«Io sono nato nero e sono nato a Miano, suono il sax tenore e soprano, lo suono a metà strada tra Napoli e il Bronx, studio John Coltrane dalla mattina alla sera, sono innamorato di Miles Davis, dei Weather Report e in più io ho sempre creato istintivamente, cercando di trovare un mio personale linguaggio, non copiando mai da nessuno…il mio sax porta le cicatrici della gioia e del dolore della vita. »

James Senese in “Je sto ccà. James Senese” di Carmine Aymone, 2005

Stasera, sul palco del Primo Maggio in Piazza Maggiore a Bologna, saliranno James Senese & Napoli Centrale

James Senese: Voce, sax tenore e soprano, Akai Ewi5000;  Fredy Malfi: Batteria & Cori;  Rino Calabritto: Basso; Lorenzo Campese: Tastiere

La città felsinea ha da sempre un rapporto privilegiato con questo grande Artista globalpartenopeo, leader di uno dei movimenti più vivi e longevi, Neapolitan Power, che spesso ha suonato su palchi storici della città, come Bravo Caffè, Estragon, o la scorsa estate per la rassegna “Verdi Viva” e oggi in Piazza Maggiore. Andare a sentire James Senese è un’esperienza non solo uditiva ma sinestesica in toto: la sua musica abbraccia l’anima e viaggia tra spazio e tempo, oltre ogni genere musicale. Perchè suonare è coltivare, disegnare nuove sonorità, l’Artigianato più puro e sincero. Durante uno show di Senese si viene elettrizzati da scariche cromatiche che viaggiano tra volt e pezzi di mondo: world music sì, ma anche riscoperta delle radici.
Per capire da dove provengono le note cosmopolite che del sax e della voce di Senese dobbiamo infatti tornare indietro al 1945: con la resa delle truppe tedesche e fasciste la Guerra è appena finita e a Miano, quartiere della periferia nord di Napoli, nasce Gaetano Senese, figlio di un soldato afroamericano di nome James Smith e della napoletana Anna Senese.

NEAPOLITAN POWER E I NAPOLI CENTRALE 

Gaetano, aka James inizia presto la sua carriera di sassofonista, militando a Napoli in molte storiche formazioni con Vito Russo e Mario Musella (il “Nero a metà”, a cui Pino Daniele nel 1980, poco dopo la sua scomparsa, dedica uno dei dischi italiani più belli di sempre e a cui Enzo Avitabile dedica “Dolce Sweet M.”), con cui fonda gli “Showmen“.  Nel 1975 Senese fonda i “Napoli Centrale” col batterista ed ex compagno degli Showman Franco Del Prete, autore anche di diversi testi per la musica di Senese. Nel gruppo militano nei primi anni il tastierista americano Mark Harris e il batterista inglese Tony Walmsley, poi dal 1978 Pino Daniele e molti altri. Curiosità: con Senese, Joe Amoruso, Rino Zurzolo, Tony Esposito e Tullio De Piscopo negli anni ’80 nacque la “Superband”, i leggendari che accompagnarono in tour Pino Daniele (e il suo “mediterrean Blues”) e con lui registrarono i primi grandi dischi.  Insomma stiamo parlando di Neapolitan Power, un Movimento, un “collettivo”, un nuovo genere: il groove napoletano si fonde in funk, blues, jazz, afrobeat, fusion, “pop” americano come il twist e l’armonia partenopea, in un grande meltin’ pot di anime e melodie del tutto inedito fino ad allora in Italia.

Nel 1975 esce il primo album omonimo, “Napoli Centrale”, in cui sono spiccano le celebri “Campagna” e  “Vecchie, Mugliere, Muorte e Criaturi” che si fanno portavoce di forti temi sociali come la povertà, l’emigrazione, lo sfruttamento e il passaggio ad una società industriale spesso “nociva”.  Nel ’76 con il grande successo dell’album “Mattanza” (ricordiamo i brani Sangue Misto e Simme Iute E Simme Venute) la band partecipa al prestigioso Montreux Jazz Festival”. Non tutti sanno che il tecnico del suono per quest’album è Bobby Solo. Nel ’77 con “Qualcosa ca nun more” fa il suo ingresso nel gruppo al basso quello che sarà poi “fratello d’anima” di Senese: un giovanissimo e semi sconosciuto Pino Daniele, di cui Senese ricorderà sempre l’amicizia e il valore immenso e che non manca mai di omaggiare durante i concerti. Si aggiunge alla band Ciro Ciscognetti alle tastiere. Qui i brani di punta sono O Nemico MioA musica mia che r’è o Nun Song Na Vacca.

 

JAMES IS BACK!

Esce lo scorso anno il nuovo album “James Is Back” con l’attuale formazione dei Napoli Centrale. James non se n’è mai andato. Centinaia di concerti in tutta Italia e all’estero e una firma sul sax riconoscibile. 50 anni di carriera, oltre 40 dischi e singoli, collaborazioni leggendarie, e ancora stupisce, con la disinvoltura e autenticità che solo un grande Artista può avere.

Al concerto non manca in scaletta il pezzo cult “E’ na bella jurnata”, dall’album del 1994 ” ‘Ngazzate nire”.
E’ evidente lo smisurato amore per John Coltrane nei soli di sax di Senese, che fa vibrare semplici pentatoniche ma rapide e ripide, ripetendole su un climax dinamico sempre più estremo nello sviluppo dei pezzi, Coltrane docet. Alla ricetta della cucina senesiana si aggiunge l’ingrediente della modalità, ereditata dall’altra grande fonte d’ispirazione, Miles Davis, con i Weather Report (di cui hanno fatto parte personalità come Joe Zawinul, Wayne Shorter, Jaco Pastorius), con cui nel 1975 ha anche l’occasione di suonare a Roma. Va menzionata anche “Malasorte” (musica di Senese, testo di Del Prete) contenuta nello stesso album, dedicata a Napoli, interpreta tutta la sofferenza di una città tradita perché da sempre lasciata sola a se stessa.


