Cristina Zavalloni e Jan Bang con i loro collaboratori in studio di registrazione. Fonte: Facebook

Esce per l’etichetta Encore Music Jazz, “For the living”, il nuovo album di Cristina Zavalloni che vede la collaborazione di Jan Bang, maestro mondiale dell’elettronica, che firma la direzione artistica e gli arrangiamenti elettronici del progetto.

Cristina Zavalloni è una delle massime interpreti della musica “classica” del ‘900 (spesso insieme a Sentieri selvaggi ed altri ensemble di musica contemporanea) che ama la contaminazione tra jazz, elettronica e sperimentazione.

In questa nuova avventura, che la vede impegnata in veste d’interprete, compositrice, autrice, direttrice musicale (e assieme a Jan Bang anche produttrice musicale), la Zavalloni è accompagnata da musicisti di riferimento nell’ambito del modern jazz scandinavo e italiano: Eiving Aarset (chitarra ed elettronica), Simone Graziano (pianoforte e fender rhodes), Cristiano Arcelli (autore degli arrangiamenti jazz, sax soprano e clarinetto basso), Francesco Ponticelli (contrabbasso), oltre al ClaraEnsemble, (fondato e guidato dalla stessa Zavalloni) composto da Mattia Petrilli, flauto, Massimiliano Canneto e Federica Vignoni, violini, Riccardo Savinelli, viola, Luca Bacelli, violoncello e Leonora Armellini, pianoforte.

La tracklist dell’album, che vede undici brani musicali per voce, ensemble strumentale ed elettronica, si apre sulle note delle chanson di Maurice Ravel “colorate” dall’elettronica di Jan Bang, con in apertura d’album “Soupir da Trois poèmes de Mallarmé “(1913), seguita da “Là-bas, vers l’église”, cui fa eco più in là “Chanson de la mariée”, da “Cinq Mélodies populaires grecques” (1904-1906) nella trascrizione di Mauro Montalbetti, e da “Serenity” di Charles Ives. Tra queste s’inseriscono le composizioni originali di Jan Bang (tra cui la title track e “Light spoken”), i brani di Bang su testi di Cristina Zavalloni (“Un attimo” e Contagio”) e di Erik Honoré (“Random Weather)”, tra cui sono incastonati gli originali per voce ed ensemble “Visitazione” (della Zavalloni) e l’originale strumentale di Cristiano Arcelli, “Radiance”.

E’ la stessa cantante ha raccontare la genesi del disco: “Jan mi parlò di realizzare un progetto “di un solo colore”, spiegandomi che gli interessava inoltre uno specifico colore: una dimensione sonora molto intima, tra il piano e il pianissimo, talvolta trasparente e diafana, talvolta elettrica… questo disco è lento, liquido, fatto di respiri, statico, lontano dalla vastità e varietà di registri espressivi con cui mi misuro solitamente. Dove non ho quasi scampo da me stessa. Una dimensione da cui ho cercato nei mesi successivi di fuggire, facendogli inizialmente delle controproposte, tutti tentativi cui Jan mi rispondeva sempre e solo con una frase, che è diventata frattanto una sorta di mantra: “stick to the vision”. È così, in quei mesi ho preso casa in un posto intimo, al contempo privo di vie di fuga, dove ho passato mesi a scoprirmi, a commuovermi; un luogo dal quale forse non a caso ero riuscita a stare alla larga, sino a quel momento.

Jan Bang rivela invece l’idea da cui è partita la collaborazione: “Dopo aver lavorato su un arrangiamento per ‘Vaga Luna che inargenti’ di Vincenzo Bellini (dall’album Special Moon), Cristina e io abbiamo iniziato a conversare della collaborazione a un nuovo album. Il mio pensiero immediato è stato quello di incoraggiarla a combinare il mondo del jazz europeo con un repertorio derivante dalla musica classica, in particolare la fine del XIX secolo e le ossessionanti miniature vocali di Ravel che possono essere ascoltate nella bellissima versione di Soupir tratta da Trois poèmes de Stéphane Mallarmé.”

 

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