Di Roberta Giallo

LA MARIONETTA CONSAPEVOLE: Il percorso di auto-liberazione di Romina Falconi

Io sono Roberta Giallo. Piacere.

Questa è la mia prima vera e propria rubrica musicale, e questo è il mio primo articolo per questa appena nata rubrica, che si chiama “Musica in Giallo”, perché l’occhio, le orecchie e tutti quanti i sensi possibili interessati, nonché la sensibilità stessa che userò per approcciarmi alle cose e alle persone di cui scriverò, sono appunto i miei. Ed essendo miei,  le mie considerazioni saranno indubbiamente personali, ma il più possibile oggettive: questa è la mia sfida, paradossale, ma per questo stimolante; combinare la mia personale sensibilità con il mio pensiero critico il-più-oggettivo-possibile, e dunque, il-più-possibile sgombro da pregiudizi.

Anche perché mi è stata concessa una cosa assai preziosa che si chiama “libertà”, e che intendo onorare, quindi sceglierò io di chi e cosa parlare, e come farlo. Grazie.

Nella vita vengo riconosciuta in primis come una cantautrice, ma lo sappiamo tutti, in realtà ognuno è sempre “più cose”, oppure si può dire che sia semplicemente  se stesso in tutte le cose che fa, salvo poi essere riconosciuto in particolare per una cosa specifica, che tende a definirlo nella società, come professore, come avvocato, come postino, come giornalista, come parrucchiere, come cantante, come disgraziato… Ebbene, qui sarò una cantautrice che scrive di altri artisti, di quegli “artisti” che si esprimono attraverso ciò che si chiama, in modo più o meno opportuno “musica”, e lo farò usando ragione e sentimento, cercando di dare il meglio. E lo farò scegliendo accuratamente il taglio, ogni volta diverso. E lo farò scegliendo chi e cosa trovo meritevole di attenzione. Perché chi legge, questa è la mia captatio benevolentiae, meriterebbe sempre “il meglio”.

Il preambolo è finito.

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Mentre in questi giorni il “mondo della critica o pseudo-critica” impazza  e un po’ impazzisce, implodendo dietro a chi avrebbe calpestato un grande classico, oppure lo avrebbe riletto in una chiave sospesa (forse) tra il dadaismo e il punk; io, sinceramente, scelgo di parlare d’altro. Vado proprio da tutta un’altra parte, perché le polemiche, se non hanno la forza dell’alternativa, ad un certo punto, cadono, muoiono, o peggio ancora, annoiano.

Scelgo di parlare oggi di un’artista, perché di un’artista a mio avviso si tratta, che potrebbe essere definita: una cantante, un’autrice, una specie di psicologa, e anche una curatrice d’immagine, nonché una bella persona, di cui ho molto apprezzato la consapevolezza e l’umiltà, e badate bene, non di circostanza, ma reali.

In un mondo di fuffa che fa muffa da tutte le parti, a Romina riconosco le qualità che qui riassumo con gli aggettivi “verace” e “autentica”, ma anche “riflessiva”, che è poi ciò che genera in chi crea il proprio progetto musicale/discografico, una circolarità, un discorso che non si esaurisce nel consumo usa-e-getta, ma che porta avanti se stesso, in un processo quasi dialettico, di “ripiegamento” e “auto-superamento”.

Ecco, Romina è una cantautrice, perché oltre ad essere stata interprete, e aver frequentato vari e disparati luoghi del mondo musicale, da Sanremo, a Xfactor(sotto l’ala di Morgan), a collaborazioni con Big Fish, Fabri Fibra, Nesli, Immanuel Casto etc… non ha poi resistito all’auto-superamento, che l’ha portata ad andare ancora più a fondo, a diventare sempre più se stessa, in modo coraggioso e personale, ridefinendo la propria musica e la propria estetica, di fatto ridefinendo se stessa, portando con sé il suo passato, ma guardando al futuro, come donna e come personaggio: e dico “personaggio” in modo positivo, perché lei pensa e costruisce se stessa con artifizio e artisticità, misurando ogni passo. Studiando e studiandosi. Si “costruisce” riuscendo a rimanere allo stesso tempo istintiva e verace, quindi autentica, quindi unica nel suo genere. E anche qui c’è del paradosso, e per questo trovo tutto molto interessante.

