Tutti voi avrete visto Venezia almeno una volta nella vostra vita ma forse non tutti conoscono il cosiddetto “giro dei bacari”.

Che cosa sono i “bacari”? Sono dei piccoli bar storici di Venezia dove si può degustare “un’ombra de vin (un piccolo bicchiere di vino) accompagnato da dei favolosi “cicheti (piccoli crostini di baccalà mantecato, pesce crudo, sarde “in saor”, salumi ma anche tante altre piccole prelibatezze. Dal latino ciccus piccole quantità). La spesa varia in genere dagli 1 ai 3 euro per “l’ombra”, idem per il “cicheto”. Molti servono anche il caratteristico  “spritz” che ormai ha preso piede in tutti i bar italiani e  molti non sanno, che ha proprio origini veneziane. Il vero spritz veneziano è composto da vino bianco, bitter, acqua gassata e una fetta d’arancia. Tuttavia questo cocktail viene spesso consumato nelle versioni Aperol Spritz, nato tra Padova e Venezia all’inizio del Novecento, e Campari Spritz. 

La parola “bacaro” deriva da Bacco, Dio del vino o da “far bacara”, in veneziano, “festeggiare”. E la parola “ombra” da cosa deriva? In passato i vinai vendevano il vino in piazza San Marco e per proteggerlo dal calore del sole, seguivano l’ombra del campanile. Dai qui deriva il nome “ombra de vin”.

C’è una vera e propria cultura intorno ai “bacari” ed esistono vere e proprie mappe e percorsi e addirittura un’app in materia, dal nome “i bacari”, contenente mappe, recensioni, menù, etc…

Ci sono quelli più “in”, frequentati dai veneziani, quelli più turistici e quelli “low cost” molto frequentati dagli studenti. Tutti davvero molto validi e da provare almeno una volta in compagnia di amici, o anche, perché no, in coppia nella meravigliosa romantica Venezia.

Sono andata per voi a fare il famoso “bacaro tour e dato che ce ne sono veramente tantissimi, mi sono fatta un po’ guidare dai consigli di alcuni amici veneziani.

E così, appena uscita dalla stazione, superato il Ponte degli Scalzi, ho girato a destra e dopo pochi metri mi sono fermata nel primo “bacaro”, gestito da due veneziani doc, che, quando gli ho chiesto se potevo fare una foto da pubblicare nel mio articolo, mi hanno risposto: “noi non creiamo mai problemi a nessuno”. E così ho conosciuto e provato il “Bacareto da Lele”, molto frequentato dagli studenti perché “l’ombra” costa solo 0,70 cent. e il “cicheto” 1,20 euro. Il vino rosso che ho provato era molto profumato e i “cicheti” squisiti. Pienamente soddisfatta della partenza, ho deciso di intraprendere il classico giro turistico verso piazza San Marco. E così, attraverso calli e ponticelli, ho avuto la fortuna, in Campiello de la Scuola, di imbattermi in the spirit of Murano, un’installazione artistica della storica azienda Seguso, riproducente fazzoletti in vetro di murano, con versi incisi dell’artista e poeta Giampaolo Seguso, ad ingresso gratuito situata presso la Scuola Grande S. Giovanni Evangelista.

Proseguendo ho deciso poi di fermarmi al bacaro “All’Arco”, dove i “cicheti” sono per lo più di pesce crudo, come la ricciola, il gamberone rosso, e poi il classico baccalà, che lo ritroviamo in tutti i “bacari”, cucinato in vari modi, mantecato, alla vicentina, all’aglio.

 

Di fronte, ho potuto provare lo storico “i do Mori” dove i prezzi, avvicinandosi alla zona turistica, iniziano un pochino a salire. Ottimo anche quest’ultimo, con prelibatezze che vanno dalle fritture varie, al pesce, ai salumi, e naturalmente, le solite ottime “ombre”.

Non è noto quanti siano i “bacari” di Venezia, ma è invece certo che si debba bere in modo sano e consapevole e così ho deciso di fare una pausa approfittando della Biennale e mi sono diretta verso l’Arsenale per visitarla.

Nel tardo pomeriggio, facendo ritorno verso la stazione, ho deciso di fermarmi al “Bacarando”, dove ho potuto riprendere il mio giro con una bella “ombra” accompagnata da mozzarella fritta con ripieno di acciuga e cestino di piovra.

Ho chiesto il prezzo della gondola perché iniziavo ad essere un po’ stanca e il gondoliere mi ha proposto un percorso di 20 minuti per 80 euro. Ma dato che avevo deciso di proporvi una gita godereccia a basso costo, vi garantisco che c’è anche un bel vaporetto che con 7 euro vi accompagna dove volete. A vostra scelta se optare per il giro romantico col gondoliere o il giro economico col vaporetto.

Sono tornata al Campo dei Tolentini nella speranza di trovare ancora aperto il “Bacareto da Lele”, che mi aveva tanto entusiasmata, ma purtroppo era chiuso. Allora uno studente messicano della Ca’ Foscari mi ha consigliato il “bacaro” accanto, l’”Arcicchetti Bakaro”, dove ho potuto degustare, sempre a prezzo modico, del buon vino e delle tartine di gorgonzola miele e noci e dato che i “bacari” sono barettini piccolissimi dove è quasi impossibile sostare all’interno, la ragazza gentilissima che vi lavorava mi ha accompagnata col piatto e il bicchiere sui gradini della chiesa di fronte e mi ha allertata contro i gabbiani, che, dice, sono sempre pronti a rubarti il cibo anche dalle mani.

E così ho condiviso un po’ di cibo anche coi gabbiani, sentendomi comunque anche un po’ ospite in casa loro ed ho concluso poi il mio giro nei pressi della stazione, a soli trenta minuti dalla partenza del mio treno, dal “Vecio Biavarol”, in Santa Croce, per l’ultima “ombra” di rosso e un “cicheto” con lingua e tartufo.

E così si conclude il mio giro dei “bacari” con una corsa verso il treno.

Pensate che questa tradizione veneziana è diventata una moda internazionale e così, anche in altri stati ha preso piede l’aperitivo, coi “cicheti veneziani”. Nel resto d’Italia invece hanno preso piede le tapas della cucina spagnola, ma potendo scegliere, io sto coi “cicheti” veneziani.

E voi?

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