Mala tempora currunt. Un allarme sociale, politico, ambientale a cui tanti cantanti e artisti si sono uniti in questa epoca caratterizzata da instabilità e da un futuro improvvisamente fattosi a tinte fosche. E proprio in questo solco si inserisce l’ultimo lavoro di Willie Peyote, “Iodegradabile“, il primo del rapper torinese con una major come Universal che lo ha voluto a tutti i costi nel proprio roster dopo il clamore suscitato dal precedente disco, “Sindrome di Tôret“.

Un ritorno atteso, soprattutto dopo l’interessante antipasto di “La tua futura ex moglie” e “Mango”, che hanno fatto da traino. Un disco decisamente più suonato del precedente, con tante influenze provenienti dal rock inglese. Non più puro hip hop (ma non temano i fan, Willie rimane sempre un rapper, come rivendicato in “Mango”), ma un disco più vario e sfaccettato, che nella totalità risulta assolutamente convincente.

A fare da filo conduttore il tema delle relazioni umane mai come in questo periodo soggette a quella “obsolescenza programmata” che fino a poco tempo fa sembrava prerogativa delle macchine: colpa della pervasività dei social, che porta tutti a mettersi in mostra (“Catalogo“) e a basare la propria felicità sul riscontro ottenuto proprio in questi ambienti. I famosi “15 minuti di celebrità” di wharoliana memoria, nuova divinità in nome di cui sacrificare ogni cosa fino a perdere del tutto il contatto con “chi sei veramente” (“Quando nessuno ti vede“): la vetrina virtuale – esemplificata anche dall’artwork di copertina a “Fresh Meat” di Sadler – diventa quindi una sorta di realtà parallela in cui tutto funziona magicamente finché una tastiera e uno schermo fungono da mediatori, ma che altrettanto inesorabilmente è destinata alla distruzione non appena la conoscenza si fa più profonda.

Non manca anche la critica, tanto ironica – come marchio di fabbrica del Peyote che ancora una volta si rivela abilissimo tessitore di parole e incastri – quanto amara e rabbiosa alla politica di oggi. Non una novità rispetto a quella che era “solo far carriera” cantata da Guccini in “Dio è morto“, ma con un ancora maggior ricorso alla ricerca spasmodica del consenso facile, parlando non al cervello dell’elettorato ma alla sua pancia, scegliendo la strada meno tortuosa e più rapida e ricorrendo massicciamente all’utilizzo di fake news o venditori di fumo spacciati per intellettuali con il solo obiettivo di cercare il capro espiatorio da usare come miccia per far scoppiare una pericolosa guerra fra poveri (“Mostro“).

VOTO: 7/10

AGGETTIVO: DISTOPICO

TRACKLIST

1.Intro
2.Mostro
3.La Tua Futura Ex Moglie
4.Quando Nessuno Ti Vede
5.Catalogo
6.NCQ Skit
7.Che Peccato
8.Miseri
9.Cattività
10.Mango
11.Equitalia Skit
12.Semaforo (Bonus Track)

ALBUM: IODEGRADABILE

ARTISTA: WILLIE PEYOTE

ANNO: 2019

ETICHETTA: UNIVERSAL MUSIC ITALIA

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