La psicologia della percezione, o Gestalt, legata a doppio filo con l’Arte, indaga lEffetto Venere. Ovviamente il tema è trattato anche dalla psicanalisi, e pittori, fotografi e registi lo mettono costantemente “in scena”. L’articolo di oggi non ha sicuramente la pretesa di esaurire un’indagine di questo tipo ma ci sono un paio di saggi che vorrei segnalarvi, proprio per “leggere” la mostra di oggi con un sguardo più profondo: la prima è La distanza amorosa. Il cinema interroga la psicoanalisi” (Ed. Quodlibet), di Rosamaria Salvatore, docente di Cinema e Psicanalisi all’Università di Padova, autrice di diversi saggi e membro della Scuola lacaniana di psicanalisi. Citando l’autrice, è importante “guardare all’opera artistica come scenario privilegiato per cogliere elementi strutturali che ordinano e regolano alcuni momenti della concettualizzazione psicanalitica”, non appunto per analizzare o diagnosticare l’Arte e i suoi Autori, quanto per riflettere sulle opere con uno sguardo più aperto.

Pensare con lo sguardo, sembra un gioco di parole ma se dovessi ritrarne il meccanismo comincerei da un grande occhio sopra al cervello, a cavallo tra i frame di Buñuel (“Un chien andalou”, 1929) e l’ormai pop-icona degli Illuminati.

Frame dalla sequenza del taglio dell’occhio nel film

 

L’Effetto Venere sopracitato è quel peculiare effetto psicologico insito in molti quadri, a partire dalle “Veneri” più conosciute: Venere allo specchio di Tiziano, 1555, Venere allo specchio del Veronese, 1585, Venere allo specchio di Rubens, 1615 e Venere e Cupido di Velàzquez, 1648. Lo spettatore vede subito dee sensuali e voluttuose che, davanti ad uno specchio e, apparentemente innamorate (solo) di se stesse, si perdono nella propria immagine riflessa, quasi mangiandosi con gli occhi (aggiungiamo una bocca al disegno occhio-cervello e formiamo il famoso triangolo?). Lo sguardo e la bocca si vampirizzano a vicenda, con la “complicità” del cervello.

il triangolo degli Illuminati da me rivisitato “vede” occhio-cervello-bocca in relazioni biunivoche

 

E invece c’è qualcosa che queste/i protagonisti amano più del guardarsi: l’essere guardati. Se l’osservarore vede il volto di Venere nello specchio, la dea sta effettivamente guardando verso di lui e il pittore (ricordiamoci che anche l’artista ama essere guardato dai suoi personaggi!). Inception diremmo oggi, o “sguardo di rimando”. In quelle tele c’è indagine, provocazione, sensualità, narcisismo (no, oggi non parleremo di questo Mito ultra quotato!) e un accenno di regia cinematografica ante-litteram. Invece nell’immenso ciclo di arazzi fiamminghi ora a Parigi “La dama e l’unicorno” dedicati ai sensi, è l’animale mitologico ad ammirarsi: l’unicorno nel ciclo “La Vista” si contempla in uno specchio retto dalla dama, seduta con le zampe dell’animale in grembo. 

Venere allo specchio - Peter Paul Rubens (1615)
Venere allo specchio – Peter Paul Rubens (1615)

 

Per quanto riguarda il cinema, gli esempi di questo gioco di sguardi sarebbero infiniti ma è interessante notare che, più di tre secoli prima della nascita del cinema, anche i pittori erano riusciti a ritrarli.                      Lo sguardo torna sempre, come fossimo in un panopticon esistenziale. Non serve essere artisti riconosciuti per sentire il bisogno di guardarsi, piacersi, ed essere guardati. Però se c’è una cosa che l’Arte tout court può fare è raccontare e istituzionalizzare le ombre della psiche, come a renderci più tollerabili fragilità, impulsi e disagi.

