La musica per Cesare Cremonini è molto più di un lavoro. Ma un vero e proprio amore travolgente, che permea per intero la sua esistenza. E allora il cantante bolognese, prendendo spunto da Fedez e Samuele Bersani in piena promozione dei loro nuovi dischi, ha scritto una lunga riflessione sui propri canali social per spiegare il suo punto di vista.

 

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Ieri Fedez, ospite a Rtl, ha parlato del suo modo di fare musica in questo periodo. “Quando ne ho voglia faccio uscire una canzone, d’altronde oggi il concetto stesso di disco è cambiato”. Fedez non piace a tutti, ma ha ragione. D’altronde oggi è normale dire cose sensate che non piacciono a tutti. In questi giorni è uscito un album che dimostra il contrario, prima o poi doveva accadere (secondo le statistiche ci sono più probabilità che un meteorite colpisca Porretta Terme piuttosto che trovarsi tutti d’accordo, quindi toccate pure ferro). Il disco di Samuele Bersani, un capolavoro a mio parere. Cinema Samuele è uscito in modo classico (singolo in radio, album, promozione, Fazio) ma la sua originalità è che è splendido. Piace a quelli che amano la musica, a quelli che amano la buona musica italiana e a quelli che non ascolteranno mai il disco di Bersani ma diranno che a parte Bersani il resto della musica fa schifo e useranno Bersani per parlare male di Fedez senza aver sentito nessuno dei due e stiamo parlando, secondo me, degli stessi che ti invitano a cena e poi dividono il conto. Io penso che questo incontro simultaneo fra due mondi e modi di fare musica e promuoverla sia da seguire con attenzione, come facemmo con la crisi missilistica di Cuba del 1962. Kennedy Fedez e Chruščëv Bersani. Ve lo ricordate? Tutti preoccupati che qualcuno spingesse il bottone rosso. Ovviamente nessuno seguirà questo evento storico ma è un peccato perché nasconde buone riflessioni. Una è che la musica, quando è bella, passa anche il muro di Berlino. In qualsiasi modo la si proponga. Per chiudere, io credo che il problema in Italia non sia la proposta e soprattutto non credo sia nei giovani o nei talent o nelle radio, nei social o nello streaming. Tutte queste cose insieme muovono la musica. E anche se Spotify fosse un segno dei tempi il problema da affrontare è un altro. I 40enni con la manina corta che dividono il conto. La musica è una questione di stile. Foto @stefanoguindani

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Due modi completamente all’opposto di promuovere i propri lavori: più “aggressivo” l’approccio di Fedez, che da attento conoscitore del mercato e dei trend ha optato per l’uscita di un singolo, “Bella storia“, e la promozione a mezzo di tantissime interviste in radio e televisione. Più classico, invece Samuele Bersani, che in avvicinamento all’uscita del suo “Cinema Bersani” ha preferito pubblicare un solo singolo, “Harakiri” e poi rilasciare l’intero disco.

E qui si innesta la riflessione di Cesare Cremonini. Da cui emerge che nessuna delle due modalità è di fatto sbagliata, ma che dall’unione di due approcci così in apparenza diversi fra di loro, possa nascere qualcosa di interessante. Da una parte il disco di Bersani, carezza per le orecchie di chi apprezza la buona musica, dall’altra la difesa dell’operato del rapper milanese, troppo spesso utilizzato come facile bersaglio per chi vuole dire che, escludendo Bersani, il resto della musica non vale la pena di essere ascoltata.

A conclusione del suo post, Cesare Cremonini lancia una stoccata alla musica attuale. Assolti i talent e le piattaforme streaming, la colpa è tutta da ricercare nei “40enni con la manina corta che dividono il conto”.

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Crediti foto: LaPresse

TAG:
cesare cremonini Fedez musica italiana Samuele Bersani

ultimo aggiornamento: 22-10-2020


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