Nel 1993 il cantautore milanese vince il Festival di Sanremo con la rockeggiante Mistero, prima traccia della raccolta contenente quattro inediti e vari successi registrati dal vivo.

ENRICO RUGGERI

La giostra della memoria

(CGD, 1993)

 

Alcune annate non si dimenticano facilmente. Di sicuro la notte del 27 febbraio 1993 in molti – all’epoca poco più che adolescenti come chi scrive – ebbero un sussulto quando il Pippo nazionale annunciò il vincitore del 43° Festival di Sanremo: Enrico Ruggeri con la canzone Mistero. Dopo storie (tristi) di uomini soli, elucubrazioni (angoscianti) sul senso dello stare insieme o richieste (smielate) di ballo all’amata mamma, una sferzata rockeggiante lasciò il segno sul palco dell’Ariston. Una vittoria inconsueta, definita “poco sanremese” che portò finalmente un raggio di luce privilegiato su Ruggeri e sulla sua alta caratura artistica. Diciamolo pure, non è certo il miglior pezzo della nutrita antologia del cantautore milanese avviatosi alla carriera solistica nel 1981 dopo l’esperienza – e i capelli biondo platino – con i Decibel, nel frattempo anche autore sensibile di perle tuttora lucentissime quali Il mare d’inverno (1983) e Quello che le donne non dicono (1987) interpretate rispettivamente da Loredana Bertè e Fiorella Mannoia.

 

Milva con Enrico Ruggeri a Sanremo 2007. Crediti Foto D’Alberto/LaPresse

Proprio per quest’ultima, tra i vari brani inseriti nel fortunato LP Di terra e di vento del 1989, aveva scritto La giostra della memoria, titolo dato all’album pubblicato dalla CGD in concomitanza con la sua quinta partecipazione festivaliera (la prima nel 1980 con i Decibel, la quarta nel 1987 in trio con Gianni Morandi e Umberto Tozzi). Ruggeri si riappropria della canzone incidendone una personale versione, tra i quattro inediti presenti nella raccolta insieme a Mistero, Bianca balena (“mondo di uomini fatto di uomini soli”) e la breve Post-scriptum (“quello che lascio è una canzone che non so mai cantare con te”). Sei i momenti dal vivo, alcuni registrati durante il tour di concerti del ‘90/‘92 (Contessa, Vivo da re, Polvere), altri tratti dal disco Vai Rrouge del 1987 (Il mare d’inverno, Poco più di niente, Il portiere di notte), tutti classici indispensabili del suo repertorio. Completano la tracklist Non finirà (1986), Che temperamento! (1989), Ti avrò (1990), Prima del temporale (1991) e Peter Pan (1991), più il Lato B dell’inneggiante Si può dare di più, ovvero La canzone della verità cantata sempre dal valoroso terzetto Morandi-Ruggeri-Tozzi.

Il disco uscì in musicassetta, compact disc e doppio vinile contenente cinque brani in più rispetto alle altre due versioni, precisamente La donna vera, La medesima canzone, Notte di stelle, Punk (prima di te) e La band. In oltre quarant’anni di attività, il percorso di Ruggeri si è arricchito di nuove esperienze, dalla scrittura di romanzi, racconti e poesie alla conduzione di programmi televisivi, dalle collaborazioni con vari colleghi (Mimmo Locasciulli, Dario Gay, Andrea Mirò) a quelle con giovani rappresentanti indie-rock nel progetto discografico Le canzoni ai testimoni (2012), fino alla recente reunion con i Decibel insieme a cui ha partecipato a Sanremo 2018 (Lettera al Duca) pubblicando l’album L’anticristo. Una figura di artista a tutto tondo, poliedrico e in continua ricerca, un fuoriclasse unico nel suo genere, unico in Italia, dove è troppo poco valorizzato, quasi considerato un cantautore di serie B rispetto ad altri che magari usano effetti speciali per sbalordire o  tamtam mediatici per dire “ci sono ancora”. Per lui parlano le sue tante canzoni, ognuna diversa, ognuna speciale, tutte da ascoltare e riascoltare, tutte da far girare nella “giostra della (propria) memoria”.

 

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Crediti Foto: LAPRESSE


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