Di Roberta Giallo

IL GIALLO DI CHIARA DELLO IACOVO

Tentativi di comprensione soggettivi del suo “Presunto Decesso”

La mia linea editoriale per questa mia appena nata Rubrica (anche se questo è già il V appuntamento con Musica in Giallo) è scrivere_ tempo permettendo_ di ciò che mi piace e di chi mi piace, evitando con cura quel che non mi piace, o che non reputo particolarmente rilevante, o che non mi colpisce esteticamente ed emotivamente.

Inoltre, va detto, essendo una cantautrice “sul campo”, come potrei mettermi a sparare cannonate come se piovesse sui miei colleghi, al di là del fatto che io possa più o meno apprezzarli/stimarli? Non lo troverei corretto. Mi attirerei inoltre tutti i peggiori sinonimi di “arrogante” e “rosicona”, e la cosa proprio non mi va. Per di più, e questa è la cosa più importante, non rispetterei la mia deontologia, che mi intima di amplificare la portata del bello (non quella del “brutto”) e soprattutto di rispettare una categoria abbastanza bistrattata e sfigata in tutti i sensi; messa malissimo dal punto di vista delle tasse, della tutela del copyright, della previdenza sociale, delle pensioni…
Sorvoliamo che è meglio, perché l’elenco è parecchio lungo!

Miei cari colleghi artisti che mi leggete: mica sono tempi facili per noi! Ovviamente non solo per noi, sia chiaro, non vorrei sprofondare in un solipsistico pessimismo, né cadere vittima di prevedibili insulti. Per carità, so bene che “fare arte o presumere di farla” è già un lusso e un privilegio e che c’è chi sta molto, ma molto peggio…

La mia coscienza funziona in questo modo: ogni volta che penso che un artista avrebbe potuto fare di meglio o non sbagliare quella o quell’altra cosa, mi metto subito nei suoi panni e mi sento immediatamente “in difetto”, perché finisco col chiedermi: “chissà se fossi stata esattamente nella sua posizione cosa avrei combinato io? Chissà se questo stupidissimo e indegno capitombolo non possa capitare un giorno anche a me?”.

Insomma, l’avete capito, per essere critici-cattivi senza scrupoli, bisogna esserci portati e avere parecchio fegato e, soprattutto, non essere artisti “sul campo”; inoltre bisognerebbe essere/sentirsi liberi di poterlo fare.

Per quel che mi riguarda, parlar male dei colleghi pubblicamente o alle spalle non è un qualcosa che mi sento libera di poter fare senza sentirmi male subito dopo averlo fatto… (lo ammetto, con pochi e fidati intimi sul divano di casa mia qualche lucido giudizio negativo ogni tanto me lo concedo! ma senza cattiveria, solo per poterne ridere un po’, o per allenare la mente e la sensibilità, ragionando/disquisendo su questioni quasi filosofiche circa il gusto, l’andazzo dei tempi odierni, le contraddizioni del linguaggio espressivo, la dialettica della forma e della sostanza, etc… )

Ecco, tutto questo ritegno me lo impone la mia Coscienza, e io Le ubbidisco, perché è molto autoritaria e se non la sto a sentire trova sempre un modo per farmela pagare!
Al contrario, però, mi sento libera di poter parlare di ciò che amo, e non è poco. Qui la mia Coscienza mi sprona, e io, felicemente, “eseguo”.

Bene. Lo avete capito: non sono Dio, non sono una santa e non sono imparziale. Ammetto senza problemi di avere “dei preferiti”, che tuttavia sono tali non in modo insensato, poiché sono persone verso cui nutro sincera ammirazione professionale e simpatia umana; artisti che vedo portatori di bellezza, quella che per me almeno è tale… così è se vi pare!

Ebbene, non potendo prometterVi assoluta oggettività, mi impegno quanto meno alla sincerità: questo è in qualche modo uno “sforzo-oggettivo” encomiabile e meraviglioso, perché poter essere sinceri (che è molto vicino all’essere liberi…) è cosa assai rara e preziosa in questo mondo!

