Di Marta Scaccabarozzi

“Preferirei rallentare” è il modo che Avarello ha per raccontarci della sua vita frenetica, simile a quella delle formiche che corrono senza fermarsi mai, corrono con in testa il lavoro, le bollette, la famiglia, l’amore di coppia. E poi ancora tutte i bombardamenti mediatici, le stories su Instagram, i post su Facebook, i tweet, le foto su Telegram. Arriva così finalmente il momento di rallentare, di respirare e iniziare finalmente ad apprezzare il fascino delle cose piccole, come le bolle di sapone, un raggio di sole, il rumore del proprio respiro, il battito del proprio cuore. È sempre meglio togliere, piuttosto che aggiungere… disordine. Ne abbiamo parlato con lui.

 

Ciao Avarello, raccontaci un po’ di te, e specialmente del tuo legame con la musica. Qual è stato il momento in cui ti sei avvicinato a questo mondo cantautorale?

Ciao a tutti, che dire, sono Avarello, siciliano, ‘97. Ho cominciato con la musica relativamente tardi, la solita cover band di paese, per cui suonare era un punto in più per darsi un tono in ambito social. Suonavo per divertimento e per sentirmi al centro dell’attenzione. Facevamo brani dei Bandabardò, Modena city Remblers, Stefano Rosso e soprattutto suonavamo quasi tutto il repertorio di Mannarino, la gente si divertiva, ballava e fino a qui tutto bene.

Poi un giorno, sarà stata una brutta giornata, cominciai a sentire il tutto in maniera sempre più viscerale, da quel momento eseguire le canzoni degli altri non mi dava più gusto, lo trovavo privo di contenuti, non volevo essere quel tipo di artista in cui la gente vede il surrogato del proprio mito, mi sembrava vuota come cosa. Qui comincio ad avvicinarmi al mondo cantautorale.Questo cambiamento andava di pari passo col percorso scolastico, fine del liceo, partenza per Milano.

Un susseguirsi di esperienze del cazzo, l’unica costante è stata la musica: è uno sfogo, una sorta di balsamo, do vita ai miei pensieri, ai miei ragionamenti, ai miei studi, i discorsi con la gente, tutto ciò ha formato me e le mie canzoni, sono io e i miei processi mentali.

Non so se mi fa stare bene o se mi ha salvato o mi salva, probabilmente no, probabilmente è la causa del mio dolore al fegato, ma purtroppo o per fortuna sta là, un po’ la amo, un po’ la odio.

 

“Preferirei rallentare” è il tuo ultimo singolo uscito per Revubs Dischi, come nasce questo brano?

 

“Preferirei rallentare” è uno degli ultimi scritti e uno dei primi registrati in studio.Lavoravo con mio padre, altra scelta per mettermi alla prova. In quel periodo, non voglio sembrare esagerato, ma credo di aver sfiorato l’esaurimento nervoso (ride)… mi cominciò a spuntare l’acne in volto, avevo robe enormi in tutta la faccia, si entra in quel loopdove non ti senti realizzato e ti chiedi se mai lo farai nella vita. Lì la mia testa mi suggerì di “rallentare” per vedere le cose da migliori punti di vista. Le risposte ci sono, secondo me è stato già tutto scritto, dovevo solamente rallentare, respirare e ripartire con calma, passo dopo passo, evitare il panico, perché non ne vale per niente la pena.

Ecco come è nata preferirei rallentare. E adesso posso dire di essere più sereno.

 

C’è chi mette il cellulare in silenzioso, chi si dà alla meditazione: qual è invece il tuo metodo per decelerare dallo stress?

Quest’ultimo anno il mare, decisamente il mare e la natura in generale mi hanno aiutato tantissimo. Lì ti rendi conto della reale velocità del mondo. Che è così calmo. È così calmo.

 

Quali sono le tue influenze in ambito musicale attualmente?

Non sono il tipo che sta perennemente con le cuffie, ci sono pochi momenti durante la settimana in cui ho ascolti, pochi ma intensi. E quando accade, ascolto parecchia musica.Mi ha influenzato Brunori sas sicuramente, Dente l’ho divorato quasi da odiarlo, e poi tante canzoni di artisti diversi. Ultimamente sono in fissa con i CCCP, Morgan, Verdena e Battiato.

 

Il tuo progetto è molto giovane, hai infatti da poco iniziato il tuo percorso con l’etichetta spezzina, come stai vivendo il fatto di poter far conoscere la tua musica solo in streaming per ora?

Inizialmente a questa domanda rispondevo con un “ma si dai, la sto vivendo bene” e invece no, non va bene per niente. Sto cominciando a sentire la mancanza, tantissimo. I live sono importantissimi, e quando ho cominciato a vedere che tutti stavano cercando di trovare delle soluzioni al problema, pur riconoscendo la necessità, ero incazzatissimo.Oh, ma che fate? Ma non vi permettete ad abituarvi in questo modo! Mi mancano i live, mi mancano gli spazi tra una canzone e l’altra dove posso conversare con chi è venuto a trascorrere la serata con me.

 

Hai già qualcosa in cantiere per l’anno appena cominciato?Avarello

Tutto quello che è stato possibile prevedere e pensare è stato fatto… Dobbiamo solo aspettare ancora un po’ per l’uscita del disco.Dopo di che avrei in mente di fare tantissime cose, e spero che sbloccandosi la situazione possa cominciare a farlo!

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Crediti foto: Mei

 

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Avarello Marta Scaccabarozzi MEI

ultimo aggiornamento: 21-01-2021


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