Parole sconcertanti quelle della “giornalista” russa conosciuta per i suoi interventi televisivi filoputiniani. A finire nel bersaglio l’Eurovision Song Contest e l’Italia 

Si definisce giornalista, ma in realtà lavora per Vladimir Putin e ha il compito di diffondere la propaganda russa anche in Italia. Parliamo di Yuliya Vityazeva, conduttrice di un talk-show trasmesso su Russia 1, il canale tv nazionale di proprietà del Ministero della Difesa russo, e nota da noi per essere stata ospite di Giovanni Floris a “DiMartedì”, di Lilli Gruber a “Otto e Mezzo” e di Paolo Del Debbio a “Diritto e Rovescio”.

«Ci vorrebbe un missile su Torino»: è questa la dichiarazione shock in riferimento è alla finale dell’Eurovision Song Contest, l’evento musicale andato in onda sabato 14 maggio e vinto, a furor di voti da tutta Europa, dall’Ucraina con la Kalush Orchestra.

La Vityazeva su Twitter non ha parlato di un missile qualunque, ma del R-36M, quello che da noi in Occidente viene chiamato “Satan” e che altro non è che un missile nucleare. Il suo scioccante cinguettio ha inevitabilmente scatenato un’onda di critiche di portata mondiale. L’account attualmente risulta sospeso, forse per azione dello stesso social network per l’intrinseca aggressività e violenza che sta minacciando l’ordine mondiale e che questa volta tocca da vicino il nostro Bel Paese.

Parole d’odio nei confronti della competizione canora internazionale ospitata quest’anno dall’Italia, a seguito della vittoria dei Maneskin, sono arrivate anche dal sito web del quotidiano AiF. Tra gli articoli raccapriccianti anche uno firmato dall’editorialista Vladimir Polupanov, nel quale si legge che «la competizione ha un cattivo odore di palude in decomposizione» e che «quasi nessuno dei vincitori ad eccezione degli Abba è diventato una grande star».

Un modo per screditare e denigrare la gara che appassiona giovani e meno giovani di tutto il mondo e i suoi vincitori. Lo spettacolo, bollato come “noiosa televisione politicizzata” e perfino come “falso”, anche in Italia ha registrato ascolti record e una partecipazione popolare massiccia a sostegno dell’Ucraina, egregiamente rappresentata da musicisti di valore come i Kalush e da una canzone che è già una hit, “Stefania”, dedicata alle madri autoctone che stanno subendo atrocità inenarrabili da parte della Russia disumana arruolata da Putin. 

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Crediti Foto: SHUTTERSTOCK / LA7


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