Deve essere strano arrivare a una età importante – come i 50 anni – e accorgersi di non avere più alcuna rilevanza in campo artistico, né alcun peso sul mercato.

E può accadere giusto una volta su chissà quante che la nuova generazione di autori prenda proprio te come modello di riferimento, dandoti lo scettro di “cantautore generazionale” e facendo fare un salto di 30 anni a tutta la musica contemporanea, riportare le lancette indietro nel tempo, facendoti tornare, in qualche modo e per qualche motivo, attuale.

Così è stato per Luca Carboni, fin da quando – Dio solo sa perché – Tommaso Paradiso ne ha recuperato gli stilemi musicali e contribuito al ritorno sulla scena con il singolo assai debole ma di grande successo “Luca lo stesso”, anno 2015.

Grazie a Paradiso e ai Thegiornalisti, infatti, di colpo il recupero di quel modo di suonare e scrivere ha comportato una sorta di seconda giovinezza per il cantautore bolognese, che si è fatto trovare pronto e non ha perso l’occasione di salire sul carro del vincitore, ammodernando il proprio sound e scivolando sempre più verso la bocca dell’Inferno. Da quel momento, per Luca Carboni è stato tutto un frullato di pop, che l’ha visto perfino headliner al Mi Ami 2019.

Ora, Luca Carboni, a dirla tutta, non è mai stato tra i miei autori preferiti. Anche nei “tempi d’oro” si è reso colpevole di alcune atrocità musicali imperdonabili, una tra tutte “Il mio cuore fa ciock!”, talmente demenziale da farci domandare se e quanto prenderla seriamente.

Ma va bene così, Carboni ha (avuto?) la sua carriera e nessuno gliela può togliere.

Poi però esce il nuovo singolo, quello estivo, e non sono più sicuro di poter reggere.

Cosa c’è di peggio di un cantautore “storico”, uno di quelli ormai abbondantemente dentro i 50 anni d’età, all’improvviso di nuovo con una certa presenza sulla scena, e la voglia di essere “attuale”?

Uscito il 10 luglio e venerdì 17 reso disponibile il videoclip, il nuovo singolo di Luca Carboni è “La canzone dell’estate”, e niente va bene.

Lo slittamento verso il pop di cui accennavamo prima ormai è un baratro profondo e nero, da dove non si torna indietro. “La canzone dell’estate” è infatti un pezzo reggaeton, dall’incedere danzereccio non dissimile dai mostri radiofonici di Baby K, Elettra Lamborghini e compagnia del cringe riunita.

Ma oltre all’incedere elettro pop proto reggaeton, melodicamente parlando Carboni non riesce più a trovare una soluzione melodica originale. Quasi per uno scherzo del destino, la melodia del ritornello è pressoché sovrapponibile al 100% proprio con quella “Luca lo stesso” che aveva segnato il suo grande ritorno sulla scena.

O forse il processo è volontario, un tentativo di andare sul sicuro e visto che “squadra che vince non si cambia”, allora meglio ripetere lo schema già vincente in passato.

Chissà.

Ma aspetta un attimo! Forse è un gioco dichiarato! In fondo la canzone si chiama “La canzone dell’estate”, possibile che questa operazione da ok boomer che tenta di ringiovanirsi sia così spudorata?

Allora rimettiamo indietro la canzone, e sorvolando sulla musica, cerchiamo di fare attenzione al testo della canzone. Non lasciamoci distrarre dal groove da spiaggia di Rimini e proviamo a sentire cosa il M° Carboni vuole dirci.

La prima strofa ci mostra Luca bambino, lo stesso Luca diciamo, ma più piccolo e che vive l’estate ingenuamente, con l’ombra della Guerra Fredda (“e la palla incastrata tra la Skoda e la Ford i russi e gli americani o forse i cowboy e gli indiani”) buttata lì ma comunque sensata.

Nella seconda strofa la faccenda si fa confusa, con un riferimento forse alla strage di Bologna dell’80 (“E intanto fuori qualcuno voleva cambiare il mondo tirava la bomba sui nostri anni di piombo) che viene subito però dirottato sul tema amoroso già accennato nella prima strofa.

Evidentemente le canzoni estive con ritmo reggaeton mal si accompagnano a tematiche serie e profonde.

Insomma, “La canzone dell’estate”, che gravita ciclicamente sul ritornello leggero e disimpegnato, no-brainer, forse per pulirsi la coscienza tenta un abbozzata via quasi ricercata e profonda, abbozzata al minimo al punto da farci domandare se davvero il testo sia mai stato riletto dopo averlo scritto, forse di getto.

Il brano non ha neanche un’ombra di ironia, così come non c’è alcuna introspezione, nessun tentativo di fare poesia, né d’altro canto nessuna intenzione di essere leggero e disimpegnato. È un testo, esiste, e non serve a nulla.

Credo sia questo di cui si parla quando si fa riferimento ai cosiddetti “boomer“, quella generazione di cui Carboni fa pienamente parte, ormai dall’altro lato della Storia, ma che in questo mondo che non vuole saperne di accettare l’idea dell’invecchiamento e del buen retiro, prova e tenta disperatamente di essere attuale, utilizzando strumenti contemporanei senza saperlo fare. Così da un lato abbiamo i cinquantenni “buongiornissimo kaffèèèè” e fake news, e nella musica abbiamo Luca Carboni e la sua proto reggaeton, simil cantautorale e pasticciata “La canzone dell’estate”.

VOTO: 3/10

AGGETTIVO: IMBARAZZANTE

ALBUM: LA CANZONE DELL’ESTATE

ARTISTA: LUCA CARBONI

ANNO: 2020

ETICHETTA: COLUMBIA

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