L’orgasmo gastro-melodico arriva ogni volta che sentiamo le scale napoletane, magistralmente quanto istintivamente usate come condimento finale. Senese ricerca ed esprime prima di tutto melodie chiare e riconoscibili che allo stesso tempo fioriscono su territori sofisticati o davisianamente modali e nella popolarità delle “pentatoniche napoletane” la sua musica vuole essere comunicativa e significativa, da sempre portavoce di tematiche sociali attraverso sonorità internazionali. Resta una vena di dolceamaro e satira, che caratterizza il grande carattere partenopeo.

Ricordo il finale di un suo concerto al Bravo Caffè con ‘A Pansè, uno standard della canzone classica napoletana interpretata già da Renato Carosone, pianista classico e jazz, cantautore e uno dei più grandi interpreti della canzone napoletana dal secondo dopoguerra agli anni ’90 (di cui James Senese ha sicuramente metabolizzato la lectio ascoltando le sue canzoni fin da bambino). Carosone ha infatti inevitabilmente influenzato la musica di tutti quei grandi musicisti napoletani che come Musella, Senese e Daniele l’hanno poi rivoluzionata.

Tornando invece a “James Is Back”, Senese stesso racconta le emozioni e le motivazioni che hanno ispirato il disco:

Nella società attuale è diventato molto difficile far prevalere il bene sul male e ancora più complesso è parlare alle persone per cercare di far capire loro quella che per me è la strada giusta, quella dei sentimenti. Ogni persona ha un proprio Credo, non siamo tutti uguali e ognuno costruisce il proprio mondo in modo differente ma uno dei problemi principali è che vi sono persone che hanno velleità dominanti. Per realizzare questo lavoro discografico ho guardato un pò dappertutto, per trovare una voce comune che potesse entrare nel cuore della gente. E’ un disco molto sofferto ma pieno d’amore. Ed è proprio l’Amore quello che io cerco in ogni momento della mia vita e della mia arte. Il lavoro che ho fatto è stato di cercare un unico suono: quello della verità, il mio essere nero e bianco… per potermi ritrovare, e rintracciare la mia identitàLe canzoni di questo album mi danno una carica  emozionale notevole, per me rappresentano il presente ma anche il futuro. Ci sono alcuni brani che io amo più’ degli altri, sicuramente il primo singolo che sceglierò tra i primi due che elenco: Je Sone; James is back; L’america; ‘O meglio amico mio; Jesce fore. Questi mi danno una carica emozionale notevole, per me rappresentano il presente ma anche il futuro. Sembrano  canzoni ma vanno oltre; sono lo specchio della mia vita. In questi brani si sente il soffio del mio cuore.

La voce di Senese è avvolgente, calda e torrida e graffiante al tempo stesso, come le melodie che escono dal suo sax. Fil rouge della sua musica è la contaminazione nei loro pezzi tra sacro e profano, jazz e canto popolare con sonorità elettroniche a cui, man mano che cresce la tensione e l’attenzione uditiva del pubblico (come fosse tutto “spontaneamente programmato”, in puro stile senesiano) inframezzano ampi momenti di solo strumentale, rivelatori della grande levatura della formazione: la talentuosa “new entry” Lorenzo Campese  alle tastiere, improvvisa agilmente e a ritmo incalzante, al servizio degli storici Malfi e Calabritto.

Tra i brani che chiudono il concerto c’è la meravigliosa e malinconica O’ nonno mio, il primo brano che Senese compose per i Napoli Centrale e contenuto nel secondo album “Mattanza” del 1976 che racconta in modo intimo e dolce proprio del nonno materno che tanto positivamente ha influenzato l’infanzia di Senese. Ho trovato questo brano, in realtà molto breve, di grande impatto emotivo anche per le parole (scritte con Franco Del Prete) , che più che cantate sono recitate come una poesia dialettale:

O nonno mio teneva sittant’anne quann murett e primm e arrisalà l’urdem rispir dicett
guagliù nun va pigliate
e nun spennite tropp pe’ chistu funeral

si fosse pe mme ie me ne jess ngopp a carrett

e fior m’ arraccumann e fior

dicite a gente che nun e voglio e fior
primm pecchè pò addore n’à o pozz chiù sentì
e pe’ sicond nun voglio cà pure che appriess a me cierti fior annà murì E poi gurdanneme fiss dint’all’uocchie dicette

jame nun chiagnere
o’ nonno fott pur a morte
appena a sent cc’a stà p’arrivà
o’ nonno se ne và, se ne và e nun se fa truvà O’ nonno mio teneva sittant’anne quann murett

La musica composta da Senese per una ballad così personale è inondata di lirismo, melodie arpeggiate, a volte timide che rispecchiano la grande umiltà e ironia del nonno come ci viene raccontato attraverso la canzone. Anche in un brano così breve emergono le influenze della musica blues, di quella popolare napoletana e i caratteri “sintetici” del genere fusion (viene suonata col sax synth digitale infatti). Questo brano sembra quasi un saluto sonoro perfettamente consonante con gli insegnamenti lasciati a Senese dal nonno.

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