Altra lettura interessante per approfondire un argomento, che per motivi di tempi e spazi è impossibile trattare con un solo articolo, è “Lo sguardo che spazia. Storia e teorie della percezione in arte e architettura” di Paolo Amaldi” (Le Monnier Università). Il testo racconta, a partire dall’idea platonica e aristotelica dell’uomo nello spazio, ora dentro, ora fuori di esso, come l’opera porti a essere fruita in un certo modo, “plasmando” lo spettatore che è ontologicamente ricco di aspettative e intenzioni già prima di vederla. Arriviamo ad oggi. Ad un mondo in cui lo spettatore è facilmente artista o meglio, creator. Siamo tutti possessori di mezzi creativi e, se il mezzo è il messaggio, nel 2021 ognuno di noi possiede un arsenale di immagini e parole decisamente potente. Sarebbe certo interessante capire poi come produrre l’Arte quando sembra che tutto sia stato fatto e come usarla. L’esposizione online Lo specchio di Venere – una selezione di autoritratti (e autoscatti) d’artista racconta una prospettiva di Arte democratica, in cui i content creator, come si dice nel gergo social, impugnano l’arma di pixel, grafica o tela per comunicare se stessi nel mondo. Anche se c’è un distinguo da fare: mentre scattiamo un selfie abbiamo sempre il controllo della nostra immagine al momento dello scatto, mentre nell’autoritratto fotografico l’immagine sfugge al nostro controllo, inermi di fronte al suono dell’otturatore della fotocamera. La narrazione visiva, a dispetto dello scorrimento su un desktop o dispositivo mobile, è in orizzontale, in un susseguirsi di colori, luci, caricature, segni onirici, minimali e subliminali. Questa mostra online credo sia un punto a favore della democrazia dell’arte: accanto a illustri nomi dall’importante tratto e vissuto, ci sono nuove leve con esperienze di sè impresse come nella camera oscura di Blow Up. E anche in quel processo creativo, probabilmente, “si pensa con l’occhio”. Quello che vedrete nella mostra sarà la selezione di autoritratti di 19 artisti diversissimi tra loro, noti ed emergenti, chi visual, chi pittore, chi grafico, chi (come la sottoscritta, ci sono anch’io) musicista e performer.              E, anche se online, iniziative come queste sono traccia di futuro per creare comunità fra artisti. Lo sguardo di Venere ci mette alla prova ma unisce, anche.

Mesi fa il curatore Luca Fontana aveva iniziato a ideare la mostra con l’obiettivo di un vernissage durante il week end di Arte Fiera 2021 ma la pandemia in corso ha reso impossibile una mostra dal vivo.
In accordo con la Galleria Millennium si è deciso l’opening nella data simbolica del 29 gennaio, ospitata sul sito Fontana Fine Art
Gli artisti: Karin Andersen, Bruno Benuzzi, Totò Cariello, Nicola Corona, Danilo Danisi, Raimondo Galeano, Nino Galogre, Gabriele Lamberti, Giorgio Lupattelli, Susanna Lupi, Luigi Mastrangelo, Massimiliano Marchese, Rebecca Michelini, Fabrizio Passarella, Gianni Pedullà, Estella Sahara, Alice Ricci, Franco Savignano, Angelica Sisera.

Per visitare la mia pagina nell mostra virtuale: https://www.fontanafineart.it/lo-specchio-di-venere/51-angelica-sisera

 

Clicca qui per mettere “Mi piace” alla PAGINA OA PLUS

Clicca qui per iscriverti al GRUPPO OA PLUS

Segui OA PLUS su INSTAGRAM

TAG:
arte artefiera Cinema mostra

ultimo aggiornamento: 30-01-2021


Gamestop: l’epopea dei pesciolini contro gli squali della finanza

Sanremo 2021, la proposta di Matteo Bassetti per il pubblico in presenza: “Mandiamo 200 sanitari vaccinati”