Primo articolo sulla Via degli Dei: storia, cosa portare e I giorno.

Secondo articolo sulla Via degli Dei: II giorno.

GIORNO 3: Madonna dei Fornelli – San Piero a Sieve (38 Km circa)

Questa tappa permette, al camminatore, di osservare da vicino l’antico basolato romano della Flaminia militare, attraversando la linea di confine che divide Emilia e Toscana. Il Passo della Futa, i colori fantastici delle colline toscane e l’affascinante Comune di San Piero a Sieve completano la III tratta.

Partenza in salita

06:30 il suono della sveglia ci “strappa” dall’ovattato mondo dei sogni. Il giardino del “B&B dai Romani” si trasforma nel set televisivo di “The walking dead“. Gente che barcolla ovunque! Nessuna parola, di tanto in tanto si coglie qualche lamento. Pacchetti interi, di cerotti “anti vesciche“, che si dissolvono con la stessa rapidità della neve al Sole. Ci sentiamo affaticati. Fortunatamente i sette “shortini” di tequila, consumati la sera prima nel pub adiacente all’albergo, hanno contribuito a reintegrare i sali minerali persi da me, Biolko e Lory lungo il cammino. Facciamo colazione. Anzi è la colazione che “si fa” noi visto lo stato fisico/mentale con cui ci presentiamo a tavola. Salutiamo Leo e Silvia che, avendo finito i giorni di ferie a disposizione, sono costretti ad abbandonare la Via degli Dei facendo rientro alle rispettive case. Ci rimettiamo finalmente in viaggio e neanche a dirlo, si presenta dinnanzi ai nostri occhi una salita.

https://www.youtube.com/watch?v=3YaA2VJU20I

L’orso nel giardino
Sbagliamo strada nuovamente! Già proprio così! Fortunatamente la prontezza e la disponibilità di un gentil contadino ci riporta sulla retta via. Ovviamente questo imprevisto ci costringerà a percorrere un chilometro aggiuntivo di cammino. Poco importa, tanto avevamo già deciso di “allungare” la tappa odierna. Anziché fermarci a Monte di Fó, facendo solo 17 chilometri come consigliato dalla guida vista la difficoltà del percorso, raggiungeremo San Piero a Sieve (FI) facendo quindi 36 chilometri. Uno in più o uno in meno che sarà mai?! Risaliamo il fianco del monte. Salita, salita e ancora salita; un tratto abbastanza duro e impegnativo, ma anche uno dei più spettacolari. Sorpassiamo una casa con un orso in giardino. Qui si apre un piccolo dibattito a dire il vero, la prima discussione. Per Lory quell’animale enorme è, senza dubbio alcuno, un cane. Per me invece, viste le dimensioni della bestia e la mente probabilmente ancora annebbiata del mio compagno di viaggio, è certamente un orso.

La Flaminia militare

Senza aver sciolto il dubbio decidiamo comunque di avanzare, raggiungendo un punto storico/culturale davvero interessante: la cava dalla quale i romani estraevano la pietra utilizzata per costruire la Flaminia militare. Poco più avanti osserviamo, in rapida successione, dapprima il paletto simbolo del confine Emilia-Toscana e poi lei, la regina del percorso: l’antico basolato che congiungeva la colonia di Bononia a Fiesole. Due “check point” estramamente emozionanti! Il primo dal forte valore motivazionale, vista la piccola impresa fisica compiuta e il secondo a livello storico. Dopotutto stiamo ricalcando le orme lasciate dagli eserciti imperiali. Vorrei confrontarmi e disquisire, sulla valenza di questo affascinante reperto, coi compagni di cammino ma Biolko e Lory “stanno” all’archeologia come la Nutella “sta” alla dieta. Dopo mille peripezie giungiamo di nuovo sulla strada asfaltata in corrispondenza del cimitero germanico.

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L’osteria bruciata

Una breve visita del cimitero, di quelle che lasciano davvero increduli. Difficile spiegare l’aurea di tristezza che si percepisce nei dintorni della struttura, che ospita al suo interno più di 30 mila soldati tedeschi caduti sul campo di battaglia durante la Guerra Mondiale. Un momento di riflessione prima di concederci un pasto abbondante al bar/ristorante della Futa. Mai come oggi il tempo è tiranno e la distanza da percorrere notevole. Ci rimettiamo in moto. Superiamo un lungo tragitto attraverso il bosco prima di ritrovarci al passo dell’Osteria bruciata. Leggendo sulla guida scopriamo qualche macabro dettaglio e aneddoto riguardo quest’ultima. Sembra infatti che da queste parti, in un luogo non ben identificato, sorgesse un’osteria che garantiva cibo e riparo per i pellegrini di passaggio. La cosa strana? Beh a quanto pare la portata principale sembrava essere la carne umana, che l’oste otteneva uccidendo gli ospiti durante la notte. Vista la fame, molto probabilmente, Biolko un piatto lo avrebbe assaggiato volentieri. La stanchezza raggiunge livelli altissimi ma finalmente la strada in salita termina e ad attenderci troviamo la discesa, comunque impegnativa, verso San Piero a Sieve.

Finalmente San Piero!

Di nuovo civiltà, di nuovo strada asfaltata. Sta calando la sera. Rispetto agli altri giorni sulla tabella di marcia siamo molto in ritardo. Non importa! Stiamo facendo un’impresa! I nostri cuori e i nostri spiriti sono colmi di autostima. Percorriamo i sette chilometri, tutti su cemento, che ci separano dalla destinazione, la preda è vicina! Ne sentiamo l’odore! Ah no! La flautolenza è opera di Biolko, probabilmente a causa della stanchezza “muscolare”. Stanchi, molto stanchi, arriviamo finalmente da Giulia, proprietaria dell’Affittacamere Via degli Dei che, non vedendoci giungere, aveva già provveduto ad allertare il programma televisivo “Chi l’ha visto?”. Gentile, carina e ospitale ci attende all’ingresso della struttura. Si dimostra poi ancora più disponibile quando, con pazienza, ascolta i nostri racconti sulle gesta appena compiute: tanti chilometri percorsi in un’unica tappa. Carina lei! Ci asseconda. All’improvviso, dall’interno dell’alloggio, si palesa Federico. La cosa strana?! Beh lui era con noi in B&B anche la sera prima! Probabilmente voi penserete sia giunto qualche minuto prima di noi giusto? Invece no! Ci spiega di essere arrivato alle 14:00 e che, dopo aver sistemato l’attrezzatura e pranzato, ha perfino fatto un bel riposino. Il nostro castello emozionale e testosteronico crolla.

Bona-cena da Bonaugo

Comunque sistemiamo i panni a nostra volta, ci concediamo le gioie di una doccia e assieme al “distruttore” di umori (Federico) andiamo a cena da Bonaugo. Quest’ultimo, oltre che offrire eccellenti piatti tipici della cultura toscana (con ottima qualità/prezzo), è diventato oramai uno dei marchi e dei simboli lungo il percorso, in virtù anche della sua esperienza personale riguardo la Via degli Dei. Passiamo una dolce serata tra una chiacchiera e l’altra. Probabilmente anche per merito del tiramisù da 10 e lode. Si fa tardi e decidiamo di rientrare in stanza. Dobbiamo riposare e prepararci per l’ultima tappa, Firenze ci aspetta!

Domani sarà un’altra giornata durissima ma, per oggi, è arrivato il momento di salutarci!

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