Ciò che dico c’entra parecchio con l’artista che ho scelto oggi, poiché mi pare proprio che una cantautrice come Chiara Dello Iacovo abbia necessità di sentirsi libera, essere sincera, essere trattata come cosa rara e preziosa.

Io mi dico spesso, e vi dico: chi sembra “più arrivato” e presuntamente più libero in realtà ha spesso mani e creatività legate, e dipende in toto da altri, quindi ha poco da esercitare in quanto a libertà espressiva/creativa/intellettuale; tanto che, come spesso accade in certi programmi TV, tutto è scritto e orchestrato da altri! Il copione è già pronto, e quel che resta è “soltanto” poter leggere/recitare una parte, almeno quando si riesce a leggere e recitare, perché a volte, anche il gobbo sbaglia… e può essere la fine!

Chiara a mio avviso con Presunto Decesso ha voluto finalmente spezzare ogni piccolo grande legame con quelle catene che non le stavano più permettendo di essere e percepirsi un’Artista, quindi ha momentaneamente abdicato al suo ruolo “socialmente riconosciuto”, dati i suoi successi, per poter tornare con più forza, lavorando nel tempo di un’attesa volta a capire prima il mondo dentro di sé e poi quello fuori di sé. Capire come farli convivere senza sentirsi vittima del mondo, oppure della sua vivace-verace creatività. (Perché diciamolo, in ogni essere umano convivono, o si cerca di far convivere alla meno-peggio, l’istinto alla sopravvivenza e quello all’auto-sabotaggio…)

Con il tempo e la maturità (speriamo), credo di aver capito che chi si lancia e/o “viene lanciato” giovanissimo, gode/subisce al tempo stesso conseguenze che a loro volta ne innescano altre, e che in base alla persona/artista che si è, quel che accade, di conseguenza in conseguenza, possa avere dei risvolti molto diversi, più spiccatamente positivi o negativi, anche e soprattutto da un punto di vista psicologico.

C’è chi ambisce alla popolarità a tutti i costi (non a caso si dice “ passerebbe pure sul cadavere di sua madre”) e chi ambisce invece alla popolarità non a tutti i costi, avendo più a cuore la necessità di rimanere in qualche modo fedele a se stesso, di “elargire se stesso in quanto risultato espressivo del proprio io creativo in evoluzione”, e non di quello di un altro/di altri…

Non sto scrivendo una specie di trattato sul carattere artistico, sto solo cercando di figurarmi quel che deve essere successo ad una promettentissima e validissima artista di nome Chiara dello Iacovo, che a mio avviso appartiene alla seconda specie di artisti, quelli ovvero a cui non fa schifo la popolarità (e a chi farebbe schifo poi…), ma che non ambiscono solo-a-quella: quelli per cui se la popolarità ad un certo punto richiedesse di rinunciare al proprio mondo creativo, piuttosto farebbero silenzio, si ritirerebbero dalle scene per un po’, per comprendersi… e poi tornare!
E chissà in quale forma?

Chiara dello forse sta soltanto attraversando una fase di metamorfosi e comprensione del mondo reale, necessaria alla sua evoluzione. E non dico “soltanto” minimizzando l’arduo processo di metamorfosi! Tutt’altro. Voglio solo rincuorare coloro che magari la amano molto e temono possa non tornare.

