Non sono sicuro di aver capito l’ultimo disco di Francesca Michielin.

Non dal punto di vista dell’idea o del concept, che è abbastanza chiaro. “FEAT (stato di natura)” è abbastanza chiaro fin dal titolo: dieci canzoni per dieci collaborazioni su inediti, ognuno con un artista diverso e ognuno con un sound diverso.

Quello che mi sfugge è dove vada a finire questo concept. Il confine tra essere eclettici e non avere una direzione concreta spesso è sottile.

Di sicuro, le sorprese di “FEAT” sono tante: Francesca si trasforma in una piccola Salmo grazie ai Maneskin nell’opening di “Stato di natura“, dove la giovane band romana tiene alto il ritmo e la Michielin tira giù un proto-rap serratissimo – e anche sorprendente – dalle tinte femministe.

In realtà, anche i featuring più prevedibili dimostrano la volontà di provare a far qualcosa di diverso: emblematico “Yo no tengo nada” in combo appunto con Elisa e Dardust. Purtroppo, anche il brano più brutto e offensivo dell’intero pacchetto, più simile a un brano della Lamborghini che a uno di Mahmood, comunque tra gli autori del brano.

Forse è l’album dove emerge la sopita anima urban di Francesca Michielin? Sembra suggerirlo la lista delle collaborazioni, che vede Fabri Fibra, Gemitaiz, Shiva, i Coma_Cose, accanto ai nomi più pop di Elisa, Carl Brave, Max Gazzè.

Ma dov’è Francesca Michielin tutto questo?

Dispersa tra i tanti featuring, purtroppo scompare sotto il carisma dei compagni di canzoni, non riuscendo a tirare fuori la propria personalità, mentre sistematicamente emergono i tanti stilemi degli altri colleghi.

Ecco, il problema sono gli autori: tanti, tantissimi, anche cinque o sei per ogni brano. E il sound, che più che eclettico sembra epilettico. Si può quasi capire quanto e cosa abbia scritto Tommaso Paradiso in “Acqua e sapone” e quando suona con i Maneskin, Francesca sembra rock, quando canta con Carl Brave sembra Carl Brave e con Giorgio Poi – che firma da solo “Leoni“, traccia conclusiva del disco – sembra… Giorgio Poi. Ci manca solo una canzone che tratti di shampoo per camaleonti, e poi c’è tutto.

Forse nei brani dove si trova più a suo agio sono anche quelli meno sfacciatamente pop, come la francofona “La vie ensemble“, scritta con Fortunato Zampaglione e cantata con un Max Gazzè puramente ospite e non autore. O anche nella più attuale “Riserva naturale“, dove la presenza dei Coma_Cose non sembra voler coprire la povera Francesca.

FEAT” è un album strano, atipico per il panorama italiano. Il dubbio, concluso l’ascolto, è quello di una operazione commerciale più che artistica, forse un bisogno di circondare la Michielin di tanti nomi per non farle perdere un interesse da parte del pubblico, o una contemporaneità che rischia sempre di sfuggire di mano agli interpreti.

Auguriamo di meglio a Francesca Michielin, di trovare il coraggio di rinunciare alle dinamiche commerciali delle grandi etichette che devono necessariamente piazzare quanti più autori e guest possibili nel tentativo di bilanciare così gli introiti provenienti da radio e tv. Il talento c’è, la possibilità di realizzare un album – diciamo – cantautorale anche: solo così potremo capire chi è davvero Francesca Michielin.

VOTO: 5/10

AGGETTIVO: RITARDATARIO

TRACKLIST:

  1. Stato di natura (feat. Måneskin)
  2. Monolocale (feat. Fabri Fibra)
  3. Sposerò un albero (feat. Gemitaiz)
  4. Gange (feat. Shiva)
  5. Yo no tengo nada (feat. Elisa e Dardust)
  6. Riserva naturale (feat. Coma_Cose)
  7. Acqua e sapone (feat. Takagi & Ketra e Fred De Palma)
  8. La vie ensemble (feat. Max Gazzè)
  9. Star Trek (feat. Carl Brave)
  10. Cheyenne (feat. Charlie Charles)
  11. Leoni (feat. Giorgio Poi)

ALBUM: FEAT (STATO DI NATURA)

ARTISTA: FRANCESCA MICHIELIN

ANNO: 2020

ETICHETTA: RCA

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