“Gioca con fanti, ma lascia stare i santi”, dice un famoso proverbio italiano. E certo che, nella musica, in Italia di “santi” ne abbiamo tanti, ma così importanti e intoccabili come Fabrizio De André, forse nessuno.

L’11 gennaio del 2019 si celebravano i 20 anni dalla scomparsa del più importante cantautore della nostra Penisola, di quell’autore che più di tutti ha segnato un modo di scrivere e di cantare. Così, per ricordare e celebrare De André, il 26 aprile viene pubblicato dalla Sony “Faber Nostrum”, disco tributo della scena indie al cantautore, dove 15 dei nomi più rilevanti dell’indie pop, rock e itpop rileggono altrettanti brani dell’incredibile canzoniere del cantautore.

La prima domanda che sembra sorgere spontanea è: perché? Per quanto lecito pensare che sia il modo più diretto per introdurre il Faber a una nuova generazione di ragazzi, presumibilmente ignari di chi sia stato e chi sia ancora Fabrizio De André, l’operazione mostra il fianco facilmente a critiche e a facili derisioni.

A volte giustamente, a volte meno. Quando l’operazione è perlopiù trasparente, praticamente fedele all’originale e giusto cantata da un altro, è vincente: così è la rilettura di Motta di “Verranno a chiederti del nostro amore”, che rimane vincente cantata dal cantautore pisano, senza rischio di confronto.

Ma riesce anche quando il brano viene completamente stravolto e – concettualmente – “barbarizzato”, come nel caso di Willie Peyote e “Il bombarolo”, dove il rapper scrive di fatto un brano completamente nuovo, seguendo giusto, forse, lo spirito originale del brano, senza prenderne nulla per quello che riguarda testo e metrica. Se è “giocare coi santi”, lo fa in maniera totale e cosciente, senza vie di mezzo.

Sono infatti le strade intermedie a lasciare perplessi, perché per quanto si tratti quasi sempre di versioni “accettabili”, manca il senso generale dell’operazione, aggiungendo poco in termini sia di tributo che di rilettura. Una volta ascoltato l’album, infatti la sensazione che si ha passa “come passa il dolore” (cit.), e rimane davvero poco, sia della magia degli originali che delle riletture qui presenti.

Così “Faber nostrum” – al di là del titolo in pig latin – è un progetto a metà, che difficilmente ha il potenziale per rimanere nell’immaginario collettivo. Nondimeno, se fosse riuscito a far conoscere ad anche solo un fan di Gazzelle l’incredibile opera di un gigante come Fabrizio De André, allora sarà stata un’operazione vincente, perché ci sono cose che non si possono dimenticare, e così è il Faber, patrimonio nazionale.

VOTO: 5/10

AGGETTIVO: SUPERFLUO

TRACKLIST

  1. Gazzelle – Sally (tratto da Rimini) – 4:56
  2. Ex-Otago – Amore che vieni, amore che vai (tratto da Volume III) – 3:19
  3. Willie Peyote – Il bombarolo (tratto da Storia di un impiegato) – 3:30
  4. Canova – Il suonatore Jones (tratto da Non al denaro non all’amore né al cielo) – 4:51
  5. Cimini & Lo Stato Sociale – Canzone per l’Estate (tratto da Volume 8) – 3:59
  6. I Ministri – Inverno (tratto da Tutti morimmo a stento) – 3:17
  7. Colapesce – La canzone dell’amore perduto (tratto da Canzoni) – 3:17
  8. The Leading Guy – Se ti tagliassero a pezzetti (tratto da L’indiano ) – 3:36
  9. Motta – Verranno a chiederti del nostro amore (tratto da Storia di un impiegato) – 4:52
  10. La Municipàl – La canzone di Marinella (tratto da Volume III) – 3:11
  11. Fadi – Rimini (tratto da Rimini) – 4:15
  12. Zen Circus – Hotel Supramonte (tratto da L’indiano) – 6:21
  13. Pinguini Tattici Nucleari – Fiume Sand Creek (tratto da L’indiano) – 4:18
  14. Artù – Cantico dei drogati (tratto da Tutti morimmo a stento) – 6:54
  15. Vasco Brondi – Smisurata preghiera (tratto da Anime salve) – 4:02

ALBUM: FABER NOSTRUM

ARTISTA: VARI

ANNO: 2019

ETICHETTA: SONY

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