CHROMATICA | LA RECENSIONE

Una sesta fatica discografica scontata e ripetitiva quella di Miss Germanotta. Ma le popstar non dovrebbero osare sempre?

La vera potenza degli artisti risiede in un principio semplice: fare il cazzo che gli pare. E la parola cazzo viene qui usata per sottolineare la sfrontatezza necessaria da possedere. Non si cambia il mondo con i contentini ai fan se ti chiami Lady Gaga. Perché sei sei una star vera cammini da sola, per la tua strada, pronta a sparigliare per l’ennesima volta le carte in tavola. Madonna lo ha fatto per una vita, Gaga solo per qualche anno. Perché se “The Fame Monster” (2009) e “Born this way” (2011) rappresentavano un messaggio potentissimo, quello della diversità e dell’orgoglio della fluidità, con “Artpop” (2013) l’italoamericana aveva già compiuto un passo falso, edulcorando eccessivamente il concetto di arte con un prodotto non all’altezza dal punto di vista musicale, seguito da una dimenticabilissima performance attoriale nella serie “American Horror Story-Hotel“, poi bilanciata con ruoli ottimamente sostenuti, come quello dell’istant cult “A Star is born“. Dopo quindi l’avventura simil country di “Joanne(2016) la nostra è, finalmente, ritornata sulle scene con un nuovo disco di inediti, “Chromatica“, pubblicato il 29 maggio 2020 per Interscope Record. Il risultato? Nulla di nuovo sotto il sole.

Gaga infatti spara a salve, si siede su se stessa e, ancor peggio, accontenta. Le sedici tracce del disco, improntate su un gusto retromane che schiaccia l’occhio alla dance degli anni novanta sono scorrevoli, divertenti ma tremendamente inefficaci per un ritorno alla prima maniera più grossolano, tamarro e leggermente confuso, nato per placare la voglia dei seguaci che, da troppo tempo, chiedevano alla loro divina delle hit pronte a scalare nuovamente le chart mondiali.

Tentativo, a primo ascolto, fallito: tutto appare infatti tremendamente già sentito: dall’idea di dividere la produzione discografica in tre parti intervallata da degli archi epici e trionfali, ai tastieroni a cassa dritta very 90’s. L’amico di sempre Elton John salva parzialmente la baracca in “Sine from above“, per perdersi in una coda imbarazzante, Ariana Grande non contribuisce alla riuscita di “Rain on me“; le Blackpint incidono l’unico pezzo degno di nota, “Sour candy“. Tutto, davvero, troppo poco per un’artista che ha letteralmente stravolto i canoni, le tendenze e lo stile della musica a metà degli anni dieci. La chiusura contestata di “Babylon“, che effettivamente ricorda “Vouge“, più che un plagio è una chiara ispirazione agli anni novanta, era in cui Madonna ha dominato indisturbata in lungo e il largo.

Ed è proprio in questo paragone che cade la struttura messa su da Lady Gaga nella sesta fatica. Madonna ha cambiato sempre assett in ogni nuova avventura, passando in una carriera molto più lunga dalla dance al trip hop, al pop esoterico di “Frozen” all’elettronica psichedelica di “Music” fino ad arrivare dalla techno di “Bang bang”. Può anche non cambiare il leitmotive, ma gli strumenti, i generi e i contesti sì. Anche a costo di deludere. Altrimenti crolla tutto. Osare sempre, accontentarsi mai.

VOTO: 5/10

AGGETTIVO:  INEFFICACE

TRACKLIST:

1. Chromatica I
2. Alice
3. Stupid Love
4. Rain on Me (feat Ariana Grande)
5. Free Woman
6. Fun Tonight
7. Chromatica II
8. 911
9. Plastic Doll
10. Sour Candy (feat Blackpink)
11. Enigma
12. Replay
13. Chromatica III
14. Sine from Above
15. 1000 Doves
16. Babylon

ARTISTA: LADY GAGA

ALBUM: CHROMATICA

ANNO: 2020

ETICHETTA: INTERSCOPE RECORDS

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