La musica di The Alan Parsons Project, leggendario gruppo prog rock britannico fondato nel 1975 da Alan Parsons ed Eric Woolfson e attivo fino al 1990, si prepara a tornare in vita attraverso un ambizioso progetto discografico che sta prendendo forma fra le mura del Solid Groove Recording Studio di Bergamo grazie a un sogno condiviso dal musicista Massimo Numa, produttore del progetto insieme al socio Paolo Filippi attraverso la società discografica SKEYE, e da Lenny Zakatek, voce storica di The Alan Parsons Project.

Dopo 3 anni di lavoro, questo sogno sta per diventare realtà e la SKEYE ha annunciato che nel 2020 uscirà un album (il titolo non è stato ancora reso noto) contenente 26 tracce, di cui 2 bonus track (una live e una remix), scelte fra quelle più celebri della band britannica, da “The Turn Of A Friendly Card” a “I Don’t Wanna Go Home” passando per “Games People Play”, Old And Wise” e la celebre “Eye In The Sky”, tutte rielaborate in studio con l’ausilio delle più avanzate tecnologie audio del momento. Voci dei brani contenuti nell’album saranno quella dello stesso Massimo Numa, chitarrista e cantante che vanta collaborazioni con artisti internazionali come i Deep Purple, e quella originale di Lenny Zakatek, studio vocalist degli Alan Parsons Project per dieci anni, dal 1977 al 1978, accompagnati dalla Skeye Band formata dai musicisti Paolo Filippi, Roberto Acciuffi, Stefano Cisotto, Dario Toma, Sergio Pescara e Pasquale Brolis. All’esecuzione dei brani partecipano inoltre i musicisti dell’Orchestra Sinfonica “Gavazzeni” di Bergamo, diretta dal Maestro Antonio Brena, e un coro lirico di 24 voci, elemento quest’ultimo caratteristico anche dei brani originali di Parsons e Woolfson.

E’ stato un lavoro titanico – racconta Massimo Numa -, che ci ha tenuti impegnati per 3 anni e che stiamo finalmente ultimando proprio in queste settimane. Quello che inizialmente io e Paolo Filippi avevamo immaginato solo come un evento live si è trasformato in un album registrato in studio con più di due ore e mezzo di musica realizzate in quasi 4mila ore di lavoro. Ad oggi restano da ultimare solo tre brani su 26 poi saremo pronti per pubblicare l’album: non abbiamo ancora stabilito una data precisa, ma sarà sicuramente nel 2020”. Quello di Numa e della sua band Skeye (nome scelto non a caso, dato il gioco di parole che richiama il brano “Eye In The Sky”, ndr) è senza dubbio un progetto grandioso, che ha tutte le caratteristiche di un remake dell’opera di Alan Parsons più che di un tributo. “Non siamo nati come una tribute band di Alan Parsons Project né abbiamo voluto stravolgere i brani originali – specifica il produttore discografico -. Quella che abbiamo fatto è a tutti gli effetti un’ operazione di ricostruzione storica, oltre che musicale, di una parte della discografia del gruppo, attraverso una cura maniacale nella riscrittura delle parti originali e con una qualità altissima dei suoni, rispettando il più possibile i dettami tracciati all’epoca da Parsons e Woolfson. Non c’è nulla di campionato: è tutto registrato dal vivo, persino gli strumenti etnici dell’orchestra. Tutto questo è stato fatto per realizzare un sogno che inseguo da tempo: far conoscere e rendere fruibile la musica di The Alan Parsons Project ai giovani di oggi e alle nuove generazioni”. Per la realizzazione dell’album Numa ha coinvolto alcuni nomi illustri della line-up della formazione originale di 40 anni fa, “fra cui un ospite davvero importante, di cui ancora preferisco non svelare il nome, che ha lavorato al remix contenuto nell’album”, ci ha confidato. Ma la guest star assoluta del progetto è senza dubbio lui, Lenny “The Voice” Zakatek, cantante inglese con una lunga e importante carriera artistica alle spalle, prima come frontman dei Gonzales a metà degli anni Settanta poi come studio vocalist per dieci anni con Alan Parsons Project e in seguito come cantante solista, manager e produttore discografico.

La collaborazione con Lenny è nata quasi per caso, qualche anno fa – racconta Numa -, quando lo incontrai nel back stage di un suo show a Bologna grazie all’amico Francesco Ferrua, autore del libro “The Alan Parsons Project. L’occhio nel cielo”. A questo incontro ne seguirono altri, a Londra e a Bergamo, per parlargli del mio progetto e coinvolgerlo come guest, inizialmente per uno o due brani contenuti nell’album. Non osavo chiedergli di più… Ma dopo aver ascoltato i brani realizzati fino a quel momento, Lenny ha subito accettato di partecipare al progetto e così è cominciata fra noi una collaborazione intensa, oltre che un’amicizia profonda e importante. Oggi Lenny non solo è il cantante della metà dei brani contenuti nell’album, ma è parte attiva nella produzione e soprattutto nella promozione di questo progetto discografico”. Promozione che, una volta ultimato l’album in studio, avverrà molto probabilmente attraverso un tour che potrebbe toccare, oltre che l’Italia naturalmente, anche paesi esteri come la Germania, il Giappone o il Sud America. Una data zero, intanto, per testare il gradimento del pubblico, c’è già stata, con il concerto live “Honouring The Music of Alan Parsons & Eric Woolfson” che Numa e Zakatek insieme alla Skeye Band e all’Orchestra sinfonica Gavazzeni hanno portato in scena il 21 giugno 2018 al Lazzaretto di Bergamo, per poi replicare l’1 novembre 2018 al Teatro Creberg, sempre a Bergamo, riscuotendo in entrambe le occasioni un notevole successo.

Presentare il nostro show “Honouring The Music of Alan Parsons & Eric Woolfson” dal vivo è stato un test importante per noi, una prova per vedere la reazione del pubblico di fronte alla band, all’orchestra e al coro. Eravamo 56 persone sul palco – racconta Numa -. E’ andato tutto molto bene, ma sulle prossime date non abbiamo ancora preso nessuna decisione perché finora abbiamo preferito concentrarci sull’ultimazione dell’album. Sarà Lenny ora, con il suo management, insieme all’etichetta discografica che sceglierà di appoggiare il nostro progetto, a decidere il da farsi per la promozione dell’album. Di sicuro posso dire che punteremo molto sull’estero: Germania, Giappone, Sud America”.

Tutto sembra ormai pronto, insomma, per riascoltare molto presto la musica indimenticabile e indimenticata creata dal genio dell’ingegnere del suono degli studi di Abbey Road e per rivivere le atmosfere di brani che sono ormai pietre miliari della storia della musica come “Sirius”, “I wouldn’t want to be like you”, “Mammagamma”, “Ammonia Avenue”, “In the lap of the gods”, “Freudiana” e tanti altri successi firmati APP. “Honouring The Music of Alan Parsons & Eric Woolfson” dicono Massimo Numa e Lenny Zakatek, e noi non abbiamo dubbi che lo faranno.

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