FOLKLORE | LA RECENSIONE

La cantautrice statunitense ha pubblicato un mese fa “Folklore“, il suo ottavo disco, il più bello della sua carriera. Un ritorno alle origini. Ma non alla sua confort zone e, per questo motivo, bellissimo.

Ritornare, accumulando anni di esperienza, alle origini. E trovare la quadra, la magia, la bellezza, tra malinconia e atmosfere autunnali pregne di pioggia e nebbia. E cosa importa se “Folklore“, il nuovo album di Taylor Swift, è uscito così, a sorpresa, in un roventissimo 24 luglio per Republic. Perché la sua forza evocativa è potentissima e, finalmente, davvero oculata.

Quando si ha successo si ha sempre ragione, sia chiaro. Ma la cantautrice di Reading, quando ha virato in maniera più aggressiva verso la difficile direzione del divismo da popstar, non ha mai convinto davvero al 100%, alternando passaggi interessanti ad altri più inconsistenti, inseriti soprattutto nei recenti “Reputation” (2017) e “Lover” (2019). Per l’ottavo album della carriera, forse il più bello, la statunitense ha deciso di spegnere le luci, i riflettori, l’artificialità, rifugiandosi nella bellezza incantata della natura, della pace, del silenzio, dell’autenticità.

Sì perché “Folklore” è un disco spontaneo, che si basa sul background country che ha reso famosa la cantante arricchendolo con una consapevolezza e una buonissima dose di maturità, tanto da staccarsi dalla massa e divenire, quasi, qualcosa di più vicino alla scena underground che a quella puramente commerciale. Sedici canzoni che potrebbero tranquillamente essere eseguite nei festival indie più insospettabili, quelli dove, per intenderci, sarebbe  semplicemente eretico pronunciare il nome di Taylor Swift ad alta voce.

l’ottima caratura del progetto si era già intuita con “Cardigan“, un singolo che schiaccia l’occhio all’universo creato da Lana Del Rey, sapientemente prodotto dai gemelli Dessne, direttamente dai The National; brilla anche l’eleganza di “The last great American dynasty“, tributo all’icona anni sessanta Rebekah Harkness, la rerefazione di “Seven” e la delicatezza di “Illicit Affairs“. Da menzionare anche la presenza dei Bon Iver, presenti in “Exile“, che danno il loro contributo più nell’essenza che nella concretezza.

Dopo l’ascolto dei sessantatré minuti di musica, ti rendi conto che Taylor Swift è al momento davvero l’unica esponente del mainstream a poter riuscire a confezionare un prodotto accessibile a tutti malgrado delle canzoni certamente lontane da ciò che ascoltiamo oggi dalle sue colleghe più celebri. Ma non chiamatela confort zone. Non sono più i tempi di “Speak now“: “Folklore” è il segno di un’evoluzione che, anche se non apporta pressoché nulla di nuovo alla storia della musica pop contemporanea, stupisce e illumina. Ascoltare per credere.

VOTO: 8/10

AGGETTIVO:  RAREFATTO

TRACKLIST:

1. The 1
2. Cardigan
3. The Last Great American Dynasty
4. Exile (feat Bon Iver)
5. My Tears Ricochet
6. Mirrorball
7. Seven
8. August
9. This Is Me Trying
10. Illicit Affairs
11. Invisible String
12. Mad Woman
13. Epiphany
14. Betty
15. Peace
16. Hoax

ARTISTA: TAYLOR SWIFT

ALBUM: FOLKLORE

ANNO: 2020

ETICHETTA: REPUBLIC

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