La domanda sorge spontanea: perchè tutte le puntate non possono essere come l’ultima? A X Factor 13 scoprono, meglio tardi che mai, le parole “ritmo”, “divertimento” e “spettacolo”.

Tutto in un colpo, tutto in una volta. Peccato sia già finito tutto ma qualcosa bisognerà rivederla nell’edizione 2020, già annunciata proprio nel finale da un Cattelan che mai come quest’anno ha dovuto raschiare il fondo del barile per portare a casa un’edizione che non sarà certo ricordata per la verve.

Ha vinto Sofia Tornambene, la sedicenne di Corridonia che assomiglia alla prima Michielin, canta come la prima Michielin e si spera non diventi il clone della Michielin. Trionfa al debutto Sfera Ebbasta con il suo diamante più splendente che tutto sommato ha gestito piuttosto bene, mentre Samuel, anche lui all’esordio come giudice, occupa gli altri due gradini del podio con i tribali Booda, prodotto sicuramente interessante, e La Sierra (passati da maschile a femminile in corsa) che sono comunque due rapper che sono entrati nel Loft bravini ed escono indubbiamente migliorati. Medaglia di legno per Enrico Rossi che ha sicuramente una bella voce ma occupa il palco peggio dei primi tre.

L’ultima puntata, si diceva, ha offerto quello spettacolo che era un po’ mancato prima, a metà fra concerto live e spettacolo ultra moderno. A fare la differenza è il vecchio leon e Robbie Williams che fa girare come trottole attorno a sè i concorrenti di X Factor valorizzandoli come nessun altro c’era riuscito finora, altro che orchestra diretta da Dardust. La vocazione da crooner di Williams non basta ad evitare l’eliminazione a Enrico Rossi che lascia per primo il palco del Mediolanum Forum

Lo spettacolo continua con Ultimo che può piacere o non piacere ma, a giudicare da quanti al Forum cantano a memoria le sue canzoni, piace alla maggioranza. Melodico, accorato, coraggioso quando attacca un moderno stornello in romanesco nel cuore della milanesità, ad Assago, gradevole nel riproporre un paio di cavalli di battaglia che fanno cantare tutti al Palasport e mamme, figlie e forse pure papà e figli sul divano.

Buona l’idea del “best of” che dà l’idea di come i finalisti abbiano fatti loro i pezzi che hanno preparato per una settimana intera e che magari avevano presentato qualche imprecisione al primo ascolto. Al termine del secondo round esce La Sierra e dunque i finalisti sono i Booda e Sofia.

Lous and the Yakuza in tutto il suo splendore porta un francese raffinato sul palco di X Factor e poi è volata finale a due con gli inediti che premiano Sofia, come da programma.

Va in archivio l’edizione meno vista e forse più noiosa di sempre, lasciando però un piccolo ricordo buono legato ad una finale che ha regalato uno spettacolo godibile. Al prossimo anno, si spera con tante novità, a partire dai giudici che non sono proprio stati la nota positiva dell’edizione musicale, nè nella scelta dei brani, nè nella spiegazione di tale scelta, nè nell’arguzia e dei giudizi.

 


Musica, X Factor 13. Le pagelle della finale: Sofia stravince, l’argento è dei Booda

Musica Internazionale, Recensioni. Il viaggio spettrale di FKA Twigs in Magdalene