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Musica

LaRizzo canta il suo decennio nell’album “Fogli che raccontano”. GUIDA ALL’ASCOLTO

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Attraverso “Fogli che raccontano”, l’album pubblicato da Track Records Productions (T.R.P.) il 25 settembre scorso, LaRizzo descrive il suo percorso artistico, raccogliendo i brani più rappresentativi di 10 anni.

I brani, presentati in ordine di scrittura, permettono all’ascoltatore di vivere le emozioni della cantautrice livornese, attraverso un viaggio fatto di immagini, luoghi, parole e sonorità, che restano impresse come durante la lettura di un libro.

La vocalità pop, ma d’impronta blues/soul, si fonde con sonorità vere che strizzano l’occhio al purismo acustico e si rivolgono ai più esigenti ascoltatori di produzioni High End. Il genere musicale può indentificarsi come una world music d’autore con contaminazioni jazz, sud americane ed etniche.

CREDITI

Direzione artistica di: Riccardo Samperi (Sound Engineer  e fondatore della T.R.P.) e Edoardo Musumeci (chitarrista dei Tinturia e di Red Canzian).

Musicisti: Peppe Tringali alla batteria, Alberto Fidone al contrabbasso (Urban Fabula, Gegè Telesforo, Fabrizio Bosso) e Edoardo Musumeci alle chitarre.

Special Guests: Gionata Colaprisca alle percussioni (Samuele Bersani, Lucio Dalla), Massimo Greco alla tromba (Zucchero, Ligabue, Neffa), Mario Pappalardo al rhodes (Mariella Nava, Giovanna D’Angi) e Teresa Raneri backing voice (Mario Venuti).

BIOGRAFIA

Alessandra Rizzo, in arte LaRizzo, livornese di nascita ma catanese di adozione, inizia gli studi musicali giovanissima, ma si dedica totalmente allo studio del canto dopo aver lasciato gli studi classici da violoncellista. Si diploma all’Accademia Superiore di Canto Moderno e Jazz di Verona, si laurea in Canto jazz e frequenta il Corso di Alta Formazione in Vocologia Artistica.

Amante della contaminazione e curiosa verso tutti i linguaggi musicali, ha lavorato con numerose formazioni cantando pop, rock, blues, jazz, reggae, cubano, e ciò le ha permesso di sviluppare versatilità vocale, mantenendo però una chiara impronta blues/soul.

Negli anni, grazie al sodalizio musicale con il chitarrista Edoardo Musumeci, trova la sua dimensione principalmente nelle sonorità acustiche. Il grande feeling che si crea li porta a spaziare all’interno dei vari generi, prediligendo l’improvvisazione e l’interplay, dando vita ogni volta ad un live unico.

Dopo l’uscita del primo singolo “Con le mie scarpe” ed il secondo posto al Lennon Festival con il brano “Troppe luci, niente stelle”, presenta ufficialmente i primi lavori cantautoriali al MEI di Faeza, ricevendo un ottimo riscontro che la incoraggia a lavorare alla realizzazione del primo disco. Fondamentale l’incontro con Riccardo Samperi (TRP Music) che, in totale simbiosi con Edoardo, permette la realizzazione di “Fogli che Raccontano”.

LE CANZONI

LaRizzo parla del disco “Fogli che raccontano”, brano per brano.

01. SONO FRAMMENTI – A. RIZZO / M . AMANTIA

E’ uno dei primi brani che ho scritto.  In “Sono Frammenti” si inizia a sentire la necessità di raccontarsi, di far pace con le fragilità che teniamo nascoste e con le maschere che indossiamo per apparire forti. Di abbandonare le armi con chi riesce a  comprendere che sotto l’armatura c’è altro. Ma per gettare la spugna serve veramente coraggio e a volte si vola via come la polvere.

Un brano che trova la sua conclusione attraverso una scrittura a 4 mani con il leader degli Sugarfree Matteo Amantia.

02. ALBERO DI PIETRA – A. LO CERTO

Albero di Pietra è un dono meraviglioso della cantautrice catanese Agata Lo Certo. Agata è sicuramente la prima persona che ha creduto in me e nella mia scrittura e per spingermi ad andare avanti, mi consegna tra le mani proprio un brano che parla del coraggio di essere se stessi. Un brano che parla Albero con una corteccia forte, talmente forte da dimenticare la bellezza dei suoi frutti e vivendo nel ricordo dei profumi, talmente forte che dimentica di poter muovere le sue foglie anche senza l’aiuto del vento, ma anche forte abbastanza da sfidare le intemperie fino a che avrà vita.

03. TROPPE LUCI, NIENTE STELLE – A. RIZZO / M . AMANTIA

Un’altra collaborazione con Matteo Amantia.

Troppe luci niente stelle, si classifica al 2° posto alla 15^ edizione del Lennon Festival ( 2015) con un arrangiamento totalmente acustico, presentato chitarra e voce insieme a Edoardo Musumeci, in questa occasione arricchito dalle percussioni di Gionata Colaprisca.

