Un disco semplicemente eccezionale quello di Gianluca Grignani, dove un suono cupo e vellutato convive con la melodia italiana.

Liberiamo Gianluca Grignani dai Meme. La musica italiana ha ancora bisogno del suo preziosissimo contributo, del suo estro e della sua genialità: elementi presenti nella terza fatica discografica, “Campi di popcorn“, mai celebrata abbastanza e pubblicata nel 1998 per Poligram.

Il rocker milanese, dopo aver spopolato con “Destinazione paradiso” (1995) e aver accalappiato un altro tipo di pubblico con il notevole distorto e sgraziato “La fabbrica di plastica” (1996) , decise di cambiare ancora rotta, mirando ancora di più sulla sperimentazione, incupendo ancora di più il suono e allo stesso tempo rendendolo estremamente vellutato e malleabile, creando un unicum nella discografia del cantautore e nel rock pop del Bel Paese.

Il risultato? Un disco italianissimo prodotto da mani straniere, quelle di Jay Healy, mostro sacro collaboratore, tra tanti di Patti Smith e Bruce Springsteen: ed è forse questo il crash che fa rendere la fatica discografica diversa dalle altre grazie a un sound tagliato con l’accetta, dove squarci acidi e psichedelici convivono con ritornelli aperti, maledettamente ariosi e orecchiabili che non sviliscono le intenzioni. Stupenda in questo senso l’apripista “Baby Revolution“, la title track – in cui il cantante sogna il divano di casa con i campi di popcorn (anticipando di più di un lustro la tantrica filosofia del “Netflix and chill“) –  e “Sballi ravvicinati del terzo tipo“, dove il miglior Vasco Rossi convive con il grunge e l’indie rock.

C’è tanto Lucio Battisti in “Scusami se ti amo, il passaggio che non ti aspetti tra echi, flauti sostenuti da percussioni roboanti e da una programmazione di archi non facile da dimenticare, stesso filone che si ritrova in “Dio privato“, ornato da un finale che schiaccia l’occhio alla musica black.

Tastiere pesanti e taglienti fanno capolino in “Candyman così come in “Buongiorno Guerra“, preparando il gran finale che arriva in “The Joker“, dove il nostro si confessa: “Non sono una persona equilibrata/e ho l’anima sdoppiata che ogni tanto viene su“, verso quasi rivelatorio per quello che succederà negli anni futuri, tra uscite non particolarmente brille e gesti che hanno destato scalpore. Follie di una rockstar vera, che vogliamo torni presto sulle scene per nuova musica, fatta bene, come lui sa fare.

VOTO: 9/10

AGGETTIVO:  IBRIDO

TRACKLIST:

1. Baby Revolution
2. Campi di popcorn
3. La canzone
4. Dalla cucina al soggiorno
5. Marce 1/2
6. Scusami se ti amo
7. Dio privato
8. Candyman
9. Mi piacerebbe sapere
10. Little man
11. Buongiorno guerra
12. The Joker

ARTISTA: GIANLUCA GRIGNANI

ALBUM: CAMPI DI POPCORN

ANNO: 1998

ETICHETTA: POLYGRAM

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