Di Marta Scaccabarozzi
Leo Caleo è in costante viaggio alla scoperta di nuovi mondi. Noi della #NewMusicThursday abbiamo deciso di percorrere una tratta di questo itinerario fatto di musica per farci raccontare alcune succose novità, come il singolo “Asteroidi”. Ecco l’intervista.
Leo Caleo, un disco all’attivo di matrice blues e ora una rinascita inaspettata. E’ un po’ come se fosse un nuovo esordio, il tuo: come ti senti, all’alba del tuo ritorno sulle scene?

Mi piace questo senso di novità e quindi sì, accolgo la vostra domanda e lo considererò come un nuovo esordio.
Certo è vero che non posso rinnegare i concetti e le logiche radicate nel mio passato musicale, ma sono straordinariamente colpito da ciò che mi sta trasmettendo questa mia nuova scoperta emotiva e la abbraccio fortemente.
Finalmente dopo due anni di silenzio, posso felicemente tornare a respirare un po’ d’aria buona e a rimettermi in gioco in questo grande universo.

“Asteroidi” segna un cambiamento radicale rispetto al passato, come detto. Ma tu, quanto sei cambiato?

Negli ultimi due anni sono cambiato molto.
Sicuramente sono maturato in molti aspetti personali della mia vita, che si legano inevitabilmente a ciò che scrivo e che compongo.
L’avanzamento d’età porta sicuramente maggior consapevolezza e senso di responsabilità e ad oggi mi sento  più responsabile e attento anche in quello che faccio artisticamente.

Per noi che in anteprima abbiamo avuto la possibilità di ascoltare il tuo nuovo singolo, è stato bello trovare qualcosa di diverso rispetto alle proposte che proliferano sul mercato; in “Asteroidi”, anche il mix sembra risentire di una precisa scelta poetica ed estetica. Ci racconti un po’ come nasce il pezzo?

L’anima di Asteroidi non nasce diversamente da tutti gli altri brani che ho scritto fin’ora.
Nel corso del tempo ho subìto mutamenti e trasformazioni che mi hanno portato a sviluppare l’idea della canzone in modo più completo e centrato.
La possibilità di poter registrare tutto in maniera indipendente mi ha permesso di sperimentare in totale libertà, senza compromessi e toccando ogni tasto dolente delle mie emozioni.
Il sound ha semplicemente seguito il nuovo flusso compositivo, assumendo una forma totalmente nuova, rispecchiando senza dubbio il mio amore verso il suono Lo-Fi.

Torniamo ad un lato più tecnico. Qui sopra abbiamo accennato al missaggio del brano, che in coda si apre ad un’esplosione sinestetica di suoni e colori;  perché la scelta di tenere tutto il sound del brano così filtrato e compassato, tranne che sul finale dove tutto riacquista la sua brillantezza originale? Oggi, mi ricorda molto quello che fa sui suoi brani Andrea Laszlo De Simone.

Come dicevo prima, la scelta non è stata casuale, ma ho intenzionalmente cercato di ricreare quel sound retrò, quasi “sporco” e misterioso che mi ha sempre attirato.
Fortunatamente lavoro da anni con Giacomo Lorè, che oltre essere un grande amico ha una competenza in ambito di fonica incredibile, sopratutto per quello che riguarda la ricerca del vintage.
Il suo aiuto è stato fondamentale per sviluppare e concretizzare le sonorità che fin da subito avevo solo idealizzato.
Un doveroso riconoscimento lo devo anche a Josh Bonati del “Bonati Mastering NYC” che ha realizzato un master davvero impeccabile, mettendo in risalto proprio questa caratteristica sonorità.

E dal punto della scrittura, invece? Quali sono i tuoi riferimenti più importanti?

Premetto di aver scoperto la musica italiana molto tardi, forse anche perchè mio padre ha sempre cercato di trasmettermi l’anima musicale d’oltreoceano:
Gruppi come Pink Floyd, Eagles, Dire Straits e moltissimi altri.
Con il tempo ho avuto l’esigenza di “riscoprire”  e “riscoprirmi” nel panorama italiano sopratutto per quello che riguardava i testi.
Sono stato folgorato particolarmente da cantautori del calibro di Niccolò Fabi, Samuele Bersani, Lucio Dalla ( e anche qui potrei citarne molti altri ), ma anche dalle proposte della “nuova” generazione come Giovanni Truppi e Andrea Laszlo De Simone che gentilmente mi avete ricordato nella domanda precedente.

Qualche aneddoto a rendere ancor più speciale “Asteroidi”? Non so, raccontaci dei segreti che speravi rimanessero in studio di registrazione, e che invece ti tocca confessare a noi del MEI!

In studio di registrazione succede sempre di tutto.
Per qualche strana ragione sono costantemente colpito da catastrofi naturali che mi circondano ogni volta che varco la porta del “GLab studio”, ovvero lo studio di registrazione dove ultimo le mie pre produzioni.
In modo totalmente innocente, sono riuscito a fare esplodere una valvola del banco analogico, a mandare in crash ProTools, a fare esplodere il registratore a nastro, ho creato fruscii misteriosi ed ho portato il temporale d’estate. Insomma, se ci tenete alla vostra vita, non vi auguro di assistere ad una seduta di registrazione con me.

Domani esce “Asteroidi”, il nuovo (primo) singolo di Leo Caleo. Dacci un motivo per ascoltarlo, o quanto meno fai salire in noi l’urgenza di una necessità che non sapevamo di avere!

Ascoltatelo o uno sciame di asteroidi cadrà immediatamente sulle vostre teste!
Sono stato abbastanza convincente?
Scherzi a parte, credo che in un momento particolare come questo “Asteroidi” sia un buon antidoto per rincuorarsi e rinforzarsi da tutte le restrizioni umane a cui siamo purtroppo costretti ad ubbidire, cercando di mantenere viva la fiamma emotiva che scalda la nostra sensibilità e che dovremmo cercare di non far spegnere mai.

LEGGI QUI L’ARTICOLO ORIGINALE SUL SITO DEL MEI.

 

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Crediti foto: Mei


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