Per chi conosce il cielo d’estate osservato dall’Etna, sa che ci si può osservare uno spettacolo di una bellezza unica, circondati da un paesaggio surreale. Dopo aver visto le stelle da lassù, il cielo della città, con le sue luci, diventa un inganno e comprendi quanto tutto sia falsato da quello che a volte vogliono farci credere. Anche in questo caso lo scappare dal caos permette di guardare con occhi diversi  e comprendere il vero da quello che inganna.

04. CON LE MIE SCARPE – RIZZO, MUSUMECI, SAMPERI

Con le mie scarpe vede la luce al St Stephen’s Green di Dublino.

E’ il primo singolo che mi vede come cantautrice e viene pubblicato nel Dicembre nel 2015, ma qui riproposto in una nuova veste, più coerente con quello che sono oggi, anche musicalmente e arricchito dalla voce di Teresa Raneri.

Con le mie scarpe è un mix di sentimenti contrastanti. E’ il raggiungimento della consapevolezza di poter camminare con i propri piedi, ma anche un ritorno alla paura di donarsi totalmente. E’ la consapevolezza che tutto deve andare avanti, perché il tempo passa, ma anche il non riuscire a lasciare andare totalmente. Con le mie scarpe è però anche comprendere che spesso scappiamo alla ricerca di qualcosa che in realtà è già dentro di noi e che siamo in continua evoluzione. Ogni evento vissuto nella vita, ci renderà una nuova persona.
Lo strumentale finale, arricchito dal Flicorno di Massimo Greco, conclude un viaggio che non trova pace, lasciando ancora il cuore sospeso.

05. SGUALCITO DAL TEMPO – RIZZO, MUSUMECI, SAMPERI

Anche Sgualcito viene scritta a Dublino, quasi alla fine del viaggio.

E’ sicuramente un primo punto di svolta. Il cuore stropicciato dal tempo, dagli eventi, che comprende di dover trovare conforto altrove attraverso la scrittura che guarisce e permettendo alla natura irlandes, e così in contrasto tra prati verdi e scogliere a strapiombo sul mare, di ridonarti energia positiva e curarti.

I luoghi che hanno visto la tempesta, adesso donano calma e fanno pensare a nuove strade da percorrere senza mai dimenticarsi del viaggio. Ma è il momento di lasciare  andare le vecchie foglie,  vivere nuove stagioni e tornare a casa.

06. MEMORIE LONTANE – RIZZO, MUSUMECI, SAMPERI

Stare lontani per tanto tempo, ti fa credere di aver dimenticato il motivo del viaggio e di aver guarito tutte le ferite. Solo quando torni, comprendi quanto quell’equilibrio sia precario. Andar via significa scappare, i fantasmi si affrontano. Solo in quel modo potrai voltare pagina.

Memorie Lontane viene scritta tutta d’un fiato in una notte di dicembre. Ci sono incontri che, probabilmente ti riporteranno sempre indietro nel tempo e che manterranno legami con pezzi di vita che non si possono cancellare. Memorie Lontane, racconta il reale, senza più scappare.

Registrata con Mario Pappalardo al rhodes, guardandosi negli occhi e seguendo i respiri, i silenzi più lunghi, portando rispetto ad ogni parola.

07. EQUILIBRIO INSTABILE – RIZZO, MUSUMECI, SAMPERI

In un equilibrio che viene raggiunto in modo instabile, è difficile seguire delle regole. Tutto sembra in disordine ma tu sei convinta esattamente del contrario.

Sei sempre quella che cammina scalza, disordinata, che non fa il letto la mattina, che dimentica le cose e che ha sempre la testa tra le nuove tanto da rispondere alle domande senza aver ascoltato, ma sei anche quella che non vuole fermarsi e anche quando potrebbe stare ferma e riposare, prepara valigie per scappare altrove.

Con un’ironia ci si accetta…anche in un equilibrio instabile.

08. FOGLI CHE RACCONTANO – RIZZO, MUSUMECI, SAMPERI

Fogli che raccontano è la fine e l’inizio.

Sono passati tanti anni dall’inizio del viaggio.

E’ il momento di fermarsi, deporre le armi, arrendersi senza conservare quello che fino a quel momento non si è voluto lasciar andare via.

E’ mostrarsi realmente per come si è.  E’ rispettarsi. E’ imparare a fermarsi e stare in silenzio per ascoltarsi quando fuori tutto ti confonde.

E’ sapere che hai occhi trasparenti che ti tradiranno e non potrai mai mentire.

E’ accettare di raccogliere i tuoi fogli che sono diventati un diario segreto e donarli a chi vorrà ascoltare. E’ spogliarsi e mostrare le ferite guarite…ma che resteranno visibili sulla pelle, nascoste nel cuore. 

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