Atmosfere latine, malinconie e tormenti nel nuovo progetto di Carmine Tundo

GRAN RISERVA | LA RECENSIONE

Non si arresta la fucina creativa di Carmine Tundo, già leader de La Municipàl; il cantautore salentino infatti, dopo aver catturato l’attenzione di pubblico e media prima con il disco della consacrazione, “Bellissimi difetti” e, successivamente, con una serie di singoli uno più bello dell’altro, ha gettato anima e corpo in un nuovo progetto parallelo, sotto lo pseudonimo di Diego Rivera (così si chiamerà anche il protagonista del suo romanzo che vedrà la luce nei prossimi anni). Ecco allora “Gran Riserva, pubblicato il 18 dicembre 2020 per Luovo/iCompany.

Sulla scia di quanto già proposto nell’ultima produzione di Samuele Bersani, Tundo confeziona un disco di evocazione cinematografica. Ma non siamo dentro un multisala, il “Cinema Samuele” caleidoscopico del cantautore romagnolo, bensì all’interno di una pellicola che profuma di Sud America, a metà strada tra “Narcos” e i capolavori di Sergio Leone. Sono quindi delle storie ad altissima temperatura, fatte di nostalgia, introspezione e nichilismo quelle che aleggiano nelle undici tracce tra cui cinque passaggi strumentali funzionali a collocare l’ascoltatore in una dimensione genuinamente immersiva, rapida (poco più di ventotto minuti) ma imperdibile.

La commistione di atmosfere è decisamente l’aspetto più interessante dell’intera opera: con quello che sembra un vero e proprio gioco di prestigio l’artista, guidato dallo strumento portante, ovvero la chitarra classica e talvolta elettrica impreziosita dall’effetto tremolo, riesce infatti a far convivere la sua scrittura romantica e decadente non solo con alcuni sapori che riecheggiano le pagine più emozionanti di Ennio Morricone, ma anche con alcuni richiami al Vinicio Capossela de “Camera a sud” e “Il ballo di San Vito.

Riferimenti che emergono sia nell’intro che nella seconda canzone “Nei peggiori bar di provincia“, che richiama in qualche modo proprio “Gli inferi dei bar” di “Che coss’è l’amor“, un (non) luogo di consolazione e di (non) rinascita, ma anche nel corpo centrale formato dai due singoli “Malvasia nera” e “Santa Maria al bagno, il primo splendido (non per niente è stato votato come miglior brano italiano del 2020 dalla nostra redazione) ubriacante parallelismo tra il vino rosso scuro e una bellezza che toglie il fiato, il secondo affresco malinconico di un’estate di provincia. Tutta la grazia di Isabella Tundo, presente in quasi tutti i cori che, insieme all’arrangiamento curato, assumono una prospettiva quasi mistica, si palesa con grande effetto ne “Il negozio di scarpe” e nella storia di Marina, una ragazza che non ha fatto pace con la vita.

 

 

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Come gli album più riusciti,Gran Riserva” cresce pezzo dopo pezzo, e si conclude come meglio non poteva grazie alla poetica “Calendule“, pagina dalla scrittura sopraffina, dalla sensazionale “A dismisura” in cui si raggiunge il climax emozionale parlando di quanto le emozioni possano essere pericolose se non tenute a bada, e infine, da “Sarà come morir“, capitolo conclusivo che forma la quadra simmetrica con quello iniziale, portandoti alla fine di un viaggio sudato e passionale, dunque irresistibile.

VOTO: 9/10

AGGETTIVO:  VISCERALE

TRACKLIST:

1. Nadir
2. Nei peggiori bar della provincia
3. Chiaro di luna
4. Malvasia Nera (feat La Municipàl)
5. Santa Maria al bagno (feat La Municipàl)
6. Maracuja
7. Il negozio di scarpe (feat La Municipàl)
8. Calendule
9. A dismisura
10. Aspettando Hydra (feat Carmine Tundo)
11. Sarà come morir

ARTISTA: DIEGO RIVERA

ALBUM: GRAN RISERVA

ANNO: 2020

ETICHETTA: LUOVO/ICOMPANY

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