Quando si parla di viaggi e storia si finisce inevitabilmente, prima o poi, a parlare di archeologia e tesori nascosti. Se amate anche il mondo del cinema il passo successivo finisce con l’indirizzarsi, per ovvie ragioni, sull’archeologo cinematografico più invidiato e apprezzato: Indiana Jones. Tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo sicuramente sognato di partire all’avventura e dare la caccia ai tesori nascosti sul nostro Pianeta.

Se nella vita reale tutto ciò potrebbe risultare complicato, nessuno ci vieta di farlo virtualmente! Siete pronti? Indossate il vostro cappello perché oggi viaggeremo a ritroso nel tempo, tornando al periodo dei conquistadores, dei pirati e dei loro galeoni!

LA STORIA

C’è stato un tempo in cui Spagna, Portogallo e Inghilterra avevano il dominio assoluto sui mari. I Galeoni solcavano gli oceani di tutto il Mondo, dai Caraibi alle Indie, trasportando beni di prima necessità che, una volta venduti, fruttavano oro. Le navi condotte da esploratori, o da conquistatori, giungevano nei porti mostrando fiere i loro vessilli. Una volta attraccate, vedevano le loro stive riempirsi di materiali preziosi derivanti dai guadagni del commercio o dalle scorrerie e razzie operate dai “conquistadores”.

Tutti conosciamo la loro storia: soldati o avventurieri, in cerca di fortuna, che portarono gran parte delle Americhe sotto il controllo coloniale spagnolo. Durante i viaggi di ritorno, verso la madrepatria, non era insolito per queste navi essere attaccate dai pirati o dai corsari rivali. Quest’ultimi ingolositi dai ricchi bottini di bordo derubavano, arrivando perfino ad affondare, le navi spagnole.

FRANCIS DRAKE E LA “GOLDEN HIND”

Famosa è la storia del corsaro inglese Francis Drake, al servizio della regina d’Inghilterra Elisabetta I, che navigando sulla “Golden Hind” attaccò con successo e derubò uno dei più grandi carichi di preziosi mai registrati a bordo di una nave. La malcapitata imbarcazione era la Nuestra Señora de la Concepción. A seguito di tale impresa venne conferito a Drake il titolo di cavaliere. Sull’esploratore britannico e i suoi tesori nascosti, esistono un’infinità di leggende di cui parleremo in un prossimo articolo.

LA “GRANDE MAPPA”

Per sfuggire alle razzie i galeoni spesso cercavano riparo in zone costiere protette dove alle volte capitava che, a causa delle correnti e del basso fondale di alcune baie, colpissero con lo scafo le rocce, o la barriera corallina, che ne causavano l’affondamento. Altre volte riuscivano a fuggire all’attacco, ma i colpi di cannone ricevuti creavano danni tali da farle affondare. In altri casi forti temporali o tempeste, finivano col far naufragare e successivamente inabissare i vascelli. Da tutti questi episodi scaturiscono i disperati tentativi, da parte dei cacciatori di tesori, di esplorare gli oceani per recuperare forzieri e lingotti dal valore storico-pecuniario immenso.

La Spagna ha stilato la mappa dei 681 vascelli e galeoni, di sua proprietà, affondati (c’e anche la caravella di Colombo) tra il 1492 e il 1898. La “Grande Mappa” sarebbe stata già definita la più grande mappa del tesoro mai esistita. Tutto ciò in onore dei fasti, del passato, di una delle più grandi marinerie mai esistite. Una ricostruzione accurata a tal punto da localizzare la posizione, indicare le cause ed elencare i carichi preziosi delle quasi 700 imbarcazioni naufragate. Tra i galeoni più famosi, col più alto valore stivato registrato, troviamo: “Nuestra Señora de Atocha”, “San José” e appunto la “Flor de la Mar”.

MEL FISHER E IL TESORO DELLA “NUESTRA SEÑORA DE ATOCHA”

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La “Nuestra Señora de Atocha” è stato uno dei galeoni più famosi della flotta spagnola, naufragato nel 1622 al largo delle isole Keys in Florida, mentre era diretto verso la madrepatria con un carico di rame, oro , argento, gioielli e tabacchi, caricati nei porti di Cartegena (COLOMBIA), Porto Bello (PANAMA) e l’Avana (CUBA). Il 6 settembre la nave venne spinta, da un violento uragano, sulla barriera corallina a Ovest di Key West. Lo scafo, gravemente danneggiato, fece affondare immediatamente l’Atocha, provocando la morte di passeggeri ed equipaggio, ad eccezione di tre marinai e due schiavi.

I soccorritori cercarono di raggiungere la carena sommersa ma i 17 metri d’acqua resero difficile il recupero del carico e dei cannoni del galeone. Ironia della sorte, il 5 ottobre dello stesso anno, un secondo uragano colpì nuovamente la zona contribuendo a sparpagliare, ancora di più, i resti del relitto. Durante i successivi 60 anni, molti gruppi di ricerca spagnoli tentarono di localizzare il galeone, ma senza successo.