Sta chiarendosi a se stessa e con se stessa, e i nomi non sono mai “un caso”, che siano d’arte oppure no; a parte forse quelli che come funghi spuntano fuori in un certo tipo di “ambiente indie”, che ne spara di improponibili, pur di sentirsi vicino all’aria che tira…

Presunto Decesso è anche nella sua rappresentazione filmica un’opera che mette “in chiaro” molte cose, è una specie di manifesto dell’adesso in attesa del domani, perché dichiarandosi “solo presunto”(il decesso) è inevitabile sperare in un grande ritorno della cantautrice, che sicuramente, per via del suo carattere eclettico e autonomo, deve aver infastidito, nolente o volente, parecchie persone…

Ma qui non voglio biasimare nessuno: né Chiara per non aver capito che una con il suo carattere spiccatamente artistico-autonomo se va a cercare “presto” il successo, o lascia che le capiti presto andando ad un talent show per esempio (se non sbaglio credo abbia mosso i suoi primi passi a The Voice), finisce inevitabilmente dentro a certi meccanismi dai quali affrancarsi poi nell’immediato diventa difficile… né biasimare chi deve aver avuto a che fare con un’artista giovanissima dal carattere così spiccatamente autonomo, che avrà al solito sperimentato quel senso di attrazione verso di lei, mista a timore del “come prenderla una così?”, come “suggerirle come muoversi?”, come “aiutarla a crescere?”, “come farle capire certi meccanismi?”, etc. etc… e son dolori!

Eccoci al solito paradosso in cui prima o poi si imbattono i veri artisti: piacciono e attirano per come sono, ma nel momento in cui entrano “nel sistema”, gli viene subito chiesto di modificarsi, di rinunciare al proprio “modo di concepire l’arte e la musica”, di diventare qualcosa che possa “sposarsi bene con il mercato e le sue tendenze”… lo so, lo so, è un mondo complicatissimo!

 

 

Chiara secondo me deve essersi “incazzata parecchio”, e così ad un certo punto ha messo al mondo una canzone manifesto assai sofferente ma al tempo stesso combattiva. Una canzone che anche visivamente, se si guarda il video, racconta in modo onirico-epico la fine di qualcosa, ma anche lo spostamento verso un nuovo orizzonte.

Ecco, io credo che la sua “pausa” dal mondo della “musica”, ma più che dalla musica dal mercato musicale (sono convinta che per i fatti suoi stia scrivendo e suonando parecchio…), sia una pausa “giusta”, che le servirà per capirsi, per chiarirsi, e scegliere in modo più consapevole in che direzione andare, come rinascere, come affinare le astuzie per rimanere in un mondo, quello della discografia attuale, che pretende-o-forse-presume di fare cose-forti uccidendo i veri artisti, per poi mettere al mondo di corsa dei surrogati più capaci di dire sì a tutto senza problemi: di recitare senza obiezioni il prossimo copione, o di vestire il prossimo capo firmato da… (chiaramente esistono le eccezioni…)

E infatti il risultato è che tutto è molto smart, ma le personalità scarseggiano, seppellite dai vestiti di scena scelti da altri, oppure semplicemente da un terreno che presto li vedrà risorgere…
E io sono convinta che Chiara stia preparando il suo sorprendente e splendente ritorno, per incarnarsi ancor più fortemente nella donna artista che intende essere e diventare.

Segue il bellissimo video di Presunto Decesso, dove immagino ci sia il suo zampino in tante cose…
E prima di darvi appuntamento a martedì prossimo, mi sento di voler dire ai talenti in emersione o non del tutto “emersi”: non pensate di essere in una posizione scomoda o necessariamente svantaggiata. Chiedetevi piuttosto a cosa mirate, se ad una autonomia creativa, ad una libertà espressiva, o piuttosto ad essere totalmente dipendenti dall’ingegno di altri, magari con risultati “apparentemente più soddisfacenti”, nella misura in cui soddisfacenti consideriate i numeri e i guadagni… anche se, sappiatelo, lo stato emotivo, potrebbe infischiarsene, e finire con l’essere peggiore una volta raggiunti questi grandi numeri e “grandi guadagni”! _Fate_ come dice Caparezza _quel che vi fa stare bene_ e anche l’Arte, se l’avete a cuore, vi ringrazierà, insieme al pubblico finalmente redivivo…

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Chiara Dello Iacovo Roberta Giallo

ultimo aggiornamento: 19-11-2019


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