La psicologia della superstizione ha caratterizzato la storia dell’umanità dai tempi più remoti

di Alessandra Bisanti

I comportamenti superstiziosi esistono da sempre e si manifestano in ogni cultura. La superstizione, quindi, fa parte della nostra esistenza sin dall’infanzia perché trasmessa dalla cultura popolare, costellata da credenze erronee ed appigli psicologici vani a cui ci si è aggrappati negli anni per fornire una spiegazione a fenomeni logici e scientifici dei quali si ha una scarsa o pressoché nulla conoscenza.

La superstizione, dunque, è un fenomeno trasversale; molte persone infatti sono superstiziose, compiono gesti scaramantici, a prescindere dalla loro cultura o formazione. In realtà, si deve tener presente che la cultura, la scarsa conoscenza degli eventi e la mancanza di capacità nel cogliere le sfumature e nel saper leggere le connessioni logiche tra gli eventi giocano un ruolo decisivo e determinante.

Per definizione, quindi, la superstizione è il convincimento di una peculiare associazione in assenza di argomenti validi che la sostengano come, ad esempio, credere che portare con sé un amuleto porti fortuna. Anche se ciò non è vero, alcune persone ci credono realmente. Un altro tipico esempio di superstizione è quello di  esprimere un desiderio dopo aver visto cadere una stella. Chi crede, quindi, è portato a pensare che mettere in atto determinati atteggiamenti renderà la propria vita più facile, portando successo, eventi positivi   e svolte significative. Pertanto, ogni persona può sviluppare le proprie credenze e convinzioni irrazionali del tutto personali ed originali.

La scaramanzia si palesa attraverso numerosi comportamenti. Il soggetto scaramantico, infatti, non attraversa la strada se è passato in precedenza il  gatto nero, oppure tocca ferro per scongiurare una sventura. A proposito dell’arbitrarietà delle credenze magico-scaramantiche, alcuni credono che il 13 sia un numero fortunato, altri invece ritengono che sia portatore di eventi negativi. La stessa cosa vale per il numero 17. Il funzionamento mentale di chi crede nella superstizione richiama alla mente quello del pensiero magico.

Il principio alla base della psicologia della superstizione è il condizionamento operante di Skinner che riscontrò nel famoso studio dei piccioni nella gabbia. Quando, però, la portata delle credenze irrazionali invalida la routine quotidiana e causa un disagio significativo per sé e per i propri cari, è opportuno richiedere il supporto di un terapista esperto, come lo psicoterapeuta cognitivo-comportamentale.

Dott.ssa Alessandra Bisanti, Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale

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Crediti Foto: SHUTTERSTOCK


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