Oggi in più di duecento città russe si sono tenute manifestazioni di protesta per chiedere che Alexei Navalny, alla terza settimana di sciopero della fame, riceva le cure mediche richieste senza ostruzionismi.

Il giorno prescelto era quello del discorso del presidente Vladimir Putin sullo stato della federazione, per mostrare anche l’altra faccia della politica russa, quella che non si allinea con le metodologie attuate dal Cremlino.

Le manifestazioni, che non erano state autorizzate, hanno visto almeno 1000 arresti, con la polizia che ha preventivamente incarcerato alcuni esponenti dell’opposizione anti-Putin, tra cui l’alleata di Navalny Lyubov Sobol, giurista della Fondazione anti-corruzione, e la portavoce Kira Yarmish, che era già agli arresti domiciliari ed è stata fermata dalla polizia sulla soglia di casa, mentre usciva – nell’ora in cui è concesso – a fare compere. “La detenzione dei sostenitori di Alexey Navalny prima delle proteste programmate in Russia sono deplorevoli. Le autorità devono rispettare il diritto di riunione. esorto affinché a Navalny siano concesse le cure mediche necessarie e di qualità, e che sia rilasciato dalla detenzione”. Così commenta il presidente del consiglio europeo Charles Michel su twitter.

Gli esperti dell’Onu temono che Navalny ‘sia in grave pericolo’, e auspicano che possa essere curato e seguito all’estero.

Secondo la Ong Ovd-info in almeno venti città russe la polizia ha condotto perquisizioni e fermi anche i giorni scorsi, e a San Pietroburgo hanno setacciato tutte le proprietà di Navalny.

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Foto: LaPresse


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