Di Marta Scaccabarozzi

“Attenti al lupo” è entrata nel cuore degli italiani nel momento stesso in cui veniva pubblicata. Era il 1990 e Lucio Dalla cantava un brano che gli era stato regalato da Ron. Oggi il duo The Belgians, formato dal cantante Raffaele e dal bassista Francesco, reinterpretano il brano in un modo decisamente personale nel loro nuovo video. Li abbiamo incontrati per parlarne meglio.

 

Ciao e benvenuti sulle pagine del MEI. Chi sono i The Belgians?

 

Ciao a tutti e grazie per il vostro tempo! I The Belgians sono un duo composto da Raffaele Picariello alla voce e Francesco Magni al basso. L’obiettivo del progetto è quello di rivisitare la storia della musica a modo nostro, proponendo all’ascoltatore un punto di vista sui brani molto personale ed “essenziale”.

 

Vi presentate al pubblico con il nuovo video “Attenti al lupo”, cover della hit di Lucio Dalla, e un disco di sole cover in italiano dal titolo “A bassa voce”. Una mossa strategica in un periodo in cui fare cover è diventato un vero biglietto da visita?

 

In realtà dietro al nostro disco la strategia non è tanto quella di sfruttare le cover come biglietto da visita – fino ad ora abbiamo sempre lavorato su brani non scritti da noi, anche in tempi meno sospetti – ma quella di dare un senso al percorso. Proviamo a spiegarci meglio: se prima la scelta dei brani era basata sui nostri gusti musicali, più vicini al rock, e su decisioni alquanto estemporanee, “A Bassa Voce” vuole essere un viaggio, con un inizio ed una fine. “Applicando alla vita i puntini di sospensione”, per citare uno dei brani, ovvero lasciando aperta la possibilità di proseguire con questo viaggio in futuro (oppure intraprenderne uno totalmente diverso).

 

Il disco arriva come primo passo di una formazione basso e voce, dopo altre esperienza. Quando avete sentito l’esigenza di intraprendere questa collaborazione tra voi due soli?

 

Inizialmente più che un’esigenza è stato un esperimento. Siamo amici e suoniamo insieme da sempre, e in occasione di una delle tante serate nella nostra amata sala prove di Busto Arsizio ci siamo trovati in due, solo con i nostri strumenti. Abbiamo provato ad improvvisare qualche brano rock che conoscevamo, e abbiamo da subito apprezzato la forma “minimal” che prendevano gli arrangiamenti. Col passare del tempo abbiamo affinato la nostra capacità di creare qualcosa “togliendo”, e l’esperimento iniziale si è piano piano trasformato in un’esigenza.

 

Alla produzione di questo disco c’è Fabio Maggioni. Com’è stato lavorare con lui?

 

Difficile riassumere in poche righe quello che Fabio ha fatto per noi. Diciamo che il disco “A Bassa Voce” è il coronamento di tante altre cose: insegnante di basso storico e mentore di Francesco, da tempo fidato “consulente musicale” sia per Francesco che per Raffaele, è una di quelle persone con le quali lavorare diventa un piacere. Si è subito interessato al progetto e ci ha aiutati a riordinare le idee, a capire l’importanza della melodia e la libertà dell’armonia, fino ad arrivare alla decisione di realizzare un disco insieme. In studio riesce a coniugare la sua immensa preparazione musicale con la capacità di mettere le persone comode, a loro agio. Sicuramente un’esperienza che speriamo di poter ripetere presto!

 

Da musicisti, quale è il vostro sogno nel cassetto?

 

I sogni nel cassetto sono tanti: innanzitutto ci piacerebbe provare a far ascoltare la nostra musica anche fuori dall’Italia, e crediamo che per assurdo la musica italiana possa essere una chiave di volta. Sicuramente vogliamo continuare con il nostro percorso di reinterpretazione, magari scegliendo altri “concept” da sviluppare. Anche se il vero sogno nel cassetto è quello di riuscire a realizzare i nostri primi inediti. Non siamo nuovi alla scrittura di brani originali, ma farli con una formazione basso e voce… È una

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Crediti foto: MEI


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