate che non siano già star
Veterani esperti e esordienti totali: il reality quest’anno ha rispettato la sua natura. Il problema non è chi sta dentro, ma chi fuori pretende miracoli da chi non ha mai messo piede in uno studio (come ad esempio Sonia Bruganelli)
C’è una contraddizione che quest’anno nel Grande Fratello Vip grida più forte di qualsiasi litigio in casa. Il cast è stato costruito, deliberatamente, su due categorie: i veterani, gente che sa esattamente dove mettere le mani (e la faccia) davanti a una telecamera, e gli esordienti, persone che del mezzo televisivo non sanno quasi nulla. I primi sono professionisti del format, o comunque abituati al ritmo, alle alleanze, alle battute taglienti e alle strategie. I secondi sono, per definizione, sprovveduti. Eppure opinione pubblica e opinionisti sembrano scandalizzati proprio da questa evidenza. Come Sonia Bruganelli, grande esperta del settore: proprio da lei non ci si aspetta questo cortocircuito del pensiero critico.
Amore mio tu sarai sempre la migliore di tutte per favore togliere l’alza palette e rimettete lei
#gfvip https://t.co/NX8pdUoEpK— Buffy🐒🍸 (@dianalove34568) October 24, 2026
Si sente ripetere ovunque: “Sono comodini”, “Non fanno gioco”, “Non portano contenuti”. Ma cosa ci si aspettava, esattamente? Che qualcuno che non ha mai vissuto l’esperienza di essere filmato 24 ore su 24, giudicato in diretta e messo sotto pressione costante, diventasse improvvisamente un personaggio da manuale del reality? È come criticare un neopatentato perché non guida come un pilota di Formula 1. L’inesperienza non è un difetto morale: è una condizione di partenza. E se il reality show vuole ancora avere un senso stretto del termine – osservare persone reali in una situazione estrema – allora gli esordienti sono proprio ciò che lo rende tale.
I veterani, invece, sanno già come funziona il gioco. Sanno quando alzare la voce, quando fare la vittima, quando costruire un’alleanza e quando spezzarla: come ha fatto Alex Belli con Roncaccia ieri. Si è quasi arrivati alle mani. Tutto questo per avere una reazione che non è giusto pretendere. Non è un caso se spesso risultano più “brillanti”: hanno già fatto le prove generali nella vita e in televisione. Pretendere lo stesso livello da chi è appena entrato in casa è un esercizio di ipocrisia collettiva. Si vuole il reality “puro”, con gente comune o quasi, e poi si urla perché quella gente non produce immediatamente drama di qualità da talk show.
ALEX CHE ACCUSA RONCACCIA DI FARSELE IN MENO DI UN’ORA, RONCACCIA CHE RISPEDISCE AL MITTENTE RICORDANDOGLI LA PANTOMIMA DEL #GFVIP 6, VALERIA CHE CERCA DI PRENDERSI I RIFLETTORI ALLA PRIMA OCCASIONE UTILE, VARSI CON IL PHARD SCIOLTO IN FACCIA IL GF STA GIEFFANDO FINALMENTE https://t.co/Y7LXr6aFUP
— lanita (@faaab__) October 23, 2026
C’è un’aspettativa malata che circola attorno a questi programmi: tutti devono essere già pronti, già performanti, già “personaggi”. Ma se tutti fossero già pronti, non sarebbe più un reality: sarebbe una serie scriptata con attori improvvisati. Il fascino originario del genere stava proprio nel vedere persone normali (o semi-normali) scontrarsi con un dispositivo che le amplifica, le distorce e le mette a nudo. Gli esordienti di quest’anno stanno facendo esattamente quello: stanno imparando in diretta. E l’apprendimento, si sa, è spesso goffo, lento, a tratti noioso.
Forse il vero problema non sono loro. È il pubblico e il commentariato che, dopo anni di reality sempre più “professionisti”, hanno perso la pazienza con l’imperfezione. Si vuole lo spettacolo garantito, la polemica pronta, il meme già confezionato. E quando arriva qualcuno che non lo fornisce immediatamente, lo si liquida come “comodino”. Ma i comodini, in questo caso, non sono un fallimento del cast: sono la conseguenza logica della scelta produttiva. Una scelta che, se presa sul serio, restituisce al format un pezzo di autenticità che da tempo sembrava smarrito.
Allora la domanda vera non è “perché sono così?”, ma “perché pretendiamo che non lo siano?”. Finché continueremo a chiedere a degli sprovveduti di comportarsi come veterani, continueremo a rimanere delusi. E a criticare, ironicamente, proprio ciò che avevamo chiesto.