In un momento storico in cui a volte pare valere il disimpegno, “le cose nude e crude, ma forse più crude che nude…”, credo sia encomiabile la scelta di “costruirsi” rimanendo autentici. Anche perché lo spettacolo offerto, in questo modo diventa più interessante e ricco, stimola l’immaginazione di chi lo fruisce.

Ma addentriamoci ancora di più nel presente di Romina, di questa cantautrice che fa di un fatto estetico un fatto degno di indagine concettuale, tanto da intitolare il suo ultimo album “Biondologia”. Un album che pare proprio un pezzo della sua vita, in cui l’artefice non si risparmia e si offre senza paura di essere giudicata; oppure, vince la propria paura di essere giudicata, perché in effetti quando ho detto a Romina che avrei voluto inaugurare “Musica in Giallo” parlando di lei e del suo ultimo ironico e delizioso singolo “Buona Vita Arrivederci” (uscito la settimana scorsa), mi ha detto: “quello che ora è un singolo non doveva neanche essere nell’album, perché avevo paura: troppo personale, mostra una cattiveria che mi fa sentire nuda. Mi sono buttata e non so come ho fatto. Tutti desideriamo lasciare il segno, soprattutto se abbiamo amato profondamente, è uno sfogo vero e proprio. Ho perso molto tempo a sperare cambiassero certe dinamiche. Non è normale pendere dalle labbra di qualcuno che ti fa sentire sbagliato. Ci ho messo una vita a dire <grazie, come se avessi accettato>, e andare via. Ora so difendermi un po’ di più ma è stata una faticaccia”.

Ecco in queste parole avverto la sincerità e la consapevolezza di chi sa di poter osare, e sa anche che si rischia parecchio nel farlo, ma alla fine lo fa! Perché è più forte di lei! Perché probabilmente sa che anche gli errori, le fragilità, l’odio, e i passi falsi nella vita, filtrati attraverso la consapevolezza e la rielaborazione sentimentale-estetica della scrittura di una canzone, possono guarire se stessi, e in casi fortunati anche gli altri. E chi se ne frega, dico io, se spesso nel mondo degli addetti ai lavori si sente dire(anche a me è stato detto)_ “è troppo personale!”. Ma ben venga il fattore personale quando chi ce lo mette ha cuore, metodo/tecnica, e personalità…

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Io in questo caso vi inviterei non solo ad ascoltare la canzone, ma a dare un’occhiata anche al videoclip, dove Romina porta con sé il suo mondo a metà tra il reale e l’immaginario, tra ironia e autoironia atavica romana, perché ha quella forza simbolica che permette a ciò che è “costruito” di essere più vero del vero, e quindi di colpire nel segno, e quindi essere iconico, con tutte le sue esagerazioni-consapevoli meticolosamente pensate e scelte.

In vena di complimenti sentiti, dichiaro che  mi piace molto la copertina del singolo, e che mi ha ispirato il titolo di questo articolo: del resto, siamo tutti stati la marionetta di qualcuno, che si tratti d’amore, che si tratti di lavoro, che si tratti di pseudo-amicizia; ma poi qualcuno per fortuna si sveglia, e questo risveglio si chiama consapevolezza!

E una volta consapevoli, è possibile iniziare quel processo di liberazione, capace di cambiare non solo noi stessi e la nostra vita, ma anche la realtà circostante, mettendo qualche sveglia qua e là, proprio accanto al cuscino dei più dormiglioni!

Vi ricordo che Romina Falconi a marzo 2020 farà due live molto importanti, ai quali potreste anche andare: il 2 marzo a Roma, Auditorium Parco della Musica (Sala Petrassi), e il 15 marzo a Milano, Auditorium (Largo Mahler). In bocca al lupo!

Saluti e baci. A martedì prossimo.

Articolo tratto dal sito ufficiale del MEI, Meeting degli Indipendenti

Ecco il link per leggere l’articolo originale https://meiweb.it/

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