In questi giorni tutta Italia è scossa per la morte di Antonella, la bambina di 10 anni, morta per asfissia mentre stava partecipando alla “Blackout Challenge” e registrando un video da condividere su TikTok. Vicenda a cui è seguita la morte dal bambino di 9 anni, trovato impiccato nella sua camerette dalla madre,e a cui si è collegata la sfida pericolosa.

La Blackout Challenge è una sfida lanciata su Internet da ormai diversi anni, in cui i “concorrenti” si stringono al collo una cintura: vince chi resiste di più senza respirare.

Tornando al caso di Antonella, questa sfida è ciò che i media hanno riportato come causa della morte: “La Procura di Palermo ha avviato un’indagine e il telefono della bambina ancora è bloccato per poter verificare che sia stata quella sfida a condurla al gesto estremo”. Di conseguenza non è sicuro al 100% che la sfida sia stata la causa che l’ha spinta al gesto fatale.

Inoltre il Garante della Privacy (finalmente) si è mosso per tutelare i dati degli utenti minorenni sull’applicazione di TikTok e bloccarli senza l’accertamento dell’età. Questo si aggiunge già al lavoro che TikTok stessa stava già facendo, dal momento che aveva iniziato a rimuovere i profili di utenti under 12, e posto limitazioni per i minorenni.

Tuttavia, è giusto che un paio di cose vengano chiarite in merito a TikTok e alla Blackout Challenge.

LE ORIGINI DELLA BLACKOUT CHALLENGE

Partiamo dalla Blackout Challenge. Da utente medio di TikTok, che dall’odiarlo è passato ad esserne quasi fan, non mi era mai capitato di trovare video inerenti alla sfida nella mia home. Di fatto ho scoperto questa challenge solo attraverso gli articoli usciti recentemente.

Nei giorni successivi ho trovato altre info in merito: la Blackout Challenge esisteva già nel 2007, e dei primi casi di morte causati da essa, partirono attacchi al mondo di Internet in generale. Qui era partita la prima gogna verso il Web collegata alla sfida.

Undici anni dopo, nel 2018, tornò in voga, tra i vari titoli di giornali. Questa volta, però, la colpa delle morti venne data a YouTube. Seconda gogna contro Internet.

Ora, nel 2021, i giornali tornano a parlare e danno la colpa a TikTok, solamente perché la bambina usava molto quel social e perché quello è il social media che va più di moda tra gli adolescenti e i bambini.

LA GOGNA MEDIATICA CHE INTERNET RICEVE

La storia quindi si ripete: avviene un fatto letale e subito si dà la colpa ad Internet, senza verificare prima la veridicità. Di fatto, i giornali hanno dato la colpa della morte della bambina a TikTok, accusandola di aver lanciato il trend, quando il trend era nato quattordici anni fa.

Nemmeno una volta la colpa è stata data a coloro che hanno inventato la challenge. No, solo ed esclusivamente alle piattaforme. Che avranno sì la colpa di non aver monitorato la circolazione dei video della sfida, ma non per questo la colpa è solo loro.

In sostanza, la morte di Antonella e del bambino di 9 anni a Bari sono fatti gravissimi quanto delicati. Proprio perché delicato, bisogna prendere le informazioni in merito con le pinze, e non sfruttarle per mettere alla gogna i social network e il mondo di Internet – come invece hanno fatto molteplici media.

Bisogna attendere i risultati delle indagini e verificare i messaggi del cellulare della bambina per capire se si tratta di istigazione al suicidio, chi c’è dietro la sua morte o se vi erano altre ragioni dietro al tragico gesto. Così come bisogna capire le cause della morte del bambino di Bari.

LA NECESSITÀ DI UNA MIGLIORE EDUCAZIONE SULL’USO DEI SOCIAL MEDIA

Da queste tristi vicende possiamo anche capire quanto sia molto importante per i genitori fare molta più attenzione ai loro figli e trovare un buon metodo educativo, quando si tratta di Internet.

Anziché rimuovere i social, bloccare TikTok in tutta Italia o togliere il telefonino, bisogna educare i ragazzi fin da subito e al meglio, alla gestione dei rapporti virtuali, istruendoli sulla pericolosità di alcuni siti web e, di alcuni utenti, e su come non farsi abbindolare subito da gesti e sfide pericolose per la propria incolumità.

Bisogna anche trovare un metodo rinnovato e adattato a questi tempi e ad una realtà di Internet diversa rispetto a dieci o quindici anni fa.

IL RUOLO DEI MEDIA NELLA NARRAZIONE DEI FATTI

Inoltre, ma questo è una cosa che non smetterò mai di ribadire, i media hanno il forte compito di raccontare fatti e vicende in maniera chiara, verificando la veridicità delle cose , senza creare il panico tra chi non conosce TikTok con titoli acchiappa-click e acchiappa-like.

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TAG:
blackout challenge savetiktok social media TiKTok YouTube

ultimo aggiornamento: 28-01-2021


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