“Siamo innocenti, questo non cambia“, ha dichiarato Franco Mottola alla fine dell’udienza

Secondo la ricostruzione dell’accusa, quella famosa sera dell’1 giugno di 21 anni fa, in cui Serena Mollicone, allora 19enne, si recò in caserma dei Carabinieri, venne scaraventata con brutale violenza, a seguito di un litigio, contro l’anta della porta da Marco Mottola, poi lasciata agonizzante per quattro-sei ore fino a quando non morì soffocata a causa del nastro adesivo appositamente messo per sigillarle bocca e naso. Il violento colpo contro la porta le provocò alcune fratture craniche ma poteva ancora essere salvata, questo quanto si apprende dalla perizia del medico legale di parte. Fu lasciata, invece agonizzante, per quattro-sei ore prima di essere uccisa dal nastro adesivo che gli era stato applicato sulla bocca e sul naso e che le provocò la morte per soffocamento. Sei lunghe ore dove la Mollicone ha lottato tra la vita e la morte con tutte le forze dei suoi soli 19 anni.

Secondo la requisitoria, la ragazza andò in caserma per recuperare dei libri che aveva lasciato in auto e lì, secondo l’accusa, venne aggredita da Marco Mottola con cui fu vista poco prima da un testimone, avere un diverbio in un bar. Fu la testimonianza del brigadiere Santino Tuzi, che riferì agli inquirenti di aver visto entrare Serena in caserma e di non averla vista più uscire a gettare ombre sulla famiglia dell’allora maresciallo Franco Mottola. Da quella sera la caserma dei Carabinieri di Arce fu sotto gli occhi dei riflettori. Un cold case trattato più volte da trasmissioni come ‘Chi l’ha Visto?’ e ‘Quarto Grado’. Questa testimonianza però, portò alla morte il brigadiere Tuzi, istigato al suicidio dai suoi colleghi che sapevano e che lo incoraggiavano a ritrattare. Difatti, la procura di Cassino ha chiesto la condanna non solo a 30 anni per l’allora comandante della caserma, Franco Mottola, a 24 per il figlio Marco e a 21 per la moglie Anna Maria, con l’accusa per tutti di concorso in omicidio volontario (nella ricostruzione dei pm sarebbe stato Marco Mottola ad uccidere la ragazza e i genitori si sarebbero invece occupati dell’occultamento del cadavere, ritrovato poi in un boschetto vicino al piccolo paese della Ciociaria), ma anche 15 anni per Vincenzo Quatrale, all’epoca vice maresciallo e accusato di concorso esterno in omicidio, e 4 anni per l’appuntato dei carabinieri Francesco Suprano a cui è contestato il favoreggiamento.

Serena fu ritrovata la mattina del 3 giugno 2001 il corpo in posizione supina in mezzo ad alcuni arbusti, la testa, con una vistosa ferita, avvolta in un sacchetto di plastica, mani e piedi legati con scotch e fil di ferro, nastro adesivo anche su naso e bocca. La richiesta di risarcimento danni dell’avvocato Dario De Santis in memoria di Guglielmo Mollicone, padre di Serena morto nel 2020, ammonta a 5 milioni di euro.

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Crediti foto: frame da video YouTube


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