Il cacciatore di tesori statunitense Mel Fisher, con l’aiuto della sua squadra, cercò la nave in fondo al mare per circa sedici anni e mezzo, scoprendola il 20 Luglio 1985. Le monete trovate, coniate fra il 1598 e il 1621, erano estremamente rare o addirittura sconosciute prima del ritrovamento. Questa è la storia di una delle navi più affascinanti dei suoi tempi e di un ex allevatore di polli che, mosso dalla passione per la ricerca dei tesori sommersi, vendette la fattoria per diventare sommozzatore e inseguire il proprio sogno.

Il valore del tesoro venne stimato intorno ai 450 milioni di dollari. Le ricerche proseguono tutt’oggi, mancando all’appello alcuni cannoni di bronzo e il castello di poppa (che dovrebbe contenere il grosso del tesoro). Nel Giugno 2011 subacquei della Treasure Mel Fisher a largo delle isole Keys trovarono un anello antico con un smeraldo, dal valore stimato di 500.000$, proveniente dalla nave spagnola.

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“SAN JOSÉ”, IL SANTO GRAAL DEI RELITTI

Il “San José” era un galeone spagnolo costruito nel 1696, appartenente alla flotta di Filippo V di Spagna. Carico di oro, argento e smeraldi, venne affondato il 10 giugno 1708 nel Mar dei Caraibi, durante dei combattimenti, a circa 30 Km da Cartagena de Indias (COLOMBIA). Le informazioni riportano di un carico disperso pari a 344 tonnellate di monete d’oro e argento e 116 scatole di smeraldi provenienti dal Perù.

Il 5 dicembre 2015 il presidente colombiano, Juan Manuel Santos, ha reso noto di aver recuperato parte dei resti, della mitica nave, annunciando anche la nascita di un possibile museo a lei dedicato. Le ricerche, iniziate nel 1981, potrebbero aver portato alla luce un tesoro dal valore inestimabile che, secondo alcune fonti, potrebbe addirittura valere miliardi di dollari. Il suo ritrovamento risulta quindi uno dei più importanti della storia, non solo del patrimonio sommerso, ma probabilmente di tutti i tempi conferendole la nomina di “Santo Graal” dei naufragi. La Spagna, la Colombia e l’UNESCO si contendono, e rivendicano, l’appartenenza della “San José”.

La scoperta è stata opera della Woods Holy Oceanographic Institution, istituzione privata di ricerca, e del robot sottomarino Remus 6000, i cui sensori sono in grado di arrivare oltre i 6mila metri di profondità. A chi appartiene il tesoro? Il presidente colombiano aveva ricevuto in dono, da uno storico cubano, una mappa che indicava il punto preciso del naufragio del galeone e ora, dopo averlo riportato in superficie, potrebbe costruire un museo-laboratorio per mostrare il tesoro a tutto il Mondo, stratagemma che permetterebbe alla Colombia di rimanere in possesso della scoperta. L’UNESCO ne rivendica il diritto di protezione. In tutto questo non bisogna poi dimenticarsi della Spagna: in fondo il galeone era di sua proprietà.

“FLOR DE LA MAR”, IL PIÙ GRANDE VELIERO DEL SUO TEMPO

Se finora abbiamo parlato di galeoni e tesori ritrovati…ora ci aspetta la parte più gustosa! Uno dei più grandi tesori del Mondo giace infatti ancora in fondo al mare. Lingotti d’oro e d’argento, pietre preziose e altri oggetti d’immenso valore, per un totale stimato di circa 3 miliardi di dollari, sono sepolti nelle profondita oceaniche.

Si tratta del tesoro della portoghese “Flor de la Mar”, il più grande veliero del suo tempo, battezzato a Lisbona nel 1502 e naufragato nello Stretto di Malacca nella notte tempestosa del 20 novembre 1511. Lunga 36 metri, era stata adibita allo scopo di viaggiare tra Portogallo e Indie per trasportare merci e spezie. Partecipò a viaggi e guerre che videro la conquista della Malesia e successivamente di Goa (INDIA). Capitanata dal cugini di Vasco da Gama, Estevao da Gama, un grande navigatore e esploratore del tempo. Ma il viaggio verso la madrepatria per trasportare le ricchezze trafugate al Sultano di Malacca (attuale Malesia) fu l’ultimo. Si parla di 200 casse piene di oro e diamanti che hanno spinto gli uomini, nel corso degli ultimi 500 anni, a raggiungere le terre d’Oriente per tentarne il recupero.

Nel 2014 almeno due compagnie di salvataggio avrebbero avvistato il relitto vicino alla città portuale di Semerang (INDONESIA), ma le voci vennero smentite dalle autorità locali. Fatto certo è che della nave non si hanno tracce, ed essendoci almeno tre Paesi a rivendicarne il pieno titolo di proprietà, chi dovesse riuscire nell’intento di recuperare il tesoro, dovrà prepararsi a lunghe battaglie legali, proprio come nel caso della “San José”.

Cosa ne pensate? Dite che presto avremo notizie anche sul ritrovamento ufficiale della terza nave in questione? Del resto non c’è due senza tre! Tutto è possibile staremo a vedere! Noi di OA Plus vi terremo sicuramente aggiornati.

Per oggi la nostra caccia ai tesori finisce qui. Vi do appuntamento al prossimo articolo.

Cercate un’altra avventura? Mai sentito parlare delle “Uova di Fabergé”?

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Crediti Foto: Shutterstock.com

 


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