Un disco senza confini territoriali che ha cambiato la storia della musica italiana influenzando anche i nuovi artisti soul

NERO A METÀ | LA RECENSIONE

Se c’è qualcosa che spinge davvero un prodotto creativo verso una dimensione sempre interessante è la commistione tra vari elementi. Accade nelle arti figurative, nel cinema, nell’ambito del fashion, del make up o nella cucina. Unire vari elementi con cognizione di causa garantisce la buona riuscita finale, rendendola unica, autentica, libera da prigioni interculturali o da scemenze inutilmente patriottiche.

Nella musica italiana, in un momento molto particolare come la fine degli anni Settanta, in mezzo a un movimento più che florido costellato dallo storico cantautorato formato da Fabrizio De Andrè, Francesco Guccini e Lucio Dalla (solo per fare tre esempi), un ragazzo appena venticinquenne di Napoli, chiamato Pino Daniele, pubblicava nel 1980 per EMI il terzo disco della sua carriera, “Nero a metà” – ristampato questo novembre in vinile con cinque inediti live per celebrare il quarantesimo anniversario dalla sua uscita – cambiando in modo significativo la storia.

Sì perché se con i due capitoli precedenti “Terra mia” (1977) e “Pino Daniele“, l’artista napoletano aveva donato due veri e propri inni locali e Nazionali, la meravigliosa “Napul’è” e l’irriverente “Je so’ pazzo“, con il terzo vira, già dal titolo, in una vera e propria dichiarazione d’intenti omaggiando gli amici James Senese e Mario Musella, rappresentazioni viventi della contaminazione tra la cultura partenopea e quella afroamericana, così lontane e così vicine come il blues, il funk, il soul alla tradizione folklorica.

Con un team d’eccezione composto da musicisti di primissimo piano come Enzo Avitabile (cori), Gigi De Rienzo (basso), Ernesto Vitolo (tastiere), Agostino Marangolo (batteria), Rosario Jermano (batteria), lo stesso James Senese (sax tenore), Tony Esposito (percussioni) e Karl Potter (conga) Pino Daniele cosparge le dodici tracce di una black music tenace, quasi aggressiva, che si palesa fin da subito sia nell’inaugurale ed esemplificativa blueseggianteI say i’sto ccà” che in “Musica musica“, gioiellino funky dal finale tronco.

Ma le perle incastonate nel lavoro del cantautore, oltre alle già notissime “Quanno chiove” e “Nun me scoccià“, sono in realtà tre: “Appocundria“, pagina dal sapore latino basato sul ritmo di rumba che fungerà da apripista per svariati altri passaggi del nostro, all’iconica “A me me piace o’ blues“, dove nel sapore blues si insidia una ventata di jazz fusion che inonda di freschezza tutta l’atmosfera e, non ultima, “A testa in giù“, uno dei passaggi che ha fatto scuola soprattutto nei nuovi artisti soul italiani, pensiamo a Ghemon o a “Regina” di Davide Shorty, artisti innamorati, come tutti noi, di un vero e proprio monumento che ha scardinato regole, confini, sfumature abbracciando la libertà.

VOTO: 10/10

AGGETTIVO:  LIBERO

TRACKLIST:

1. I Say i’ sto ccà
2. Musica musica
3. Quanno chiove
4. Puozze passà nu guaio
5. Voglio di più
6. Appocundria
7. A me me piace ‘o blues
8. E so cuntento ‘e sta’
9. Nun me scoccià
10. Alleria
11. A testa in giù
12. Sotto ‘o sole

ARTISTA: PINO DANIELE

ALBUM: NERO A METÀ

ANNO: 1980

ETICHETTA: EMI

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