Musicultura 2020 ha finalmente selezionato i propri 16 finalisti.

La prossima fase del concorso porterà alla designazione degli otto vincitori, di cui due saranno designati dal pubblico di Facebook, i restanti sei vincitori dalle scelte insindacabili del prestigioso Comitato Artistico di Garanzia di Musicultura composto da Vasco Rossi, Sandro Veronesi, Claudio Baglioni, Francesca Archibugi, Giorgia, Enzo Avitabile, Enrico Ruggeri, Luca Carboni, Guido Catalano, Carmen Consoli, Simone Cristicchi, Gaetano Curreri, Teresa De Sio, Niccolò Fabi, Dacia Maraini, Mariella Nava, Gino Paoli, Ron, Andrea Purgatori, Alessandro Carrera, Ennio Cavalli, Tosca, Paola Turci, Roberto Vecchioni, Willie Peyote. Gli otto vincitori accederanno in estate, all’Arena Sferisterio di Macerata, alle serate finali di Musicultura 2020. Le date saranno definitivamente fissate non appena lo consentirà il rientro dall’emergenza epidemica in atto. Al vincitore assoluto del concorso andranno in premio 20.000 euro.

? Ultimi giorni per scegliere due degli otto vincitori di #Musicultura2020 che calcheranno il palco dello Sferisterio!…

Pubblicato da Musicultura su Giovedì 25 giugno 2020

LE PAGELLE

De André – Alberto De Luca

Inutilmente soffocato dall’autotune – senza che aggiunga qualcosa alla performance – “De André” di certo non prende le capacità liriche del soggetto nominato nel titolo. Il brano di Alberto De Luca utilizza solo i cliché della trap, senza in realtà capire cosa vuole essere davvero, se un brano pop, una ballata, un pezzo hip hop, trap o chissà cosa. Rinviato.

VOTO: 5

Il mondo non cambia mai – H.E.R.

Molto brava H.E.R. a personalizzare un brano che altrimenti avrebbe davvero poco da dire. “Il mondo non cambia mai” sembra più interessato a essere passato in radio che provare a puntare a qualcosa di più corposo. Il testo riesce a raccontare una certa disfatta sociale, seppure con una leggerezza che al più lascia perplessi.

VOTO: 6

Domenica – Fabio Curto

Il più cantautorale degli artisti della finale, Fabio Curto scrive una buona canzone, che paga pegno alla lezione di Bruce Springsteen e perfino di Zucchero. Il brano è ben scritto, anche se molto lontano dal presente discografico e più vicino all’impronta autoriale. Lodevole per la sincerità, anche se colpevolmente fuori dal tempo.

VOTO: 7

Italifornia – Senna

Fresco e leggermente agrodolce, “Italifornia” è un buon brano pop, vagamente retrò (abbastanza gratuita la citazione del tema di Dalla però). Abbastanza povero dal punto di vista degli arrangiamenti, avrebbe beneficiato di una cura maggiore per le parti strumentali e la scelta dei suoni, forse troppo essenziali. Nel complesso però uno dei brani più piacevoli.

VOTO: 8

Cicca & caffè – Cogito

Cogito si fionda nei territori del graffiti pop dalle tinte quasi trap, sicuramente molto attuale seppure – forse per lo stesso motivo – decisamente leggera. Manca qualcosa che ci renda riconoscibile e identitario Cogito, quel quid per farlo emergere nel mare magnum del trap pop di oggi.

VOTO: 7

Ssialaé – Ernest Lo

Certo, Ernest Lo è divertente e la canzone alla fine si ascolta con simpatia. Ma “Ssialaé” sembra più un artefatto venuto da chissà dove, una sorta di ibrido tra il reggae e Edoardo Bennato. Comunque ha il pregio di tenere alta l’attenzione per tutto il brano, con almeno tre diversi hook vocali, cadenzati anche da interessanti cambi di tempo: molto di più dello standard del pop di questi tempi. Se si sopporta lo straniamento iniziale, il brano è molto buono.

VOTO: 7

Il senso di colpa – Miele

L’inizio in medias res della canzone è sicuramente d’impatto. “Il senso di colpa” oscilla quasi vertiginosamente su questa atmosfera vagamente oscura e notturna, cadenzata da un ottimo interplay di chitarra e batteria. Miele si presenta come una Rettore o una Oxa catapultata nel nostro presente: “Il senso di colpa” è un ottimo brano.

VOTO: 8

Scemi in paradiso – Paolo Rig8

Quello di Paolo Rig8 è forse il brano più interessante tra quelli in finale a Musicultura: sospeso tra il jazz e la folle canzone straniante stile Quintorigo, “Scemi in paradiso” saltella tra le tonalità e i tempi, giocando molto bene con le dinamiche creando spazi e silenzi da riempire di volta in volta. Un brano lontano anni luce dal pop e che forse nella sua weirdness trova riparo dalla sua poca sostanza di fondo. Però almeno è qualcosa di “diverso”.

VOTO: 8

LEGGI ANCHE: MUSICULTURA 2020, le pagelle ai 16 finalisti – PRIMA PARTE

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