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I Maneskin lanciano “Rush”, fra attesa messianica e stroncature pesanti

Esce oggi il nuovo disco della band romana lanciata da X Factor. Ma la rivista “Atlantic” negli Usa stronca il successo di Damiano e compagni. Ai numeri l’ardua sentenza

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"Rush", il nuovo album dei Maneskin, è uscito venerdì 20 gennaio
Immagine: Shutterstock

 

L’attesa, per i tantissimi fan dei Maneskin, è finalmente terminata: dalla mezzanotte di oggi, venerdì 20 gennaio, si può ascoltare per intero l’attesissimo nuovo album “Rush”. Anticipato nei mesi scorsi da singoli come “The loneliest” e dal più recente “Gossip” con tanto di duetto con Tom Morello dei Rage Against The Machine, il disco della band romana sembra avere tutti gli ingredienti per portare in dote a Damiano David e compagni d’avventura un’altra massiccia dose di successo. Del resto i record macinati si qui a livello di streaming e biglietti venduti per il loro tour Mondiale che culminerà quest’estate con le date negli stadi italiani, parlano per loro.

Ma nel giorno del lancio del nuovo album, preceduto da un party in grande stile a Roma con la presenza di tante celebrità e con tanto di “matrimonio in nome del rock fra la band e la musica”, arrivano per i quattro romani anche i primi grattacapi da affrontare in un cammino che li ha visti sin qui marciare a velocità supersonica su una via lastricata di successi. A sganciare la prima bomba ci ha pensato Uto Ughi, violinista di fama internazionale, che a margine della presentazione della sua nuova stagione di concerti, ha parlato apertamente di “insulto all’arte e alla cultura” in riferimento proprio ai Maneskin. Il Maestro Ughi ha spiegato di non avere nulla in particolare contro i ragazzi, ma soltanto “quando fanno musica e non urlano”.

Una seconda, pesante bocciatura arriva invece dagli Stati Uniti. L’America ha accolto i Maneskin come autentiche star, regalando loro sold out a raffica in tutte o quasi le date nelle principali città, ma anche da laggiù comincia ad arrivare qualche voce critica. A farsene portavoce è la rivista The Atlantic, prestigiosa rivista di cultura e musica, che in un articolo dal titolo decisamente eloquente (“Questa è la band che avrebbe dovuto salvare il Rock and Roll?“) stronca senza mezzi termini il nuovo disco. Secondo Spencer Kornhaber, con Rush! l’incantesimo dei primi Maneskin si sarebbe spezzato a favore di canzoni definite “mediocri” oltre che tutt’altro che originali, anzi per dirla con le parole dello stesso Kornhaber “chiaramente riciclate”. E un primo per quanto sommario ascolto rivela che soprattutto la seconda parte del ragionamento del critico statunitense ha una solida base di partenza: il disco suona infatti come il “classico disco dei Maneskin”, senza particolari guizzi che le possano rendere indimenticabili. La band romana che era stata vista da tanti come la speranza di rinascita del rock, la cui egemonia culturale è stata messa in discussione negli ultimi anni dalle ondate pop e trap, sembra quindi aver  pesantemente visto ridimensionato il proprio status, per giunta senza troppi complimenti. Più icone televisive che vere rockstar, più Cold War Kids e Jet che non Stooges e MC5 a cui i romani dicono di ispirarsi.

Come al solito saranno i numeri e l’andamento di questo pazzo quanto umorale mercato della cosiddetta musica liquida a decretare successo o insuccesso di Rush. Di certo c’è che questo disco rappresenta per i Maneskin un bivio decisivo fra il proseguo di una storia sin qui bellissima oppure l’inizio della fine di una favola iniziata ad X Factor nel 2017 e arrivata nel giro di pochi anni a riempire i più iconici (per quanto ormai depotenziati dal fenomeno dello “stadio facile”) luoghi della musica in Italia e nel Mondo. Sia quel che sia, però, la recensione di Kornhaber dovrebbe essere uno spunto di riflessione per i futuri lavori della band romana: serve trovare qualcosa di nuovo e originale prima che il solito schema trito e ritrito possa trasformarsi in un boomerang.

 

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